“È stato mio nonno a farmi capire che avrei potuto fare l’illustratrice”, storia di Fabiana Pirrera
Radici siciliane e una grande passione per l’illustrazione, Fabiana Pirrera è l’illustratrice dei racconti di giugno 2026 di Rivista Blam!. Cresciuta in Franciacorta, poi stabilitasi a Milano, in questa intervista racconta il suo percorso artistico, e il momento esatto in cui, grazie a suo nonno, ha capito che l’illustrazione sarebbe potuta diventare un lavoro tanto amato.
Chi è, cosa fa e dove vive.
Mi chiamo Fabiana, sono un’illustratrice specializzata nell’ambito editoriale e vivo a Milano. Sono nata in Sicilia ad Agrigento e sono cresciuta a Rovato, in Franciacorta.
Ci racconta il momento in cui ha deciso che il disegno sarebbe stato il suo lavoro?
Ricordo tutto molto bene. Ero nella casa di campagna dei miei nonni in Sicilia e stavo disegnando con la mia cuginetta. A un tratto è passato mio nonno Vincenzo che ci ha viste impegnate a fare dei ritratti e ha detto una frase che mi ha colpito molto: era orgoglioso di avere delle nipoti così intelligenti. Da piccola credevo che l’intelligenza fosse legata solo a determinate materie che non mi appartenevano e quindi mi sentivo un’incapace.
E perché quell’episodio ha segnato una svolta?
È stato lì che ho iniziato a vedere l’arte non solo come un gioco, ma come possibilità per il mio futuro. Purtroppo, nonno adesso non è più tra noi e quell’idea ha avuto bisogno di essere nutrita e resa reale. In questo, il mio ragazzo ha avuto un grande impatto e lo ha tuttora. Ogni giorno lui è lì pronto a sostenermi. Non si limita a dire che sono brava, a far quello sono capaci tutti, ma mi spinge a mettermi in gioco, a crederci e a sperimentare. Ci mette la sua testardaggine, ecco. Sapere inoltre che anche i miei amici hanno creduto in me fin dall’inizio, anche quando le cose non andavano bene, mi dà ancora più forza. Sono grata di aver avuto la possibilità di conoscere queste persone meravigliose.
Come definirebbe il suo stile?
Il mio stile è concettuale e simbolico, mi piace che l’illustrazione non sia solo bella, ma utile e funzionale, così da lanciare in modo chiaro un messaggio preciso e avere un impatto reale.

Che bambina è stata?
Ero una bambina molto vivace e curiosa, ho sempre adorato disegnare e colorare e tornavo a casa da scuola con le mani tutte macchiate. Tuttora capita di sporcarmi le mani quando mi approccio con l’analogico.
Cosa c’è sul suo piano di lavoro?
Sul mio piano di lavoro ci sono sempre pronti all’uso il mio computer, la mia tavoletta grafica e il mio iPad. Accanto tengo un quadernino e una penna che uso spesso per tirare fuori delle idee e fare degli schizzi. Nel cassetto invece conservo degli acrilici e delle matite colorate per quando lavoro in tradizionale.
Come imposta il suo lavoro? Fa degli schizzi su un taccuino dopo un guizzo di ispirazione, idea che si ha degli illustratori nell’immaginario comune?
All’inizio parto sempre da un brainstorming di parole e immagini. Scarabocchio sul mio quadernino con la penna, dove permetto a me stessa di disegnare in modo brutto, perché ciò che è importante in quel momento è far esistere l’idea, poi la si rende bella. In seguito sviluppo il lavoro in digitale con il tablet e infine passo alla tavoletta per definire la composizione.
Qual è la richiesta più strana che le hanno fatto?
Attualmente non ho ricevuto richieste strane, ma ogni progetto ha sempre il suo lato inaspettato, che sia un punto di vista diverso dal mio, un’emozione o una composizione ben precisa che quel messaggio mi richiede.
Ci racconti brevemente i progetti a cui hai lavorato e di cui va fiera?
Ho avuto la possibilità di apparire nella rivista per il Sanremo Comic Festival, dove si chiedeva di rappresentare il matrimonio tra la Rai e Sanremo, nell’edizione del 2022. Ho disegnato letteralmente il matrimonio tra le due parti con al centro Amadeus nelle vesti di un prete. Inoltre, sono felice di aver gestito un mio stand personale alle fiere del fumetto del Gardacon e di aver rappresentato la Scuola Internazionale di Comics alla Milan Games Week & Cartoomics, al Como Fun e al salone nazionale dell’orientamento Young, Lariofiere.
Se fosse un quadro famoso, quale sarebbe e perché?
Probabilmente la Notte stellata di Van Gogh, mi affascinano molto le stelle. È da quando sono piccola che mi piace ammirare quei puntini luminosi nel cielo e lasciar andare la mia immaginazione.
Tre illustratori che l’hanno illuminata sulla via di Damasco
In realtà sono quattro: Nicoletta Ceccoli che mi insegna ad avere un’atmosfera narrativa forte, anche attraverso immagini apparentemente semplici, dando all’illustrazione una dimensione psicologica.
Il duo di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa (per Monster Allergy) da cui ho compreso che il disegno può essere anche ritmo, dinamicità e mi ha colpito molto il loro character design.
Luca D’Urbino per la sua impronta concettuale; mi ha insegnato a tirar fuori in poco tempo delle idee chiare, dritte al punto e funzionali alla comunicazione.

