Ritratti di scrittori: Fernando Pessoa, chi era? Scoprilo in 5 parole

 Ritratti di scrittori: Fernando Pessoa, chi era? Scoprilo in 5 parole

Ritratto illustrato di Sonia De Nardo

Un’esistenza trascorsa in sordina, breve ma colma di introspezione, scrittura e pensiero critico. Quella di Fernando Pessoa è una delle figure più enigmatiche, e allo stesso tempo più affascinanti, del panorama della letteratura europea del ventesimo secolo. Un autore da leggere e rileggere per arrivare ai meandri più nascosti della sua visione delle cose. Le sue sono opere complesse, vastissime – 27.543 scritti – composte per la maggior parte nel suo appartamento a Lisbona, città in cui nasce nel 1888, ritrovate in un baule soltanto dopo la sua morte. Modernismo e Occultismo sono tra le parole-chiave che caratterizzano la sua produzione. Sperimentazione, rottura con i canoni tradizionali, avanguardie. E ancora: interesse per l’astrologia, l’anima, la dimensione onirica e spirituale, insieme a una tendenza tardosimbolista. Svariati interessi e numerose tematiche popolano le opere di Pessoa, che si spegne a soli quarantasette anni in solitudine, in silenzio, così come ha vissuto.

Fernando Pessoa: chi era lo scrittore in 5 parole

Eteronimi

L’eteronimia è uno dei tratti distintivi della produzione dell’autore portoghese, lui stesso spiega l’origine di tale pratica: “Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia”. Si notano concetti quasi pirandelliani: mancato riconoscimento di se stessi, sdoppiamento della personalità, le famose maschere che sono parti integranti di noi stessi e del nostro vivere sociale. Tra i vari eteronimi di Pessoa, ricordiamo Álvaro de Campos, Riccardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares. Espediente letterario che origina da un tratto di isteria di cui l’autore stesso parla, una sorta di spersonalizzazione; in ognuno dei protagonisti delle opere dell’autore si riconoscono episodi di flussi di coscienza, disagi, difficoltà relazionali e parti del carattere di Pessoa stesso.

Sogno

Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo”. Il nichilismo a cui si fa riferimento è compensato dalla fuga nella propria realtà interiore: la dimensione onirica che consola, che sa essere guida e conforto. “Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi”. Così difficile il suo messaggio, e allo stesso tempo così penetrante. Noi lettori non possiamo far altro che lasciarci trascinare dal fiume in piena che Pessoa sa provocare dentro ognuno, attraverso le opere a buon diritto definibili monumentali.

Coscienza

Cosa conosciamo realmente dell’autore portoghese? Cosa riusciamo a comprendere pienamente di una figura così misteriosa? Il suo è un Io rotto, persino in più parti rispetto alla trilogia id, ego e super ego di freudiana memoria. Distruggersi in mille pezzi per tentare di ritrovare un’interezza attraverso la comprensione di sé, lo svisceramento della propria essenza, con cui è così difficile convivere… D’altra parte, quelle appena menzionate sono caratteristiche che accomunano quasi tutti i pensatori vissuti a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Periodo, quest’ultimo, di grande incertezza politica, lotte sociali, instabilità, che condurranno alle due guerre mondiali. L’arte, la filosofia, la letteratura, la scienza, sono tutte animate da una profonda e attenta ricerca del sé, che spesso arriva a conclusioni e risultati conturbanti.

Inquietudine

Passando agli scritti dell’autore, probabilmente l’opera più famosa di Pessoa è Il libro dell’inquietudine, incompleta, frammentaria, un progetto su cui lavora per tutta la vita, biografia di uno degli eteronimi del poeta, Bernardo Soares, che sa far male, tocca luoghi spesso inesplorati del sentire umano, sa far arrivare in profondità, con lentezza e, con il tempo necessario, a immedesimarsi, a capire. Potrebbe trattarsi forse di un semi eteronimo, dal momento che le confessioni del protagonista richiamano gli eventi vissuti dallo scrittore stesso. La genesi dell’opera inizia nel 1913, quando viene pubblicato, con il nome di Fernando Pessoa, il testo Nella foresta dell’alienazione, la prima prosa di finzione destinata al Libro dell’inquietudine. In Italia, la traduzione viene curata da uno dei più grandi studiosi e appassionati di Pessoa, scrittore, traduttore e professore, Antonio Tabucchi, pubblicata nel 1986.

Solitudine

Pessoa è un uomo schivo, misantropo, solitario e solo, nascosto dietro le mille identità create e deformate allo stesso tempo, “ignoto a se stesso”, come anche agli altri. Non sente la necessità di essere capito, anzi non ha mai voluto esserlo realmente. “Ho preferito essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza”. E, ancora: “Siediti al sole. Abdica / e sii re di te stesso”. L’autore conduce un’esistenza fuori dal proprio io, ma grazie alle spiccate doti scrittorie e alla vocazione poetica, riusciamo a ritrovarci nel messaggio che lascia, attraverso l’immensa produzione letteraria. Di conseguenza, solo non è più un aggettivo che può definirlo, universali sono, viceversa, i suoi pensieri e le sue visioni sull’esistenza umana, così cinica e, a tratti, incomprensibile. “Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte. Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei”.

Fernando Pessoa: i libri da leggere per approcciare a questo scrittore

  •  Una sola moltitudine, 1979, Adelphi
  • Il libro dell’Inquietudine, 1986, La Feltrinelli
  • Il banchiere anarchico, 2001, U. Serani
  • Poesie d’amore di Ricardo Reis, 2007, Passigli
  • Il mondo che non vedo. poesie ortonime, 2009, BUR
  • Un’affollata solitudine. Poesie eteronime, 2012, BUR
  • Poesie di Fernando Pessoa, 2013, Adelphi

a cura di Giusi Chiofalo

 

Giusi Chiofalo

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