Il racconto del mercoledì: Il tatuaggio di Mimma Rapicano

 Il racconto del mercoledì: Il tatuaggio di Mimma Rapicano

E mentre l’estate finiva e Marie moriva di parto, il mondo se ne stava con il naso all’insù per la prima eclissi di luna del nuovo secolo. Paul era disperato e per giorni non volle vedere Rose, sua figlia. Ma quando la guardò per la prima volta il tormento si fece più sopportabile.
Passarono gli anni e Paul crebbe sua figlia come se fosse il fantasma di Marie, ogni giorno le raccontava delle ultime ore di vita di sua madre: le doglie, la corsa in ospedale, l’eclissi, il parto, per abbandonarsi ogni volta a un pianto straziante e intollerabile. Paul lentamente sprofondò nella depressione che lo portò all’alcolismo e poi al suicidio.

All’età di sedici anni Rose rimase orfana e finalmente libera da quel padre debole e malato. Libera da una specie di incantesimo che la teneva prigioniera nel ricordo di una madre che nemmeno aveva conosciuto. Eppure l’assenza materna divenne una presenza senza la quale le fu difficile andare avanti. Allora Rose continuò a evocare le ore prima della sua nascita, le doglie della madre, il parto e l’eclissi di luna. E si convinse che la sua vita ora apparteneva a quel pigro e solitario astro che ruotava senza sosta intorno alla terra. Sigillò quell’unione con un tatuaggio, uno spicchio di luna, una gibbosa crescente, appena sopra il seno sinistro. Dopo un anno notò che durante le fasi lunari il tatuaggio cambiava forma e posizione: la gibbosa diventava un tondo perfetto nelle notti di luna piena e poi di nuovo un piccolo baffo ora calante ora crescente; se lo ritrovò sul seno destro, su un braccio e sulla schiena.

Il giorno in cui compì vent’anni coincise con una nuova eclissi di luna. Quella notte Rose si svegliò per il gelo che avvertiva fin nelle ossa. Sollevò le coperte e s’accorse di essere nuda e che il tatuaggio, diventato un cerchio nero appena sotto l’ombelico, si muoveva veloce verso il pube. Fermarlo era impossibile e Rose lo guardò sparire nella vagina umida e gonfia. L’orgasmo che provò fu così intenso da toglierle il respiro.
Mesi dopo Rose si scoprì incinta e per la prima volta felice. E mentre il ventre le cresceva immaginava tutte le splendide cose che avrebbe fatto con la sua bambina che avrebbe chiamato Marie. Ma poche ore dopo il parto un embolo la strappò alla vita e ai sogni che progettava di fare insieme a sua figlia.
E Marie divenne orfana ancor prima che il suo primo giorno di vita finisse. La mattina dopo un’infermiera s’accorse che sul petto della piccola era apparsa una voglia, un minuscolo baffo simile a uno spicchio di luna.

parole di Mimma Rapicano

illustrazione di Mimma Rapicano

 

Mimma Rapicano è una graphic designer napoletana.  Dal 2015 scrive di grafica, arte e letteratura sul suo sito- blog: www.mimmarapicano.com; ha fatto interviste a designer, blogger e scrittori italiani pubblicate nel magazine dello stesso sito.  Ha collaborato con il magazine online ARTWORT (media online di arte, architettura e design). Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su: Casa di Ringhiera, IlColophon, Inutile, Rivista Gradozero, Reader for blind.  Altri racconti e recensioni si possono leggere su: www.hiporabundia.mimmarapicano.com. Attualmente scrive recensioni sul blog Formicaleone della scrittrice Valentina Di Cesare.

Blam

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2 Comments

  • Bel racconto. Profondo&Creativo.

  • […] pubblicato sulla Rivista Blam, novembre […]

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