Storia delle raccoglitrici di bisso nella Sicilia dell’Ottocento: “La malarema” di Alessia Castellini, intervista
«Qui ha più volte messo in dubbio l’esistenza del cielo, ma mai quella del mare: il mare lo ricorda bene, esiste, e deve stargli alla larga».
La malarema di Alessia Castellini: la trama del libro
La malarema (Piemme, 2026) di Alessia Castellini è un’importante ricerca fotografica sulla condizione delle donne nel Meridione tra Ottocento e Novecento. Una storia ambientata in Sicilia, dove protagonista è il mare (anzi, la «malarema», voce dialettale siciliana che ricalca il greco antico e sta per «l’onda cattiva») e una tradizione antichissima: quella delle raccoglitrici di bisso (un’antica fibra tessile naturale, ricavata dai filamenti secreti dalla nacchera di mare) nel mare di Sicilia. A seguito di una tragedia familiare, la piccola Rosella diventa muta, ma dà voce ai suoi pensieri con la scrittura anche in un universo austero come la casa di redenzione in cui si autoireclude per sfuggire alla voracità del mare e alla tragicità della vita fuori. I suoi pensieri sono impreziositi da ricordi luminosi, al centro dei quali c’è sempre il bisso e la sua lavorazione da parte di Mimì.
Queste le premesse di La malarema, romanzo di Alessia Castellini, classe ’92, palermitana con un dottorato di ricerca in Fisica teorica, già autrice di Il sentiero delle formichelle, edito da Piemme nel 2024. A lei abbiamo fatto un paio di domande sulla sua opera.
Alessia Castellino: intervista all’autrice di La malarema
Che importanza ha il bisso nella storia: si può considerare uno stile di vita e un modo di amare le persone?
Fortissima: si tratta di creare una rete in senso letterale e figurato, quale la rete umana e Rossella lo ha imparato bene: è ciò che fa all’interno del reclusorio, creare connessioni che sono portatrici di luce.
Mimì, un’altra delle grandi protagoniste del romanzo, ha per caso trasmesso a Rossella il suo essere mastra (del bisso, ovviamente)?
Assolutamente sì, ma per essere ufficialmente mastra di bisso la tradizione prevede che si pronunci di fronte al mare una formula che Rossella non può pronunciare in quanto muta.
Nel romanzo, in particolare nelle vite delle donne, la calunnia è preponderante: quanto può influenzare e compromettere la realtà?
ENORMEMENTE! La riscrive a volte, come nel caso di Brigida, per esempio, la cui vita è stata regolata e sregolata dalla calunnia e dalle sue conseguenze.
Mi appello in modo particolare a una frase del libro, sono parole che Mimì rivolge a Maria Emma: «Non lo capisti ancora quando si tratta di ste cose le voci sono più importanti della verità» in che misura?
Molte volte non c’è dietro alcuna verità, ma la calunnia riscrive la realtà dal punto di vista dei più forti, specie in contesti piccoli, come quelli di paese nell’epoca in cui è ambientato il romanzo, ciò che pensavano gli altri di una donna finiva per definirla e lei non aveva più l’opportunità di scrollarsi di dosso lo stigma sociale. Chissà se al giorno d’oggi le cose sono davvero cambiate?! Ai posteri l’ardua sentenza.
A cura di Martina Barbieri

