10 libri di Stephen King da leggere assolutamente almeno una volta nella vita
Stephen King è uno scrittore che sa dove abitano le paure degli esseri umani, quelle più difficili da nominare, che riguardano la perdita, la colpa, il modo in cui le comunità si chiudono in sé stesse e diventano qualcosa di pericoloso. Il soprannaturale nelle sue storie è del resto qualcosa che esiste già, dentro le persone o intorno a loro. King è considerato il maestro dell’horror ma vedendo la sua ricca e riconosciuta produzione, lo si può considerare un maestro della scrittura contemporanea in generale. Di seguito abbiamo selezionato per voi 10 libri di Stephen King da leggere assolutamente.
Libri di Stephen King da leggere: la lista
It
Nella cittadina di Derry, nel Maine, i bambini vengono uccisi da una creatura antica, capace di assumere la forma di ciò che ogni persona teme di più e che gli adulti non percepiscono. Per sette ragazzi noti come il Club dei Perdenti, affrontarla durante l’infanzia non basta: trent’anni dopo, dovranno tornare in città e farlo di nuovo, per assicurarsi che It non torni mai più, questa volta definitivamente. King costruisce un romanzo doppio, in cui il passato e il presente si intrecciano continuamente, e a più voci (seguiamo infatti il punto di vista di tutti i membri del Club dei Perdenti). Qui l’orrore più autentico non è la creatura in sé ma la paura come condizione permanente dell’esistenza, e la memoria come unica arma possibile per combatterla.

Pet Sematary
Louis Creed si trasferisce con la famiglia in una casa nel Maine, vicino a una strada percorsa da camion veloci e pericolosi. Nel bosco dietro casa scopre un cimitero degli animali domestici, costruito dai bambini del quartiere ma più in là, oltre il confine che nessuno dovrebbe superare, c’è qualcosa di molto peggio. King ha dichiarato di aver trovato questo romanzo il più spaventoso di tutto ciò che ha scritto, e non è difficile capire perché: la storia tocca direttamente il lutto, il senso di impotenza di fronte alla morte di chi si ama, e il desiderio disperato di invertire l’irreversibile. Il terrore qui infatti non viene dall’esterno, ma dalla fragilità stessa dell’amore.

22/11/63
Jake Epping è un insegnante di liceo che scopre un varco nel tempo: un portello nascosto in un diner che conduce sempre allo stesso giorno del 1958. Jake decide di usarlo per impedire l’assassinio di John Kennedy, convinto che cambiare quel momento possa rendere il mondo un posto migliore. Trascorre anni nel passato, si innamora, costruisce una vita. Ma il passato, in questo romanzo, non vuole essere cambiato: resiste, si oppone, moltiplica gli ostacoli. King affronta il tema del viaggio ponendo al lettore la seguente domanda: vale davvero la pena alterare la storia e pagare il prezzo di questa decisione?

Misery
Paul Sheldon è uno scrittore di romanzi rosa che ha appena terminato il suo primo libro. Dopo un incidente stradale durante una tormenta di neve, si risveglia in una casa isolata, curato da Annie Wilkes, che si definisce la sua fan numero uno. Annie però ha letto l’ultimo romanzo della saga che l’ha reso famoso e non accetta che il suo personaggio preferito, Misery Chastain, sia morto. Quello che segue è un duello psicologico claustrofobico tra due visioni inconciliabili della narrativa: la libertà dell’autore di andare dove vuole, e le aspettative del pubblico che pretende di dire la sua sul destino dei personaggi.

L’ombra dello scorpione
Un’epidemia devastante si diffonde nel mondo e uccide quasi tutta la popolazione. I sopravvissuti iniziano a fare sogni ricorrenti: alcuni vengono attratti da una vecchissima donna del Nebraska, Madre Abigail, figura di bontà e speranza; altri da un uomo misterioso di nome Randall Flagg, che incarna qualcosa di molto più oscuro. I due gruppi si organizzano in comunità separate e si preparano allo scontro finale. King scrive un romanzo post apocalittico che è anche una riflessione sulla natura umana: cosa rimane degli esseri umani quando le strutture della società crollano?

La lunga marcia
Cento ragazzi partecipano a una marcia senza fine lungo le strade del Maine: devono mantenere un passo di almeno quattro miglia all’ora, senza soste. Chi rallenta viene ammonito tre volte, poi viene abbattuto dai soldati che li scortano. Vince chi resta in piedi per ultimo. King scrive questo romanzo giovanissimo, sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, costruendo una distopia asciutta, senza backstory del regime che ha creato questo spettacolo. La marcia diventa una metafora dell’esistenza: avanzare senza sapere perché, e sempre in tensione.

Il miglio verde
Paul Edgecomb è un secondino nel braccio della morte di un carcere della Louisiana negli anni Trenta. Tra i condannati arriva John Coffey, un uomo enorme e mite, condannato per un crimine orribile, che sembra possedere una capacità straordinaria: quella di guarire, di assorbire il dolore altrui, di sentire le sofferenze del mondo come se fossero proprie. Una toccante meditazione sulla colpa e sulla grazia, su cosa significa fare il proprio dovere quando il proprio dovere è sbagliato, e su come si vive con il peso di certe scelte.

Carrie
Carrie White ha sedici anni, viene bullizzata dai compagni di scuola e tenuta in una condizione di isolamento fanatico dalla madre, una donna dominata da una religiosità ossessiva e distorta. La ragazza possiede però un potere telecinetico che cresce in proporzione alla sua sofferenza. Il romanzo è il primo pubblicato da King ed è già compiutamente suo: l’orrore nasce dall’umiliazione sistematica di una persona fragile, dal fallimento di tutti gli adulti intorno a lei, dalla crudeltà ordinaria dell’adolescenza. La violenza finale non è una punizione calata dall’esterno ma la conseguenza logica e inevitabile di ciò che è stato fatto a Carrie, dove non ci sono innocenti.

Le notti di Salem
Lo scrittore Ben Mears torna nel paese del Maine dove ha trascorso parte dell’infanzia, intenzionato a scrivere un romanzo ambientato nella vecchia villa Marsten, da sempre circondata da una cattiva reputazione. Nel frattempo, in paese arrivano due forestieri che aprono un negozio di antiquariato e, lentamente, qualcosa comincia a cambiare: le persone scompaiono, i vicini si comportano in modo strano, i morti non restano morti. King riscrive il mito del vampiro calando la tradizione gotica europea nell’America provinciale degli anni Settanta, e il risultato è più inquietante dell’originale.

The Dome
Un campo di forza invisibile e impenetrabile si abbatte improvvisamente sulla cittadina di Chester’s Mill. Nessuno sa da dove venga né come toglierlo. Mentre fuori dalla cupola, le autorità cercano una soluzione, al suo interno la vita civile degrada con velocità sorprendente: le risorse scarseggiano, il potere si concentra nelle mani di chi sa usare la paura, la violenza diventa uno strumento di controllo. King non è interessato alla fantascienza della situazione ma alla sociologia: cosa succede a una comunità quando viene privata dei vincoli esterni? The Dome è un romanzo politico travestito da thriller, in cui il vero pericolo non è mai la cupola ma ciò che gli esseri umani scelgono di fare quando credono di non essere osservati.

A cura di Angelica Corà

