Fenomenologia del weekend: ovvero, provare a parafrasare Giacomo Leopardi

 Fenomenologia del weekend: ovvero, provare a parafrasare Giacomo Leopardi

È risaputo che il weekend, per i lavoratori abitudinari della settimana a 5 (dal lunedì al venerdì) sia come la manna dal cielo, o come le mani di un massaggiatore di piedi dopo una giornata a fare fila alla posta. Una cazzo di goduria.

Il weekend si dorme, ci si dedica al bricolage, al giardinaggio, al nullafacentismo sul divano. A noi stessi e alla nostra famiglia. Il weekend dovrebbe metterci di buon umore, ma spesso va a finire male.

Ma partiamo dalla fine per arrivare all’inizio.

La domenica

Da che mondo e mondo si sa, la domenica è una tristezza infinita: in due giorni hai sballato la routine oraria, i pasti corretti a colazione, pranzo e cena, il tuo umore. Hai creduto che potesse essere tutto come ti pareva: spesa all’orario che dici tu, serie tv, giochi con i nipoti o i figli, invece era un’illusione. Il giorno dopo riprendi un ritmo strano che ti porta a fare cose che manco ricordi di aver fatto talmente sono tante, talmente sono veloci.

Ti alzi, ti vesti, vai a lavoro, mandi mail, parli con i colleghi, sorridi, sbatti fogli, prendi appunti, fai telefonate, guardi fisso un monitor come se fossi Marina Abramovic e stessi facendo una performance artistica, riprendi l’auto o i mezzi, torni a casa: cena, tisana, letto. Insomma per la serie faccio cose, vedo gente.

Che la domenica fosse una tristezza, lo aveva capito pure Giacomo Leopardi che scrisse per l’appunto “Il sabato nel villaggio” e non “La domenica nel villaggio”.

Pensate alla “donzelletta che viene dalla campagna in sul calar del sole col suo fascio d’erba e reca in mano un mazzolin di rose e viole”. Immaginatela, bella, rilassata che va a prepara la festa per il giorno dopo. Ora pensatela la domenica, quando la festa è finita e le viene in mente che il giorno dopo deve tornare a farsi il culo in campagna. Tutta la giornata piegata a lavorare la terra, a fare le pulizie di casa. Insomma, immaginatela di domenica: una pazza.

Il sabato

Accantonato il settimo giorno, andiamo al sabato. Leopardi, che ha vissuto nei primi dell’800 non aveva messo in conto che nel futuro avrebbero costruito quelli ammassi di cemento con le lucine, gente che va e viene, bip di carte magnetiche, banconote, buste, cartellini, vetrine. Non sapeva, poverino, che avrebbero costruito loro: I CENTRI COMMERCIALI. E che “Il sabato del villaggio” sarebbe diventato “Il sabato del selvaggio”.

Succede che alcuni sabati ti svegli di colpo, con la fame d’aria e una mano sul petto perché credi di aver fatto tardi in ufficio. Hai qualche secondo di tempo però, prima che il cuore esploda, per capire che sei un coglione e che è sabato. Quindi, già il risveglio è andato male. Provi a rimediare mettendoti di nuovo a letto per riprendere il filo del sogno interrotto, ma ti giri a destra, poi a sinistra e poi inizia la lotta con il tuo partner che hai svegliato perché ti è venuta la crisi mistica davanti alla sveglia. Dopo esserti impanato come un pesce nella sabbia ti alzi, provi a fare colazione lentamente e ti si accende il pallino: oggi è S-A-B-A-T-O.

Ti si illumina il cervello: spesa, posta, lavatrici, asciugatrice, pulizia del bagno, telefonate ai parenti arretrate. Arriva la sera che vuoi andarti a mangiare una pizza, ma non sai nemmeno più come ti chiami.

Il venerdì

Accantonato pure il sabato, possiamo affermare con gioia che il giorno migliore della settimana è il venerdì.
Il venerdì sei pimpante, la mattina ti svegli che è una meraviglia: hai rodato gli orari ormai da 5 giorni, e soprattutto pensi che ti aspettano due giorni liberi per fare quello che ti pare. Pensi (prima di aver letto quello che c’è scritto sopra).

Il venerdì sono tutti di buon umore e dicono tutti sì: il tuo capo, il tuo partner. Tutti.
Provate a chiedere al vostro compagno se il giorno dopo andrete al centro commerciale, vi dirà di sì per poi rimangiarsi tutto il sabato quando sarete a fare la fila da H&M con 12 capi da provare e manderete lui a lasciare gli altri 7 capi perché nel camerino puoi portarne solo 5.

Provate a chiedere alla vostra compagna se il giorno dopo andrete a lavare l’auto e vedere la partita allo stadio. Vi dirà di sì, ma si rimangerà tutto quando sarà chiusa in auto tra le spazzole del lavaggio a urlare che le fate fare una vita di merda. Come la Lazio: MERDA

Provate a chiedere due settimane di ferie al vostro capo il venerdì, vi dirà di sì ma poi si rimangerà tutto quando smadonnerà davanti al computer perché l’avete lasciato solo per due settimane.

Il venerdì tutto è possibile, anche uscire da lavoro e tirare per aperitivo e cena in qualche locale dopo che ti sei fatto un’ora e mezza di traffico. Ma sì, che ci frega. Tanto domani è sabato.

Se ripenso a Leopardi e alla sua “Il sabato del villaggio”, credo proprio che l’abbia scritta di venerdì, per rimangiarsi tutto già dal sabato successivo, cadere in depressione la domenica seduto dietro una siepe a immaginare quanto sarebbe stato lungo il tempo in attesa del prossimo venerdì: INFINITO.

Foto di Oldiefan da Pixabay

Antonella Dilorenzo

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