Il racconto del mercoledì: La camera numero 101 di Deborah Daddetta

 Il racconto del mercoledì: La camera numero 101 di Deborah Daddetta

Illustrazione di Leopoldo La Ciura

La parrucca era nerissima. E il suo profumo, un olezzo di fiori marci e dopobarba pieno d’alcol. Le labbra rinsecchite dipinte di rosso, le palpebre di un azzurro anni ’90 e la borsa che non aveva mai visto tempi migliori.

Valerio la detestava: la contessa Adele Messner, insolvente habitué dell’hotel. Vi soggiornava tutti gli anni, in primavera e in autunno, e prendeva sempre la stessa camera, quella in cui avevano dormito Grace Kelly, Totò e pure Julio Iglesias.

«Caro, che bello trovarti ancora qui!»

Valerio sorrise, non per ricambiare la cordialità, ma perché provò un piacere perverso pensando a quello che stava per comunicarle. Dopo i primi convenevoli, sempre i soliti in cui la contessa chiedeva informazioni sul meteo, sul menù del ristorante e sugli orari dell’aperitivo in giardino, che mai cambiavano di anno in anno, Valerio sganciò la bomba: «Sono desolato di doverle comunicare che la camera 101 non è più disponibile».

Lo sguardo inorridito che ricevette in risposta quasi lo eccitò.

«Ma come?»

«Ne abbiamo fatto preparare una altrettanto bella, le assicuro.»

«Io non voglio un’altra camera!»

«Purtroppo è in ristrutturazione: questo inverno il soffitto ha subìto delle gravi infiltrazioni…»

La contessa sollevò il mento. «Sono mie preoccupazioni queste?»

«Avete ragione» ribatté Valerio. «Tuttavia le abbiamo riservato la 201, che è identica alla 101, ma si trova al secondo piano.»

«Là ci alloggiano il mio colorato e la mia ancella! Non posso condividere con loro lo stesso piano!»

«Abbiamo già provveduto ad assegnare al suo autista e a sua nipote il terzo piano.»

«Oh, questo sì che è un affronto! Voglio parlare con il direttore! Piero! Dov’è Piero?»

«Il direttore non è in struttura al momento.»

«Pretendo di parlare con la governante!»

«La signora Beatrice è in malattia.»

«Io non dormirò in altra camera che non sia la mia! A costo di condividerla con gli operai!»

Valerio si aspettava quella risposta. «Ne è sicura?»

«Assolutamente! Quanto disturbo potranno mai dare?»

«Pochissimo, in effetti.»

«Me la faccia preparare immediatamente.»

«Immediatamente.»

La camera 101 era già pronta. Gli operai erano pronti. Così come l’autista e la nipote della contessa. Quella stessa notte, del tutto accidentalmente, una trave di legno cadde sul letto della contessa spappolandole la testa come un cocomero marcio. Nessuno denunciò la negligenza alla polizia e tutti piansero – piansero? – la scomparsa della contessa che lasciò immobili e debiti da spartirsi.

«Come previsto. Nessun sospetto.» disse Valerio al direttore, qualche tempo dopo il funerale.

«E quei due?»

«Non vedevano l’ora che crepasse.»

Ancora oggi, accanto alla camera 101, chiusa sul serio per ristrutturazione dopo il tragico evento, è appesa la targa commemorativa in onore alla Benefattrice Contessa Adele Messner.

Deborah Daddetta

Blam

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