10 libri di Gianrico Carofiglio da leggere almeno una volta nella vita
Nei suoi testi, Gianrico Carofiglio torna sempre su un certo tipo di personaggi, mettendo in scena principalmente giuristi, complice la sua esperienza da magistrato. Un altro aspetto importante però, che accomuna non solo la sua produzione narrativa ma anche quella saggistica, è il continuo desiderio di mettere in luce l’importanza delle piccole cose e di spronare il lettore ad accettare il proprio vissuto, imperfezioni annesse. Di seguito vi segnaliamo 10 opere di Carofiglio da leggere assolutamente.
Elogio dell’ignoranza e dell’errore
A partire dal concetto giuridico della presunzione d’innocenza, in Elogia dell’ignoranza Carofiglio riflette anche sul suo opposto, ossia su «una convinzione tanto diffusa quanto erronea: chi confessa un reato non può che esserne colpevole». Ribadisce quindi che una giusta indagine vada condotta andando a tentativi, senza temere di sbagliare mentre si ragiona ancora sul caso. Carofiglio, partendo dalla propria esperienza e conoscenza, spazia poi nei capitoli successivi tra i più svariati ambiti, per dimostrare come i veri esperti sono le persone consapevoli della possibilità del fallimento, e che sbagliando hanno fatto gloriose scoperte; a differenza dei narcisisti, non temono l’imprevisto, ma imparano a gestirlo.

La casa nel bosco
Questo dialogo a due voci è stato scritto insieme al fratello Francesco. Un’opera che Carofiglio definisce così: «È […] nello scarto fra le cose accadute e quelle raccontate, che noi due siamo quelli veri, e le avventure ordinarie […] diventano fatti leggendari». Infatti, i due protagonisti tornano alla casa dell’infanzia, dove riaffiorano le fantasiose memorie che avevano coltivato insieme, scaturite dagli odori e dalla vista. Tuttavia, la percezione che hanno da adulti spesso smentisce l’immaginazione infantile. Il libro espone i punti di vista dei due fratelli, che da un capitolo all’altro si alternano come narratori. L’effetto è quello di un flusso di pensieri registrati in presa diretta, interrotto di continuo dal serratissimo botta e risposta.

Una mutevole verità
Il titolo ossimorico è specchio di quanto racconta l’opera: qui il maresciallo Beppe Fenoglio si trova a indagare su un omicidio le cui dinamiche appaiono eccessivamente lineari. Sospettando di questa presunta realtà, fa emergere un risvolto inaspettato della vicenda ed evidenzia l’importanza di nutrire dubbi per condurre una giusta indagine, tema ribadito da Carofiglio nelle sue opere. I personaggi sono connotati da una perenne tensione che li attraversa: alcuni desiderano solo vedersi riconosciuti i propri meriti, altri hanno modi sbrigativi e duri. Il protagonista è invece connotato da alcuni degli aspetti più tipici dei gialli, primo tra tutti l’essere un gran appassionato di musica classica.

La disciplina di Penelope
Questa è la prima storia con protagonista Penelope Spada, altro personaggio caratterizzato dai tratti classici dei protagonisti di polizieschi, come l’abuso di alcol e l’essere un’outsider. La donna infatti, dopo aver lavorato come pm e aver abbandonato la professione per via di un misterioso incidente, ha cominciato a condurre una vita sregolata e edonistica. Tutto cambia quando, proprio nel grottesco bar di Diego in cui è solita fermarsi a bere, un uomo, la cui moglie è stata assassinata l’anno precedente, le chiede di indagare sul caso, per dare certezze alla figlia su quanto accaduto.

La manomissione delle parole
In quest’opera saggistica, Carofiglio riflette sulla potenzialità delle parole e su come non le ritenga non sterili. Crede infatti che intercorra un forte rapporto tra le dinamiche di potere e la scelta del lessico, così come sulla vita del singolo. Le parole hanno l’abilità euristica di svelare nuovi lati della realtà e permettono di attribuire significato ulteriore al nostro vissuto.

Passeggeri notturni
In questa raccolta di 30 testi, si susseguono racconti, riflessioni di natura saggistica, autobiografica, ispirate a dati scientifici e a spunti giuridici. Fra gli scritti spicca indubbiamente Contagio, in cui si parla della dilagante malnutrizione che affliggeva il 65% dei bambini vietnamiti negli anni Novanta, e di come Jenny Sternin di Save the Children abbia risolto la situazione focalizzandosi non su quanto non funzionasse, ma sul potenziare ciò che aveva già dato risultati.

L’ora del caffè
Scritto a quattro mani insieme alla figlia Giorgia, il testo ha l’intento di creare un dialogo tra le opinioni che muovono generazioni diverse, nella speranza di superare i vicendevoli limiti: «[…] viene offerta un’opportunità […]: non rimanere inchiodati dentro i confini della nostra esperienza soggettiva. In fondo, è un sollievo sapere che il mondo non finisce laddove si ferma la nostra limitata percezione». I temi importanti trattati (la rappresentazione delle donne nel mondo del lavoro, la scelta di non mangiare carne, l’occupazione giovanile) sono sempre accompagnati da dati concreti, per sfatare eventuali miti e ripudiare le frasi fatte e i luoghi comuni.

Il passato è una terra straniera
La vita di Giorgio, studente modello riservato e timoroso, è stravolta quando si intreccia a Francesco, dedito alle donne e al gioco d’azzardo. I due, apparentemente agli antipodi, si legano indissolubilmente, e le loro avventure portano Giorgio a vivere una catabasi senza fine. Del protagonista si evidenziano il senso di sudditanza psicologica verso l’amico e un irresistibile fascino per l’ignoto. Nella seconda parte del romanzo, a questo già avvincente intreccio principale se ne aggiunge un secondo, quello dell’indagine del tenente Chiti. Un interessante legame tiene insieme queste storie, fornendo due prospettive agli opposti, tra bene e male.

Le tre del mattino
Nella nota autoriale, Carofiglio scrive che il romanzo si ispira a fatti realmente accaduti. Antonio, un uomo di 51 anni, racconta in analessi la sua storia. È il 1983: il protagonista ha strani sintomi, un senso di assenza e continui déjà-vu. Nel tempo, queste sensazioni sembrano diminuire, finché, dopo un forte malore, il ragazzo viene ricoverato in ospedale. I genitori, ritenendo la terapia seguita finora inefficace, lo portano a Marsiglia dal professor Gastaut: quest’ultimo raccomanda che si presenti di nuovo tre anni dopo. Quando Antonio farà ritorno alla città portuale francese insieme al padre, nascerà tra loro un rapporto mai avuto prima, e vivranno un’avventura al limite tra la realtà e la percezione allucinata del protagonista.

Il bordo vertiginoso delle cose
Lo scrittore Enrico Vallesi fa ritorno alla propria città natale, Bari, dopo aver scoperto della morte di Salvatore Scarrone, un suo compagno di classe del liceo finito in carcere. In un momento delicato del presente, in cui ha incontrato delle difficoltà con il lavoro, il protagonista è quindi costretto a riflettere di nuovo sulla propria adolescenza. La storia segue un doppio filo: uno che prosegue la storia attuale del protagonista, in cui il tempo è presente ed è impiegata la seconda persona, mentre l’altro, in prima persona e al passato remoto, ricostruisce i suoi ricordi. Infine, Enrico ha accesso a un nuovo punto di vista: portato a fare chiarezza sul passato, è ora anche disposto a perdonare i propri errori.

A cura di Letizia Simioni

