Personaggi in fuga da un presente privo di affetti e punti di riferimento: 10 curiosità di “Fast Forward”, il romanzo d’esordio di Emanuele Muscolino

 Personaggi in fuga da un presente privo di affetti e punti di riferimento: 10 curiosità di “Fast Forward”, il romanzo d’esordio di Emanuele Muscolino

Si intitola Fast Forward, la raccolta di racconti di Emanuele Muscolino, uscita lo scorso aprile per Racconti edizioni. Un’opera tutta proiettata verso un futuro sfilacciato che è al tempo stesso anche un passato senza appigli, come se il tempo non avesse davvero coordinate, non solo geografiche, ma anche e soprattutto emotive. Persino i luoghi subiscono lo stesso spaesamento, che è poi lo spaesamento dei personaggi tutti, e così pure del nostro oggi. La raccolta ospita anche un racconto apparso su Rivista Blam! dal titolo La salita, poi rimaneggiato dall’editore.

Fast Forward di Emanuele Muscolino: di cosa parla il libro

Padri, figli, uomini, donne: tutti i personaggi di questa raccolta sono diretti verso un buco nero che è inizio e fine, senza alcuna linearità. Il tempo non esiste, è solo un’invenzione umana, per certi versi una fede, un anelito. E il mondo è nel mezzo; qui dominano la tecnologia, i sogni, le sostanze psichedeliche. Tutti i personaggi sono in fuga, ma verso cosa o in cosa? A raccontarci il suo esordio è lo stesso Emanuele Muscolino attraverso 10 parole-chiave.

Fast Forward di Emanuele Muscolino raccontato da Emanuele Muscolino

1 – Accelerazione

I personaggi di Fast Forward fuggono – o precipitano – via da un presente privo di punti di riferimento solidi e povero di coordinate affettive, che reca con sé i solchi di un passato asfissiante, paralizzante, a volte marcescente. Per raggiungere il più in fretta possibile il futuro e le sue incognite accelerano senza voltarsi, a costo di lasciare dei pezzi per strada. Spesso tutti. Fast Forward è una fotografia di questa accelerazione – cieca o consapevole, subita o desiderata, furiosa o controllata –, il disperato tentativo di andare a vedere cosa c’è dall’altra parte.

2 – Fuoriuscita

Dalla struttura familiare convenzionale, dal normale rapporto di amore e mutua assistenza che si instaura tra genitori e figli, dalla rete parentale e amicale, dalla società nel suo complesso in quanto comunità partecipata. I personaggi maschili faticano a diventare «padri» (sono lontani da un ideale di realizzazione, e quando vi si avvicinano non si trovano a loro agio), quelli femminili a dare seguito al proprio mandato materno: i rapporti familiari e amicali sono rarefatti.

3 – Disfacimento

Il futuro è un orizzonte fisico e mentale, che risucchia i personaggi al pari di un buco nero, e nell’ultimo «oltre» essi incontrano il disfacimento. Non necessariamente quello del corpo, come accadrebbe nelle singolarità studiate da Hawking: a disfarsi è anzitutto l’idea di passato, l’armatura che ci si porta dietro. I personaggi del libro vivono situazioni di inadeguatezza e di disagio esistenziale, iati da ricucire o – più spesso – smagliature da continuare a strappare fino a scoprire cosa si nasconde sotto. Disfacimento non come sinonimo di fine, dunque, piuttosto come condizione essenziale per una rigenerazione.

4 – Rigenerazione

Mentre i buchi neri «risucchiano» – essendo punti dello spaziotempo in cui la materia può solamente entrare –, i buchi bianchi «sputano» – da lì la materia può soltanto uscire (all’origine del Big Bang potrebbe esserci stato un buco bianco). I primi esistono solamente nel futuro; i secondi solo nel passato. A collegarli, secondo alcune teorie, i warmhole, cunicoli spaziotemporali che lavorano come «lavatrici di materia» e consentono di avviare un nuovo universo dai detriti di quello precedente. Il tema della rigenerazione è presente in modo trasversale nella raccolta, ma in alcuni racconti come L’infinita diventa fondante. Qui siamo in un futuro in cui il rigeneramento cellulare è diventato possibile. Una coppia bicentenaria, per la prima volta nella sua storia, non riesce a rigenerarsi all’unisono e ciò crea due diverse velocità, due modi antitetici di confrontarsi con le ferite del passato e le aspettative per il futuro.

5 – Levare

Come sospensione, contro-tempo, vuoto, sottrazione di un appoggio, perdita di un equilibrio alla ricerca di uno nuovo (sapendo di poter cadere ma anche di poterne trovare uno migliore, più congruo e aderente), sbilanciamento in avanti, condizione «corsiva». Levare come sottrazione narrativa, ricerca dell’ellissi, intaccamento della cornice, messa in dubbio del patto con il lettore. La prima persona è ampiamente utilizzata e spesso inaffidabile: Il formicaio è una confessione scandalosa sul lettino dell’analista, in Marco orizzontale il narratore è un consumatore cronico di allucinogeni, Misha e il falco e L’infinita sono diari. Il primo alterna la fase dell’addestramento di un pilota militare ucraino dal passato traumatico con i concitati attimi del combattimento aereo, il secondo le testimonianze dei redivivi David e Jayashree alle prese con la vita da neo-rigenerata di lei.

6 – Corpo

Catalizzatore delle nevrosi di Marco, che sperimenta un autolesionismo controllato, di Fabrizio, che ha bisogno di essere contenuto in uno spazio aderente per sopravvivere al disorientamento e al diradarsi degli affetti, despota di Umberto, che subisce l’insufficienza dei propri muscoli e del proprio cuore mentre ascende per una collina, il corpo diventa soggetto parlante e si scaglia contro la mente che lo abita, come accade in La salita, o le offre un doloroso teatro di guerra in cui le istanze dell’io-pelle plasmano l’identità interna e decidono dell’avvenire dell’individuo (L’infinita). Il corpo come soggetto desiderante, attore primario che i personaggi vorrebbero estraniare relegandolo a zavorra funzionale ma dalle cui inclinazioni e distorsioni finiscono per essere soggiogati.

7 – Aderenza

La ricerca di aderenza, anzitutto fisica, delinea la parabola di Fabrizio, bisognoso di controllare lo spazio attorno, di impedire a un vuoto destabilizzante di infiltrarsi tra lui e le pareti che lo circondano, di chiudere la distanza dei rapporti impalpabili che si trova a vivere; Misha si sente a proprio agio solo nell’abitacolo del suo jet – una carlinga che lo contiene separandolo dal resto del mondo, uno spazio serico, al contempo culla e bara – mentre insegue una visione della propria vita che possa portarlo a sopravvivere a una guerra tanto reale quanto allucinata. Un altro tipo di aderenza è quella ricercata da Marco rispetto ai propri ricordi e all’amicizia con Luci, la ragazza con cui passa tutte le sere tra funghi allucinogeni e paranoie, ma che non ha mai sfiorato, o dalla protagonista di Il formicaio, che sfugge allo sfacelo familiare e allo squallore della periferia urbana per rifugiarsi nel mondo sotterraneo e protetto degli insetti.

8 – Periferia

Teatro spersonalizzante di Fabrizio nel buco, Il formicaio e Marco orizzontale, la periferia è il luogo in cui per definizione non esiste centro né direzione, e funziona da correlativo oggettivo per lo spaesamento e il disorientamento dei personaggi. È una periferia psichica, buia come una gabbia o una carlinga prima dell’aurora, un interno notte da cui si cerca di fuggire alla ricerca di una salvifica condizione naturale (che diventa protagonista in La salita e in L’infinita). Agli antipodi rispetto ai palazzi-cella della metropoli, l’elemento naturale è sempre arioso, luminoso, rigenerante, catartico. La dicotomia tra periferia urbana e natura è anche quella tra interno ed esterno, tra asfissia e respiro, tra una costrizione sociale e culturale ereditata e le possibilità che si prospettano all’orizzonte.

9 – Identità

Nella corsa verso il futuro, lontano dalle certezze tossiche ereditate dal passato, il problema identitario è centrale. Marco sogna un alter ego bambino che non gli assomiglia e prova, attraverso l’analisi e il sostegno dell’amica Luci, a ricomporre la figura adulta con quella dell’infanzia, Fabrizio si disfa di tutto ciò che possiede nel tentativo di trovare sé stesso, Misha combatte le radici filosovietiche della propria terra e della propria famiglia con un aereo americano che potrebbe essere tanto l’arma risolutiva del conflitto quanto lo strumento che lo avvicina alla morte. L’identità è un obiettivo bramato e ombroso, il cui raggiungimento può non essere salvifico.

10 – Resistenza

Non solo quella di Misha, pilota impegnato nella difesa della patria: è lo spirito di ogni personaggio, che si oppone a un’idea di destino che non sente proprio. In Io che credevo di morire Francesco prova ad allontanare la paura della morte per tutta la vita, in La salita Umberto lotta contro un corpo che cade a pezzi, la protagonista di Il formicaio cerca di sopravvivere al fanatismo patriarcale e opta per la sopravvivenza personale sacrificando l’integrità familiare, in Marco Orizzontale, il protagonista, attraverso l’analisi, combatte istanze autolesioniste e sabotatrici, in L’infinita Jayashree e David tentano di tenere in piedi il loro amore ultracentenario fronteggiando una sopravvenuta incomunicabilità.

A cura di Valeria Zangaro ed Emanuele Muscolino

Valeria Zangaro

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