I 10 libri di Niccolò Ammaniti da leggere almeno una volta nella vita
Che cosa rende eccezionali le opere di Niccolò Ammaniti? Senza dubbio, questo autore si rivela tanto abile nello scandagliare la crudezza della vita, quanto nel mescolarla sapientemente a elementi legati all’innocenza, per esempio ai personaggi infantili, costante della sua produzione letteraria. Ammaniti ritrae dinamiche familiari disturbanti (come accade nel suo ultimo romanzo, Il custode, edito da Einaudi, 2026) e creature alienate, pienamente vive solo nella propria mente o nel riflesso di sé stesse nell’altro. Eppure, tutto questo male non impedisce loro di amare veramente.
Il custode
In uno sperduto borgo siciliano, l’adolescente Nilo Vasciaveo non scopre un segreto dilazionato nel tempo, ma ne custodisce da sempre uno, tramandato di generazione in generazione: Medusa, la creatura pietrificante della mitologia greca, è custodita dalla sua famiglia dietro a una porta che non può venire aperta. Proprio grazie a lei, i Vasciaveo hanno potuto sbarazzarsi di chi intralciasse gli interessi dei criminali del paese. Nel romanzo, i riferimenti alla mitologia si mescolano a temi contemporanei (internet, marche di moda, ristoranti giapponesi, OnlyFans). Per saperne di più, cliccate qui.

Io non ho paura
Con centinaia di migliaia di copie vendute e una trasposizione cinematografica, Io non ho paura si conferma il suo capolavoro assoluto. La storia ha luogo ad Acqua Traverse, fittizio paese del Sud Italia, dove Michele Amitrano, bambino di nove anni, apprende un oscuro segreto: il coetaneo Filippo, sequestrato da una banda criminale, vive in un buco sottoterra in condizioni bestiali. Nel corso dell’opera, Michele sviluppa una forte immedesimazione in lui, passando dal vivere tutto come un gioco a voler sinceramente salvarlo. Tuttavia, il protagonista sarà presto scisso emotivamente, quando scoprirà che suo padre è coinvolto nel rapimento. Descrizioni macabre si alternano a sequenze su giochi e passatempi infantili, mentre la lingua transita da uno stile basso e mimetico a scelte grande lirismo.

Anna
Alla malattia La Rossa sopravvive soltanto chi non ha ancora raggiunto la pubertà: il mondo dunque è abitato solo da bambini e preadolescenti. Anna è una tredicenne che deve approvvigionarsi in prima persona il necessario alla sua sopravvivenza e a quella del fratellino Astor. Quest’ambiente è abitato però anche da bande criminali di ragazzini anestetizzati al male: proprio loro rapiscono Astor, costringendo Anna a cercarlo. Nonostante un contesto capace di imbruttire chiunque, la protagonista sa sempre coltivare la speranza e edulcorare tale inferno (anche attraverso elementi banali come, per esempio, soprannominare Coccolone un cane poco tempo prima rivelatosi feroce).

Branchie
Uscito nel 1997, Branchie rientra nella linea letteraria pulp, emersa in Italia l’anno precedente con l’antologia Gioventù Cannibale, a cui l’autore stesso aveva preso parte. È evidente che quest’opera prima scaturisca da tale contesto, vista la ricorrenza di elementi splatter e una mescolanza tanto esagerata fra realtà e crudezza da suscitare un effetto di incredulità. La storia racconta di Marco Donati, ragazzo malato terminale di cancro, che nutre un’ossessione per i pesci. Proprio per questa sua mania la storia si evolve: un giorno Marco riceve una lettera dall’India che lo sollecita a recarsi lì per costruire il più grande acquario di Nuova Delhi.

Il momento è delicato
Dalla prefazione di questa raccolta di 16 racconti, si coglie quanto l’autore ami il genere, definito come la passione fuggevole di una notte. Qui ricorrono tutti i tratti fondamentali della sua scrittura: ritmo sincopato, uso del surreale e riferimenti al deteriore, così come l’impiego di una lingua bassa ma al contempo figurata. Spicca in quest’antologia un racconto dedicato all’Apocalisse, trattato nelle prime righe con il tono ironico e familiare tipico dell’autore, ma che poi, come in un vortice crescente, prende in brevissimo tempo velocità. Senz’altro la forma breve del racconto si presta molto bene agli effetti della scrittura di Ammaniti, di per sé sintetica eppure mai banale.

Come Dio comanda
Il romanzo, ambientato in un fittizio paese del Nord Italia, verte sul rapporto tra Rino Zena e suo figlio Cristiano. Rino è un uomo violento e alcolizzato, ma, nonostante la crudezza del contesto, i due provano un forte affetto l’uno per l’altro, come spesso accade nei romanzi di Ammaniti anche tra personaggi controversi. L’atmosfera di degrado permea anche gli amici di Rino, Quattro Formaggi e Danilo Aprea, dissociati dal mondo reale, soggetti a manie ossessive e grottesche. Quando il racconto raggiungerà l’acme della follia, Cristiano tenterà di proteggere il padre. L’autore, in un’intervista, ha definito chi abita il libro «qualcuno che vive di niente», condannato a continui risvegli: i personaggi, infatti, devono vivere sempre l’opposto di ciò che è nella loro natura (e in questo il titolo è emblema degli intenti autoriali).

Che la festa cominci
L’imprenditore immobiliare Sasà Chiatti organizza un incredibile festino nella propria dimora romana Villa Ada, in cui vanno accumulandosi personalità che vivono di mera apparenza e per le quali tutto è possibile (persino assistere a un safari nel bel mezzo del party). Il romanzo è però costellato anche di personaggi ancora più assurdi, come il ragioniere a capo delle Belve di Abaddon, una setta tutt’altro che coesa. In modo non dissimile da quanto fatto in altre sue opere, l’autore è abilissimo a intrecciare vicende di personaggi agli antipodi: è così che la storia dello scrittore in crisi Fabrizio Ciba e quella del capogruppo dei satanisti, imbucatosi per commettere atroci reati, si incontrano. Il risultato è una saturazione grottesca che, nel seguire il vortice di un degrado surreale, ne denuncia la realtà sottostante.

La vita intima
Di Maria Cristina, ora divenuta first lady, il mondo ha sempre apprezzato solo l’aspetto esteriore. Quella sua bellezza singolare è per lei croce e delizia, unica sua qualità palese, nonché una prigione da cui la donna è impossibilitata a fuggire. La svolta arriva quando un ex le invia un video hard girato insieme e questo le causa un fortissimo shock. Per saperne di più, basta andare qui.

Ti prendo e ti porto via
La storia narra in una lunga analessi cos’ha portato alla bocciatura di Pietro, ragazzo delle scuole medie oltremodo riservato, proveniente da una famiglia disfunzionale e legato all’amica Gloria. Affascinante è che a questo schema narrativo se ne intrecci un altro, all’apparenza del tutto contrapposto: si crea infatti un parallelismo tra la vita privata della professoressa Palmieri (colei che ha stroncato la vita scolastica del protagonista) e l’amato Graziano Biglia e quella dei due ragazzi. Gloria incentiverà Pietro ad agire per vendetta, e quest’ultimo arriverà a uccidere l’insegnante, nel tentativo di rifuggire il proprio carattere remissivo e di eludere uno schema di comportamento autoimposto, per il quale era stato soggetto a soprusi.

A cura di Letizia Simioni

