Francesca Paola Turco, storia dell’illustratrice di stati d’animo
Di sé stessa dice di essere un’illustratrice di stati d’animo «ispirata da alberi, piante e insetti». È siciliana e l’ispirazione per diventare un’illustratrice è arrivata all’improvviso, da un’illuminazione, sfogliando proprio una rivista. Francesca Paola Turco è l’illustratrice del mese di dicembre di Rivista Blam!. Ecco la sua storia:
Chi è, cosa fa e dove vive.
Non ho ancora imparato a rispondere alle prime due domande però posso dire che vivo a Palermo insieme a due gatte e una ventina di formiche.
Ci racconta il momento in cui ha deciso che il disegno sarebbe stato il suo lavoro?
Tanti anni fa, a Bologna, mi capitò di sfogliare una fanzine illustrata da vari autori tra cui Giulia Pintus. Il giorno dopo, tornata a Palermo, decisi che volevo diventare un’illustratrice, così ho fondato un’associazione culturale, cameradaria, e ho invitato i miei illustratori preferiti a tenere dei corsi.
Come definirebbe il suo stile?
Mi definirei una disegnatrice di stati d’animo ispirata dagli alberi, le piante e gli insetti.
Che bambina è stata?
Una bambina con la testa china su risme di fogli e una matita in mano.
Cosa c’è sul suo piano di lavoro?
In questo momento c’è una tastiera da gaming, una tazza vuota, una serie di matite, un’agenda da schizzi e due nerini del buio arrivati in regalo dal Giappone.
Come imposta il suo lavoro? Fa degli schizzi su un taccuino dopo un guizzo di ispirazione, idea che si ha degli illustratori nell’immaginario comune?
Se si tratta di un lavoro su commissione raccolgo idee e parole su carta, poi consulto Pinterest e successivamente passo a disegnare sul tablet. Se si tratta di un lavoro personale invece è tutto più impetuoso e disorganizzato.
Qual è la richiesta più strana che le hanno fatto?
Mi hanno chiesto delle illustrazioni per la cameretta di una bambina appena nata. Non è una richiesta strana in sé ma non avrei davvero saputo come realizzarla.
Ci racconti brevemente i progetti a cui hai lavorato e di cui va fiera?
Mi è piaciuto molto realizzare l’etichetta del vino Lupo Cappuccio per la Cantina del Malandrino, sono stata felice e onorata di collaborare con Nico Bonomolo alla colorazione del suo cortometraggio Maestrale e in generale mi piace molto illustrare articoli per riviste on line come la vostra.
Se fosse un quadro famoso, quale sarebbe e perché?
Sarei Il giardino delle delizie di H. Bosch perché è l’unico quadro che finora sono sono riuscita a osservare per più di pochi secondi e poi mi ricorda il mio verso preferito di W. Withman (I am large, I contain multitudes).
Tre illustratori che l’hanno illuminata sulla via di Damasco
Il mio è un trittico patriottico: in ordine cronologico Giulia Pintus, la prima illustratrice su cui mi sono imbattuta, e poi Marco Cazzato e Gianluigi Toccafondo.

