10 libri di José Saramago da leggere assolutamente almeno una volta nella vita

 10 libri di José Saramago da leggere assolutamente almeno una volta nella vita

Il nucleo fondamentale delle opere di José Saramago, premio Nobel per la Letteratura, è l’allegoria, atta a svelare quanto di sotteso risiede nelle cose. Questo fa sì che gli avvenimenti della quotidianità siano raccontati in modo vivido, e dall’altro porta alla scelta di storie che ben si prestano all’astrazione di concetti universali, come quelle mitiche, favolistiche o di ispirazione storica. In ciò, Saramago si conferma una figura poliedrica e imprevedibile. Di seguito abbiamo selezionato per voi 10 libri di Saramago da leggere assolutamente.

Libri di José Saramago da leggere: la lista

L’uomo duplicato

L’insegnante di Storia, Tertuliano, scopre per puro caso, guardando un film, di avere un sosia identico a lui, l’attore Antonio Claro. Quando il professore incontra il suo doppio, le loro vite si intrecciano inesorabilmente: la situazione ben presto degenera, in un racconto che è una vertigine crescente, fino a raggiungere il culmine e sfociare in tragedia. Dominano il tono cupo e l’ironia, in un’opera che, attraverso questi espedienti, veicola, sotto la superficie, l’esigenza di entrare in contatto con uno specchio di sé stessi e, al contempo, di riconoscersene profondamente diversi.

Tutti i nomi

Anche il protagonista di quest’opera, il Signor José, si trova a indagare sull’esistenza di una persona che non conosce, ma da cui è attratto magneticamente. Il Signor José fa un lavoro alienante nella realtà dell’Anagrafe, e si diletta a collezionare tutte le documentazioni possibili su persone famose. È proprio in questo suo lavoro di inventario che un giorno trova informazioni su una donna qualsiasi, una sconosciuta priva di nome. La possibilità di incontrare l’altro, il diverso, è un motore all’azione per il protagonista, che comincia a seguire le piste di un’indagine grottesca pur di accondiscendere alla sua nuova mania, espressione dell’esigenza di restituire significato al vissuto.

La caverna

In quest’opera, ricorre un concetto preminente della produzione di Saramago: la possibilità di rifunzionalizzare i miti in contesti contemporanei, poiché fungono ancor oggi da veicolo di verità. Questo proposito è alla base della storia di Cipriano Algor, un artigiano che si sostenta dando forniture continuative di vasi al Centro. Quando il Centro d’un tratto rifiuta i suoi prodotti, l’uomo va in crisi. D’istinto cambia attività e passa a plasmare statuette. Ma l’equilibrio tra domanda e offerta rimane troppo imprevedibile. Questo mondo che chiede al singolo di adeguarsi all’ignoto cela però anche un segreto importante: il messaggio del mito platonico, che, una volta svelato, metterà in dubbio il modo in cui il protagonista ha sempre vissuto.

Il viaggio dell’elefante

Saramago afferma di aver preso spunto da un evento storico, il «viaggio di un elefante che, nel XVI secolo, […] sotto il re Dom João III, fu portato da Lisbona a Vienna» come regalo di nozze per il cugino del sovrano. La vicenda segue quindi il tragitto dell’animale esotico, di cui sono restituite l’interiorità e le impressioni (come per esempio il «gradevole ricordo» dell’India che gli sovviene dopo essere stato spazzolato). Anche questa fiaba moderna di Saramago ha un secondo livello di lettura: «La vita […] mette parole dove noi abbiamo immaginato dei silenzi, e repentini rientri quando pensavamo che non ci saremmo incontrati più».

Il racconto dell’isola sconosciuta

Un uomo si reca dal sovrano per ottenere una caravella con cui scoprire cosa si cela su un’isola sconosciuta. Il re, dapprima titubante, in seconda battuta accetta. Sceglie di aggiungersi al viaggio del protagonista anche una collaboratrice della corte regale, e così i due partono assieme. Il testo, all’apparenza una novella onirica, di fatto esplora temi sempre attuali, come la volontà di conoscere ciò che è lontano solo nella misura in cui si possa ricavarne una certezza. Questo concetto alla base del romanzo implica che i nostri ideali possano rivelarsi diversi da ciò che all’inizio consideravamo l’oggetto del desiderio e palesarsi in qualcosa di molto più vicino.

Cecità

In una realtà distopica, si diffonde una grave malattia che causa cecità. Ne sono colpiti i cittadini di un piccolo borgo, fatta eccezione per la moglie di un dottore che si finge pazza pur di non essere separata dal marito. In quest’opera, Saramago usa l’epidemia per denunciare una forma peggiore di cecità: quella di chi, non appena subentra un pericolo, si rivela incapace di guardare l’altro con empatia e si chiude nell’indifferenza. L’assenza di nomi nell’opera porta a considerare i personaggi quali archetipi, figure potenzialmente rintracciabili anche nella nostra realtà.

Saggio sulla lucidità

Considerato una continuazione di Cecità, perché ne condivide personaggi e argomenti, questo romanzo, al tema della mancata visione, aggiunge quello dell’astensionismo. L’elemento comune a entrambe le opere nasce proprio da questo fenomeno: infatti, si teme che intercorra un forte legame tra il biancore delle schede elettorali inutilizzate e quello causato dall’epidemia visiva iniziata quattro anni prima, la quale, com’era misteriosamente apparsa, allo stesso modo s’era dissolta. La storia lasciata sospesa in Cecità diventa in questo sequel oggetto di un’indagine volta a scoprire da dove derivi l’improvvisa presa di coscienza dei singoli, palesata, per assurdo, dalla loro volontà di non esprimersi alle elezioni.

Del resto e di me stesso

L’opera raccoglie una serie di articoli redatti per le testate «A Capital» e «Jornal do Fundão» tra 1968 e 1969: da questi testi emerge l’abilità di Saramago di scandagliare il reale, ravvisandovi sempre qualcosa di invisibile. Un esempio si rinviene in Sono ali; qui la sterile celebrazione per i 400 anni dalla morte del poeta Luís de Camões incarna l’incapacità dei propri contemporanei di apprezzare l’arte.

Caino

Saramago non teme di essere dissacrante. È quanto emerge da Caino, opera che riscrive molti altri episodi biblici oltre a quello inerente al protagonista, e in cui la figura del fratricida non appare particolarmente negativa. Spicca anzi per contrasto, rispetto a Dio, ritratto privo di misericordia e bontà (in modo più simile alla tipica rappresentazione delle divinità dell’Olimpo greco, profondamente umane).

Le poesie

Se la prosa di Saramago è densa e pervasiva, la scrittura poetica si rivela invece scarna e sintetica. Le riflessioni qui sono condensate, e sono comunque in grado di restituire coesione concettuale all’opera. Nella silloge, si evince il tema trainante della riflessione sulle parole e sulla poesia stessa: l’opera ha un forte carattere metaletterario. Saramago indaga in particolare l’incapacità di parlare del reale e si definisce «poeticamente ipocrita».

A cura di Letizia Simioni

Blam

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