Siamo tutti prigionieri di qualcosa: Giulia Sara Miori racconta in 10 punti il suo libro «La ragazza unicorno»

 Siamo tutti prigionieri di qualcosa: Giulia Sara Miori racconta in 10 punti il suo libro «La ragazza unicorno»

Foto ritratto di Tito Borsa

Dopo un esordio brillante con Neroconfetto, la raccolta di racconti edita da Racconti edizioni nel 2021, Giulia Sara Miori torna in libreria grazie a Marsilio e questa volta con un romanzo: La ragazza unicorno è il titolo, e racconta la storia di un uomo qualsiasi e della sua condizione di prigionia, una prigionia non solo sua ma universale.

Ragazza unicorno di Giulia Sara Miori: la trama del libro

Quand’è stata l’ultima volta che ci siamo fermati a riflettere su chi siamo e cosa facciamo? È questa la domanda al centro di La ragazza unicorno di Giulia Sara Miori. Protagonista del romanzo è il signor Cattaneo, un uomo dall’esistenza anonima, senza slanci, un’esistenza miserabile, si potrebbe dire. Il signor Cattaneo non ha davvero legami e quelli che aveva non esistono più: ha un’ex moglie che non vede da anni, un fratello che vede raramente, ha colleghi con i quali giocare a calcetto ma nessuno di questi è davvero un amico. Il signor Cattaneo è un uomo solo. Nel giorno del suo compleanno viene rapito da due uomini, forse della polizia forse no, non è importante. Viene rinchiuso in una cella bianca, asettica, una cella che diventa, da un certo momento in poi, anche un luogo della mente, un punto zero. Dal giorno del suo rapimento il signor Cattaneo è «il prigioniero». Condizione che non è solo fisica, ma che è soprattutto interiore e che afferisce al modo in cui il protagonista (e forse molti di noi, se non tutti) vive: reo di vivere una vita da ignavo.

Ma com’è nato e quali sono le molteplici chiavi di lettura di questo romanzo? Lo abbiamo chiesto a Giulia Sara Miori che ci ha raccontato il suo romanzo in 10 punti.

La ragazza unicorno di Giulia Sara Miori raccontato da Giulia Sara Miori

1 – Isolamento

Uno dei bisogni primari dell’essere umano è la connessione. In un esperimento piuttosto crudele, Harry Harlow aveva separato dalla madre dei cuccioli di macaco e li aveva messi in gabbia. All’interno, aveva posto da un lato un biberon pieno, dall’altro un fantoccio che simulava l’aspetto di una scimmia adulta. L’esperimento ha dimostrato che i cuccioli preferivano il fantoccio al biberon, perché simulava il calore materno. Del resto, per torturare un uomo è sufficiente isolarlo dai propri simili.

2 – Bianco

La white torture è una forma di tortura che prevede l’isolamento unito alla deprivazione sensoriale. Pur senza essere particolarmente cruenta, può condurre alla pazzia. Tra i sopravvissuti, non è infrequente lo sviluppo di una sindrome da stress post traumatico. Ancora: il bianco è un’assenza. Che cosa manca? Tutto quello che ci siamo lasciati indietro, tutto quello che deve ancora avvenire.

3 – Prigione

Il modo migliore per costruire una gabbia intorno a sé è aderire alla norma. Aderire alla norma può sembrare rassicurante, soprattutto quando si ha una personalità gregaria. Quasi tutti hanno una personalità gregaria: il carisma è l’eccezione. Per chi ha una personalità gregaria, talvolta la libertà si rivela una sciagura.

4 – Amore

Fra tutte le prigioni è la più pericolosa: meglio non rischiare.

5 – Eros (e Thanatos)

Non è un caso che, dopo aver assistito a una veglia funebre, si venga presi da una voglia irrefrenabile di fare all’amore.

6 – Surrealismo

In sogno veritas.

7 – Identità

L’unica domanda che ha senso porsi è: chi sono io?

8 – Copertina

Lo scrittore è un esibizionista, il lettore è un voyeur.

9 – Stile

Pulizia, rigore formale, eleganza, classicismo, ritmo. Ricerca della semplicità in aperta reazione a uno sperimentalismo ormai logoro e ridotto a feticcio dalle scuole di scrittura.

10 – Tensione

Si scrive per il lettore, non per se stessi. Dunque perché annoiare?

 

A cura di Giulia Sara Miori e Valeria Zangaro

Valeria Zangaro

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