Pro.Vocazione: una rivista fondata da un uomo, scritta dalle donne, che si rivolge a tutti. Intervista

 Pro.Vocazione: una rivista fondata da un uomo, scritta dalle donne, che si rivolge a tutti. Intervista

Pro.Vocazione è una rivista letteraria indipendente nata lo scorso luglio. È stata fondata da un uomo e i contributi sono solo di donne; si occupa di temi che riguardano il femminismo e ha l’obiettivo di «indurre una reazione avversa e controversa» e «una presa di coscienza, una curiosità verso il diverso».

Abbiamo fatto due chiacchiere con Davide Ricchiuti, fondatore di Pro.Vocazione, e autore di racconti apparsi su rivista, nonché conduttore radiofonico e di podcast. Per non tradire lo spirito del suo progetto, gli abbiamo posto un paio di domande “pro.vocatorie”.

 

Partiamo con le presentazioni: cos’è Pro.Vocazione e da dove nasce l’idea?

Pro.Vocazione è una rivista letteraria indipendente che pubblica solo racconti di autrici, fondata da un uomo e stampata su carta riciclata. L’idea nasce da una reazione. A febbraio, dopo l’ennesimo femminicidio in Italia, ho letto un tweet di Milena Gabanelli in cui la giornalista si chiedeva dov’erano gli uomini quando c’era bisogno di prendere posizione e manifestare apertamente contro gli abusi sulle donne. Ho pensato che avrei dovuto reagire a quell’invito digitale plasmando un’azione concreta nel mondo reale. Per questo la rivista è sia digitale che cartacea.

Visto il nome della rivista non potevamo che farti una domanda provocatoria: ce n’era davvero bisogno?

A Venezia quest’anno il Leone d’oro l’ha vinto un film basato sul libro L’evento di Annie Ernaux. Si parla di aborto, un “evento” che oggi in Italia e in Francia, patria dell’autrice, è possibile portare a termine tramite una regolare ospedalizzazione. Non è sempre stato così in questi Paesi, anzi tutt’ora in Italia esistono molti dottori che possono dichiararsi obiettori di coscienza rifiutandosi di praticare l’aborto su una donna che lo richiede. Per questo motivo condivido le iniziative del movimento Non Una di Meno e dell’Unione Donne Sammarinesi quando manifestano per l’aborto libero, sicuro e gratuito. E sono felice che il referendum per la depenalizzazione dell’aborto a San Marino sia passato da poco con una maggioranza schiacciante. Ci sono posti come il Texas, nel momento in cui rispondo a questa intervista, che proibiscono l’aborto dopo sei settimane di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. In El Salvador, altro esempio, l’interruzione di gravidanza non si può praticare. Teodora Vasquez ha addirittura passato dieci anni in carcere, tra il 2008 e il 2018, a causa di un aborto spontaneo. E non voglio parlare solo di aborto. Nel nuovo numero di Pro.Vocazione, quello rosso, abbiamo pubblicato un racconto inedito, La vecchia, che Giulia Sara Miori ha scritto apposta per la rivista. Leggendolo si può sprofondare nella mente di una donna che soffre a causa del body shaming che subisce da chi le sta intorno. A questo punto mi perdonerai se mi permetto di rigirarti la domanda: c’è davvero bisogno di Pro.Vocazione?

Pro.Vocazione, com’è nella sua natura, ha attirato a sé anche molte critiche. Qualche tempo fa, per esempio, è nato un acceso dibattito sotto un post della Repubblica. La critica più gettonata sostiene che escludere una parte di coloro che scrivono – gli autori di sesso maschile – dal dibattito sul tema possa creare esattamente ciò che Pro.Vocazione si prefigge invece di evitare: una certa ghettizzazione ed esclusione. Tu cosa pensi di questa critica e di quelle che in generale sono state mosse alla rivista?

Io credo che gli uomini siano degli insicuri. È per questo che temono la parità, bramano il potere e si spaventano se un altro uomo fa ciò che è nelle sue facoltà per contribuire a dare alle donne ciò che ancora oggi non hanno: opportunità di essere sé stesse in modo degno e libero. Simone de Beauvoir viene denunciata nel maggio del 1934 perché, come insegnante di filosofia nel liceo Jeanne d’Arc di Rouen, dichiara che la maternità non è un dovere civico né la principale funzione di una donna. Sono frasi pronunciate nel contesto della Repubblica francese degli anni ’30, periodo in cui erano in atto politiche nataliste, d’accordo. Ma perché esistevano leggi che penalizzavano l’aborto? Perché, allora come oggi, in diverse parti del mondo, era ed è la mentalità patriarcale di coloro che stanno ai vertici di potere che domina. Quindi, la critica di cui mi parli la respingo al mittente senza problemi, dato che questo mittente è l’uomo, colui che è sempre stato fuori dal ghetto e che ha sempre avuto più spazio rispetto alle donne. Non a caso, il film Il diritto di contare (2016), che racconta la storia vera e dimenticata della scienziata afroamericana Katherine Johnson, in lingua originale ha un titolo davvero significativo: Hidden Figures. Le donne sono state, e spesso sono ancora, figure nascoste. E chi nasconde le donne e le loro capacità? Chi ne sfrutta l’intelligenza senza riconoscerne il valore davanti agli altri? Chi le ghettizza? Saranno forse quegli stessi uomini che ora – oh, poverini – si sentono esclusi da Pro.Vocazione?

Dicci qualcosa sulle autrici: chi sono e come avviene la fase di selezione, valutazione e editing dei testi?

Le autrici sono scrittrici, anche esordienti, di cui leggo i racconti su riviste e libri. Le contatto personalmente quando scorgo qualcosa che mi colpisce nel loro stile e nel loro modo di parlare della condizione femminile. Il numero giallo di Pro.Vocazione, il primo, ospita il racconto di Manuela Montanaro, autrice della raccolta Catrame, uscita per Ensemble a giugno 2021. Di Manuela avevo letto in precedenza un racconto che era presente su ’tina, la rivista di Matteo B. Bianchi dove si trova anche il mio racconto d’esordio, e ne ero rimasto particolarmente colpito. Trattava di emarginazione, ma con un’incredibile iniezione di ritmo e poesia. Così, ho preso il telefono e ho chiamato Manuela il giorno stesso in cui ho avuto l’idea di fondare Pro.Vocazione. Allo stesso modo, ho cercato Stefania Massari per chiederle di collaborare al progetto della rivista: leggevo la sua rubrica su Huffington Post e sapevo che era specializzata in articoli e recensioni che si concentravano sull’universo letterario femminile. Ad oggi su Pro.Vocazione abbiamo pubblicato i racconti di Manuela Montanaro e Giulia Sara Miori. Altre autrici imperdibili sono in arrivo e, da quando la rivista è uscita a luglio, ho anche ricevuto diverse proposte di collaborazione da parte di scrittrici che avevano trovato il progetto interessante.

Oltre al contributo di un’autrice, Pro.Vocazione ospita anche la sezione #Leggiunascrittrice di Stefania Massari. Raccontaci di cosa si tratta e perché questa scelta.

#Leggiunascrittrice è una rubrica che è nata quando sono entrato in contatto diretto con Stefania Massari. La seguivo su Huffington Post e, quando mi è capitato di conoscerla personalmente durante un corso di editoria, ho pensato che il suo contributo sarebbe stato perfetto per la rivista. Stefania legge tantissimo e seleziona per Pro.Vocazione i testi delle autrici che apprezza, consigliandone la lettura. Ogni mese la sua rubrica ospita tre libri scritti da donne che vale la pena leggere. Quasi in contemporanea con il lancio del primo numero della nostra rivista, Stefania ha anche dato vita a un progetto ambizioso che sta riscontrando un gran successo: un’agenzia di ufficio stampa editoriale e di comunicazione digitale che si chiama SMC. (sito: stefaniamassaricommunication.it). L’entusiasmo di Stefania nell’aderire fin da subito al progetto culturale che sta dietro a Pro.Vocazione mi ha dato una motivazione in più per darmi da fare e ci siamo messi subito al lavoro.

 

La parte grafica è affidata a Juliana R. Duque – Raquel in Dreams – che, oltre a essere un’illustratrice bravissima i cui lavori abbiamo avuto il piacere di ospitare in molte occasioni, è anche la tua compagna. Cosa ti ha detto quando le hai parlato della tua idea di fondare una rivista per sole donne?

Raquel ha detto: «Fixe!». È un’espressione portoghese per dire figo, cool. Raquel è un’illustratrice e dottoranda in Graphic Design presso la facoltà di Belle Arti dell’Università di Lisbona. Con lei ho imparato che in Portogallo i cognomi che riceve una persona provengono sia dal padre che dalla madre e Raquel è molto fiera di avere entrambi sulla sua carta d’identità. Non solo, sempre lei mi ha fatto notare che certe professioni che in italiano sarebbero declinabili in entrambi i generi, ma che nella vita quotidiana vengono spesso declinate solo al maschile, come la parola ministro, in Portogallo invece sono da sempre declinate anche al femminile. In questo caso per la parola ministro esiste la corrispondente ministra. Può sembrare un dettaglio insignificante, ma io sono d’accordo con Vera Gheno quando, in Femminili singolari, dice che ciò che non viene nominato tende a essere meno visibile agli occhi delle persone. Ecco che chiamare le donne che lavorano con un sostantivo femminile non è un capriccio, aggiunge lei, ma il riconoscimento della loro esistenza. Riguardo alla linea grafica, io e Raquel avevamo un’idea ben precisa. Ero stufo di sentire la cantilena secondo cui i racconti non hanno la stessa dignità di un romanzo e, così, insieme abbiamo deciso di dedicare al tema e al mood dell’unico racconto che pubblichiamo su Pro.Vocazione tutte le illustrazioni della rivista, compresa quella di copertina e della quarta.

Inoltre, abbiamo notato che ogni numero ha una veste grafica diversa. Cosa puoi dirci in proposito?

La veste grafica è minimal, pulita e lineare. Con il secondo numero, quello rosso, risulta chiaro che la struttura grafica della rivista rimane intatta, mentre ciò che cambia sono i colori e le illustrazioni. Nell’uscita di ottobre il rosso-bordeaux si propaga tra le pagine di Pro.Vocazione come sangue che gocciola direttamente dalle parole del racconto di Giulia Sara Miori, La vecchia. Il giallo del primo numero evocava, invece, una realtà rurale e periferica, ma ricca di luce e splendore. Il giallo ci sembrava consono al racconto de L’asina zingara.

Nel primo numero hai ospitato un racconto di Manuela Montanaro, autrice di Catrame (Edizioni Ensemble); il secondo numero ospita invece un inedito di Giulia Sara Miori, autrice di Neroconfetto (Racconti edizioni). Due penne molto diverse, così come molto diverse sono le due rassegne di Stefania Massari. Ti chiediamo, quindi: per la preparazione di un numero segui un filo tematico?

Per la preparazione dei numeri di Pro.Vocazione seguo il filo tematico della rivalutazione della figura della donna nella società contemporanea. Così come probabilmente succede a te in prima persona, anch’io mi accorgo di molte delle discriminazioni a cui le donne sono sottoposte quotidianamente. Lola Olufemi in Femminismo interrotto scrive che le femministe sanno che spesso, nel corso della storia, essere femmina ha significato morte, mutilazione e oppressione. Io voglio che lo sappiano anche gli uomini. E vorrei che si accorgessero, anzi che ci accorgessimo, che negli anni ’20 del XXI secolo la figura femminile è ancora bistrattata, denigrata, depotenziata della sua naturale dignità. Come ti spiegheresti altrimenti il Gender Pay Gap mondiale, la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello percepito dagli uomini, che è intorno al 20% (secondo dati su Wired, articolo del 2 febbraio 2021)? La disparità tra uomini e donne ha delle implicazioni tentacolari nella società contemporanea. Nel libro Queerfobia (D Editore), ad esempio, Giorgio Ghibaudo e Gianluca Polastri scrivono che «il problema da cui trae origine l’attuale fastidio nei confronti del tema dell’identità di genere nasce dalla difficoltà di riconoscere alle donne le stesse capacità e meriti degli uomini. Quando le donne otterranno la giusta considerazione» concludono «sarà più semplice parlare anche di identità di genere». Proprio perché anche secondo me non è possibile separare questa battaglia da quella femminista, abbiamo pubblicato già sul primo numero di Pro.Vocazione L’asina zingara, racconto che segue Cosimino, il protagonista, nella ricerca e nella scoperta della propria identità.

Chi sono il lettore e la lettrice ideali di Pro.Vocazione?

Mi auguro che Pro.Vocazione possa essere letta anche da quegli uomini che vivono nell’attuale contesto sociale di misoginia e patriarcalità senza essersene ancora avveduti completamente. Vorrei che questa rivista, oltre a provocare nel senso di indurre una reazione avversa e controversa in questi uomini, innescasse un processo, una presa di coscienza, una curiosità verso il diverso.

E infine: perché, secondo te, si dovrebbe leggere Pro.Vocazione?

Perché non esiste in giro, oggi, un’altra rivista femminista fondata da un uomo che pubblica solo contributi di donne!

a cura di Valeria Zangaro

Valeria Zangaro

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