10 libri di Diego De Silva da leggere assolutamente

 10 libri di Diego De Silva da leggere assolutamente

Le opere di Diego De Silva sono profondamente contemporanee, finalizzate alla assoluta immedesimazione del lettore. L’obiettivo è raggiunto anche grazie alla continua alternanza tra prima persona singolare e plurale e a una dinamica di continuo riflesso nell’altro, persino tra i suoi stessi personaggi: è frequente l’uso di narrazioni a due voci. Le personalità ritratte sono cervellotiche, osservano quanto li circonda senza mai esteriorizzare nulla e si rifugiano nella vergogna. Abbiamo selezionato per voi 10 libri di De Silva da leggere assolutamente.

10 libri di Diego De Silva da leggere assolutamente: la lista

Voglio guardare

Il primo romanzo in cui è chiara la dinamica di rispecchiamento è Voglio guardare, dove l’esistenza della giovane Celeste si interseca a quella di un assassino. Originale è l’insistere sulla capacità della ragazza di riconoscere, con fredda indifferenza, chi non è ben consapevole, vedendola, che si tratti di un’escort: «È abituata a questo tipo di incredulità. […] Quando l’hanno superata, […] capiscono. E poi li riconosce, quando tornano». I due personaggi sono accomunati dall’apparire ordinari quanto all’essere inevitabilmente legati al male e ogni emozione in questo cupo scenario si fa angosciante, sino a divenire personificata ossessione da cui non ci si può slegare perché perseguita, «solletico […] tanto più incombente quanto più lei gioca ad allontanarsene».

Mancarsi

La storia verte su una presa di consapevolezza, sul senso di rimpianto che deriva dal chiudersi solo nella dinamica di coppia, tralasciando il mondo esterno e arrivando all’impossibilità di avere un dialogo onesto con l’altro. Nicola è un personaggio incapace di scelte forti e da questo scaturisce il nucleo del conflitto con Licia, colpevole di avere le idee troppo chiare. Nelle loro divergenze, sono entrambi fortemente abitudinari. Il fato vuole che frequenti lo stesso ambiente di Nicola anche Irene, figura permeata dall’imbarazzo, a cominciare dal grande rimorso che prova nel sentirsi desiderata da qualcuno.

Il covo di Teresa

In questo racconto, divenuto un episodio della serie tv Crimini, Marco costringe la signora Teresa a ospitarlo. In un contesto d’impostazione teatrale, il confronto tra i due personaggi vede oscillazioni di tono: il giovane infatti muove a pietà la protagonista ma al contempo la inquieta, ed emerge sin da subito che non sta dicendo il vero. La scrittura è immediata grazie all’uso del discorso indiretto libero, eppure tanti elementi rimangono sospesi, per esempio quando l’autore dà affermazioni lapidarie sui personaggi ma senza essere davvero esplicito: «Teresa […] ha quel modo di sfottersi, quella finta tolleranza verso le cose. Non ha soldi, questo pure si vede, ma la sua figura ha il dono della dignità». Ancora una volta la dinamica è quella di persone ferme in domande «pronunciate con […] reticenza».

Certi bambini

Vincitore nel 2001 del premio Selezione Campiello, Certi bambini segue la storia di Rosario, intenzionato a diventare assassino. Il mondo della camorra si intreccia a un forte senso religioso, e ciò appare evidente già dai nomi dei personaggi, tutti attinenti al culto, ma in cortocircuito rispetto al paradossale scenario del loro agire (il protagonista chiede di continuo la grazia alla Madonna). Anche in questo testo, lo scenario iniziale assume tratti teatrali, grazie agli inserti in dialetto napoletano e agli intercalari. A livello stilistico, la costante ripetizione della congiunzione «e» per lunghe sequenze angoscia e restituisce il ritmo di un flusso di pensiero indistinto.

Scena padre

In quest’opera miscellanea, vari autori riflettono sulla paternità. Il testo di De Silva inaugura la raccolta, e ha forti collegamenti con i suoi scritti precedenti. Richiamano per esempio l’appena citato Mancarsi due elementi: innanzitutto, la necessità di vedere, tanto nel matrimonio quanto nel diventare padre, momenti memorabili in positivo, su cui invece il mondo esterno tende a proiettare soltanto angosce. Inoltre, permane come cifra stilistica distintiva la descrizione di emozioni mai univoche; così, il soggetto rimescola con sovrastrutture i propri sentimenti, perché incapace di seguirli fino in fondo: «Fingere di non sapere di essere felice è sempre stata una tua perversione».

Non avevo capito niente

Finalista in cinquina al premio Strega e vincitore del premio Napoli, questo romanzo racconta le vicende di Vincenzo Malinconico, avvocato inetto dall’esistenza assurda, che sopperisce alle proprie sventure con grande autoironia. Sono presenti numerosi elenchi e ipotesi alternative: De Silva lascia infatti aperti possibili scenari, permette di immaginarli al contempo, e scrive così un libro che segue il personaggio, con numerose digressioni. Nella sua vita da «deficiente» (come si autodefinisce), l’evento più sconvolgente è la nomina a difensore d’ufficio da parte di Borsone: nasce così un’assurda storia in cui si innerva anche il tema della criminalità.

Notturno pendolare. Un racconto per Paolo Borsellino

Questo testo si inserisce nel progetto L’agenda ritrovata (il cui nome deriva dal quaderno mai ritrovato di Borsellino), dove sette scrittori italiani trattano grandi temi legati alla mafia. Balzano sottolinea nella prefazione il ruolo cruciale della letteratura nel compiere «un’operazione di avvicinamento» verso questi argomenti. De Silva approfondisce nel racconto gli ambienti della sua città, descrivendo l’atmosfera che caratterizza la metropoli partenopea, dove «la bellezza […] straripa e si spreca». La narrazione verte sull’infatuazione nata tra due sconosciuti, ma distolgono dalla storia d’amore molti eventi misteriosi privi di risposte: un furto a cui la protagonista assiste inerme; la necessità di Patrick di rifuggire le telecamere; la presenza nel loft del ragazzo di una pistola, che Antonia ruba.

I titoli di coda di una vita insieme

In questo romanzo, vincitore del premio Viareggio per la narrativa, è centrale il divorzio, insieme all’incomunicabilità alla base dei rapporti umani, e all’incapacità di comprendere il perché falliscano i legami (in modo particolare le relazioni che avevano valore): «È un mio vecchio difetto quello di cercare una scaturigine degli eventi, […] benché sappia […] che niente è ascrivibile a una sola causa e nulla di ciò che conta davvero si spiega». In modo simile a Mancarsi, tra i personaggi le divergenze sono incolmabili ed è Fosco a essere più arrendevole di Alice. I loro punti di vista si alternano nel libro, lasciando spazio a tutti i non detti, a quelle elucubrazioni che coviamo dentro di noi ma che, nel confronto, si sciolgono in una semplice richiesta d’ascolto.

Divorziare con stile

In questo romanzo fortemente ironico, torna l’avvocato Vincenzo Malinconico, prototipo dell’inetto sfortunato e noto per le digressioni sui più disparati argomenti, a partire da quelle su intere categorie professionali fino alle critiche ai luoghi alienanti della quotidianità. Qui il protagonista deve gestire la separazione della seducente Veronica Starace Tarallo.

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)

Il protagonista è sempre Malinconico alle prese con una situazione paradossale: una ragazza, in fuga da un appartamento del suo stesso palazzo, gli chiede disperatamente aiuto. Proviene da una «casa d’appuntamenti» di cui l’inquilino non aveva mai notato, e si intrufola nella casa del protagonista facendo leva sul senso di colpa. Da qui parte la riflessione del personaggio in merito alle buone azioni, e al fatto che il motore che muove lui a compierle è l’incapacità di «vivere col rimorso».

A cura di Letizia Sirmioni

Blam

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