Un funerale e tutto ciò che comporta un ritorno a casa: 10 curiosità su “Malefica”, il romanzo d’esordio di Nicole Trevisan
Malefica (Fandango, 2026) è il romanzo d’esordio di Nicole Trevisan (autrice che abbiamo avuto il piacere di ospitare su questa rivista con diversi racconti che si possono leggere qui). La protagonista, Aurora, deve affrontare un ritorno a casa e tutto ciò che questo comporta, non solo il passato ma soprattutto il futuro e le scelte di vita fatte fin qui. Ne emerge il ritratto di una generazione disincantata e disorientata alla ricerca di punti fermi.
Malefica di Nicole Trevisan: la trama del libro
Siamo a Roma e Aurora sta per tornare a casa, nel basso Veneto. Il suo migliore amico, di quando lei viveva lì, è morto. Aurora, che sembra non avere più nulla a trattenerla a Roma, va con la convinzione di restare solo qualche giorno e invece le cose non vanno come pianificato. Il ritorno porta con sé sempre una resa dei conti, e questo vale anche per Aurora che si trova ad affrontare vecchie abitudini e una rabbia mai davvero risolta, insieme a tutte le bugie che si è raccontata per sopravvivere. A Nicole Trevisan abbiamo chiesto di raccontarci Malefica in 10 parole chiave.
Malefica di Nicole Trevisan raccontato da Nicole Trevisan
1 – Fuga
Dalle sue radici, da Roma, da un’identità che le sta scomoda ma che non ha alcuna voglia di cambiare, perché Aurora non arretra rispetto a niente e nessuno. Malefica inizia con la partenza della protagonista dalla città dove vive, giusto qualche giorno per il funerale dell’amico di sempre. Il suo ritorno a casa mostra tutti i precedenti tentativi di fuga (falliti) e la costringe a restare e a tentare finalmente il confronto con sé stessa.
2 – Nebbia
Altrimenti detta caìgo, fiore all’occhiello degli stereotipi della Pianura Padana. Ha una qualità immersiva paragonabile all’oscurità, è densa e bianca e impedisce di vedere. Chi vive da queste parti si rassegna a non distinguere i contorni delle cose, a un paesaggio confuso. A rischiare di perdersi. In Malefica lo straniamento della nebbia è una condizione psicologica e una metafora di un’esistenza senza orizzonte definito.
3 – Provincia
È personaggio non protagonista di Malefica, un’entità che tutto muove pur restando immobile, vittima di trasformazioni economiche e sociali che ne hanno deturpato la pelle un miracolo industriale dopo l’altro. La provincia padovana, teatro senza spalti della pianura veneta, tra nebbia, alcolismo e capannoni, è la causa e la cura della rabbia che affligge Aurora e della sua fame di rivalsa. È una radice infestante che le impugna le caviglie e la tiene in piedi.
4 – Cimitero
È il luogo della memoria, dove Aurora si trascina prima per senso di colpa, poi per nostalgia. Alla fine, diventa uno spazio intimo, forse l’unico che percepisce come tale. Dove non può sentirsi sola. La tomba di Andrea e il paesaggio di luci votive diventano familiari come la stanza in cui si chiudevano da adolescenti a ridere e ascoltare musica. Insieme per l’ultima volta, uniti nel non aver più paura della fine.
5 – Legami
Trattengono e liberano, in alcuni casi. Sono la tessitura di una vita, tra nodi, tagli e grovigli che non permettono di capire quanto sentimento sia rimasto e quanto, invece, abbiano sfibrato fino a non lasciare nulla. È un romanzo di dialoghi, anche quando prendono la forma del solipsismo, perché è nel rapporto con l’altro, con l’esterno in ogni forma, che avviene il cambiamento. I legami costruiscono un labirinto in cui nascondersi, tentando di non essere trovati, finché non si sceglie, da sé, di ritrovare la strada di casa.
6 – Maledizione
Di essere nata nella provincia padovana, senza antenati nobili o vagamente benestanti, di un eccesso di aspettative o, forse, di essere sé stessa. Aurora diventa malefica perché si immagina colpita da una forza esterna, incarnata così bene nel corpo e nella mente da infestarla senza possibilità di liberazione. Il male che ha dentro sembra esistere per distruggere tutto, ma soprattutto lei, che lo custodisce con rassegnazione.
7 – Scacchi
Sono la grande passione di Aurora. La scacchiera è un terreno di scontro sospeso, fatto di misure e coordinate. Giocare chiede controllo e concentrazione, ma quando anche solo un pedone ne mangia un altro, risuona un principio di sopraffazione. Gli scacchi sono l’occasione di unire rabbia e strategia, e la maschera perfetta per una protagonista che fuori dai confini del gioco non fa che perdersi.
8 – Voce
La voce di Aurora graffia e ringhia attraverso le pagine, anche quando si commuove, riflette, soffre. L’impressione di un rimuginare costante nelle pareti del cervello, allargate fino ad accogliere il mondo che la circonda, la provincia veneta come Roma, restituisce una condizione di solitudine che ignora la presenza o l’assenza dell’altro. Il suo astio è il linguaggio della rabbia, che è a sua volta il linguaggio del dolore. E il dolore è conficcato a fondo nella lingua di Aurora.
9 – Insieme
A quel punto, le cose cambiano. È uno stato che disillude rispetto a convinzioni talmente polverose da compattarsi in certezza – essere condannati al rifiuto, alla solitudine, all’abbandono. Accanto alla protagonista si alternano personaggi che non sembra realmente in grado di distinguere e con cui non riesce a comunicare. L’altro è un mistero. L’altro è precario. Impossibile fidarsi. Riuscire a vedere chi ha accanto innesca il cambiamento, millimetrico e inevitabile.
10 – Quando
È la domanda che sembra restare alla fine, e che non voglio spiegare. Ma è anche l’interrogativo collettivo a fronte di quello che abbiamo vissuto e continuiamo a vedere ogni giorno, mai del tutto arresi a quello che sembra un accanimento contro ogni tentativo di emergere. I personaggi di Malefica raccontano questa frustrazione generazionale, ciascuno con la sua pietra tra capo e collo, in marcia senza destinazione fissa – il mutuo, la casa, la famiglia felice? È un vagare senza sosta, con qualche tentativo di rinuncia, di sovversione, subito soffocata da strutture di potere troppo banali per essere anche solo nominate. La resa non è definitiva, somiglia a una strategia di sopravvivenza. Fino a quando reggerà.
A cura di Valeria Zangaro e Nicole Trevisan

