“Una volta mi hanno chiesto 100 illustrazioni per 100 poesie!”, storia di Angela Barbiera, illustratrice siciliana

 “Una volta mi hanno chiesto 100 illustrazioni per 100 poesie!”, storia di Angela Barbiera, illustratrice siciliana

A guardare le sue illustrazioni sembra di immergersi in un mondo che tutti abbiamo vissuto e abbiamo, ahinoi, dovuto lasciare: quello dell’infanzia a scuola, tra le fantasie di un bambino ai tempi dell’asilo, e l’immaginazione più definita di un piccolo alle elementari. Angela Barbiera è l’illustratrice di luglio di Rivista Blam!.

Chi è, cosa fa e dove vive.

Sono un’architetta-insegnante-illustratrice; può sembrare troppo ma sono le diverse sfaccettature di me. Vivo in provincia di Palermo, a due passi dal mare.

Ci racconta il momento in cui ha deciso che il disegno sarebbe stato il suo lavoro?

Circa dieci anni fa partecipai a dei workshop di illustrazione di albi per l’infanzia, alcuni indimenticabili con il prof. Livio Sossi, e la mia passione per il disegno è riemersa. È quello che mi piaceva fare da piccola, disegnare ciò che vedevo. Poi nel corso degli anni, con la laurea e il lavoro, mi sono concentrata sul disegno tecnico. L’illustrazione non è sicuramente il mio lavoro principale ma una passione che mi accompagna da sempre.

Che bambina è stata?

Sono stata una bambina felice, ricordo le estati trascorse al mare a contatto con la natura. Passavo la maggior parte del tempo a inventare giochi con mia sorella, a cercare elementi che potessero servirci in giardino e dentro casa (con disperazione di mia madre).

Come definirebbe il suo stile?

Lo stile? Non saprei. È difficile dare una definizione di stile e ancor più del mio. Penso comunque possa variare nel tempo o a seconda degli argomenti trattati, o anche della tecnica utilizzata.

Cosa c’è sul suo piano di lavoro?

Sul mio tavolo ci sono un miliardo di cose, un caos di colori, gouache, pastelli, acrilici, ritagli di carta ma anche il tablet per il disegno digitale. Tanti piccoli oggetti mi circondano, cose trovate, ricordi, foto, sono le cose che parlano a volte.

Come imposta il suo lavoro? Fa degli schizzi su un taccuino dopo un guizzo di ispirazione?

Non è l’ispirazione momentanea a produrre l’illustrazione, nel mio caso. È l’osservazione di ciò che mi sta intorno, le persone, la natura, le suggestioni di un luogo oppure le sensazioni quando leggo un racconto, una storia. Faccio degli schizzi e devo dire che ciò che si fa in maniera gestuale, senza pensarci troppo, spesso è meglio di ciò che si elabora troppo.

Qual è la richiesta più strana che le hanno fatto?

La richiesta più strana, forse 100 illustrazioni per un libro di poesie, una per ogni pagina (che ovviamente non ho fatto!).

Ci racconti brevemente i progetti a cui hai lavorato e di cui va fiera?

Ho pubblicato tre albi illustrati per l’infanzia, un progetto che mi ha dato la carica per continuare su questo percorso. Poi ci sono delle illustrazioni che amo particolarmente, fatte magari per eventi non importantissimi, ma che ancora oggi mi danno soddisfazione quando le guardo (per la mostra Olivetti lettera22 di Artaporter, menzione speciale, o il manifesto per un convegno su Calvino).

Se fosse un quadro famoso, quale sarebbe e perché?

Se fossi un quadro sarei uno astratto di Paul Klee, adoro l’armonia di colori che riesce a creare.

Tre illustratori che l’hanno illuminata sulla via di Damasco…

Gli illustratori che amo e che in qualche modo mi hanno influenzata nel mio percorso sono tanti: Wolf Erlbruck, Chiara Carrer, Carll Cneut, Maira Kalman… erano solo tre vero?!

 

Blam

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