Umberto Eco non era solo “Il nome della rosa”. Libri, vita e curiosità in 5 parole
Ritratto di Sonia De Nardo
Semiologo, filosofo, bibliofilo, medievalista e romanziere di successo straordinario, Umberto Eco è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano e non solo. Nato ad Alessandria nel 1932, è scomparso a Milano nel 2016. A dieci anni dalla scomparsa Rivista Blam! lo celebra raccontando chi era Umberto Eco in 5 parole.
Umberto Eco: chi era lo scrittore in 5 parole
Medioevo
Nel Medioevo dei simboli mistici, dei codici segreti taciuti e dei dogmi incrollabili – solo all’apparenza – Umberto Eco ha ambientato il suo capolavoro d’esordio nella narrativa, Il nome della rosa (1980), un giallo deduttivo storico corposo, denso di filosofia tomista – il pensiero di san Tommaso D’Aquino che fonde la ragione di Aristotele e la fede del Cristianesimo – e dell’immancabile semiotica. Degno del premio Strega 1981 col quale è stato insignito, il romanzo sfrutta l’espediente del manoscritto ritrovato col quale l’anziano Adso da Melk rievoca i giorni giovanili trascorsi accanto al maestro Guglielmo da Baskerville in un’abbazia benedettina e dell’indagine che quest’ultimo ha condotto per risolvere un’incredibile sequenza di omicidi. Il labirinto intellettuale, struttura del libro e simbolo del medioevo stesso, è qui sviluppato da Eco partendo da un un’interpretazione errata dei segni e dal costrutto di verità come sfuggevole alla conoscenza umana.
Semiotica
Questa materia, il cui nome affonda le radici nel greco sēmeîon («segno»), è la disciplina scientifica che studia i segni e i linguaggi, uno strumento fondamentale per decifrare la complessità del nostro quotidiano. Il suo studio va ben oltre l’analisi della parola o del testo nel suo insieme, e abbraccia invece tutti gli elementi capaci di veicolare un messaggio. Da raffinato teorico dei segni, Umberto Eco ha analizzato, nelle sue ricerche accademiche e nei suoi studi, i meccanismi della comunicazione, della menzogna e del delirio di interpretazione. Nel suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault (1988) – con riferimento al fisico Leon e non al filosofo Michel – questo metodo è usato per smascherare in modo ironico e feroce il complottismo esoterico. Il piano segreto che i tre editori milanesi della trama inventano per gioco, una linea segreta in grado di unire i templari a tutte le cospirazioni della storia, si tramuterà in verità con risvolti e conseguenze tragiche. Dalla terra piatta alla sostituzione etica, l’opera di Eco risulta incredibilmente attuale, soprattutto in merito ai pericoli dell’iper-interpretazione e alla ricerca ossessiva di un senso occulto nella realtà.
Enciclopedia
Il concepire la cultura come un gigante archivio interconnesso di saperi, un’enciclopedia aperta e mutevole, è una costante della produzione echiana. In L’isola del giorno prima (1994), romanzo storico ambientato nel XVII secolo durante la ricerca del segreto della longitudine, questa riflessione dell’autore stesso sull’accumulo enciclopedico si riflette nella condizione di un nobile italiano diventato naufrago. Roberto de la Grive, rimasto bloccato su una nave nel Pacifico, non sa infatti più distinguere tra la realtà vissuta e le nozioni scientifiche di cosmologia e letterarie accumulate nei libri. Il mondo viene così letto attraverso il filtro della biblioteca universale, dove ogni cosa rinvia a un’altra in un gioco di specchi fuorviante ma soprattutto infinito.
Ironia
L’ironia è per Eco capace di decostruire i miti della storia e di esplorare quei confini frastagliati che i territori sfuggenti della memoria formano e occupano. Questa cifra stilistica domina ben tre dei sette libri di narrativa scritti dal professore, nella fattispecie: Baudolino (2000), una rocambolesca e bugiarda odissea medievale tra leggende e regni fantastici nella quale il protagonista omonimo, bugiardo incallito, viene adottato da Federico Barbarossa e ha incredibilmente un ruolo nella canonizzazione di Carlo Magno; La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), in cui Yambo, un ex insegnante ora libraio, ha un ictus e cerca di ricostruire la propria identità attraverso i fumetti e i libri della giovinezza, essendo stato privato della memoria episodica ma con ancora la memoria semantica a cui aggrapparsi; il settimo e ultimo libro di Eco Numero zero (2015), una feroce satira sul giornalismo scandalistico e sulla fabbricazione sistematica della menzogna mediatica, nella quale il protagonista Colonna, ghostwriter fallito, entra nella redazione di un nuovo giornale privato, controllato da un magnate, disposto a rivelare qualunque verità.
Fake news
Una delle vere costanti, sia nella produzione letteraria sia come oggetto di interesse dei suoi studi, è di sicuro la menzogna. Nel corso della sua vita, Umberto Eco ha lucidamente anticipato i problemi legati alla disinformazione di massa e alle fake news, soprattutto in questo presente di social e intelligenza artificiale. Questo tema trova la sua massima rappresentazione narrativa nel sesto romanzo di Eco, Il cimitero di Praga (2010). Il libro, interamente incentrato sulla genesi dei falsi storici più pericolosi d’Europa, tra cui i celebri Protocolli dei Savi di Sion, ha come protagonista assoluto Simone Simonini, falsario di fin de siècle che tra Parigi, Torino, Monaco di Baviera e Palermo si ritrova coinvolto – non esattamente suo malgrado – nei più grandi complotti dell’Ottocento. Unico personaggio di fantasia in un romanzo ambientato, come detto, nel XIX secolo, Simonini è in realtà un cinico agente segreto e serve all’autore come mezzo per mostrare come la calunnia e la menzogna politica vengano costruite a tavolino per manipolare l’opinione pubblica, offrendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere il fenomeno odierno che dà il titolo a questo paragrafo.
Umberto Eco: i primi libri da leggere per conoscere questo scrittore:
- Il nome della rosa (1980)
- Il pendolo di Foucault (1988)
- L’isola del giorno prima (1994)
- Il cimitero di Praga (2010)
A cura di Milo Salso

