L’amore ai tempi di Tinder & Co.: «Shelf life» è il racconto di Giorgia Giuliano
Illustrazione di Gianluca Azzena
Un giorno lancerà un’app di dating e la chiamerà Saliva. Anche stanotte, sdraiata accanto al tipo di Milano-Milano, è stata attentissima a non deglutire. La terapeuta posa la penna sull’agendina: ha disegnato un ghiacciolo.
«Cleo, lei deve sciogliersi.»
D’istinto pensa al grande lampadario che si sgancia dal soffitto e centra i Tobleroni. Se solo avesse orari più normali! Quando arriva in autogrill l’occhio di cristallo è lì, un uomo lo sta fotografando, ha un tubo di Pringles sotto il braccio. Poco dopo gli servirà un cappuccino e lo guarderà bere un sorso ogni due patatine. Sa che la sua vita è sballata uguale. Ha un piccolo computer tatuato sulla tempia destra, che pulsa forte quando torna a casa, come se potesse esplodere; anche se ormai di quello che vede non memorizza più niente. Tshhh del Camogli sotto la piastra bollente, tshhh del vapore per montare il latte, le arance bloccate nello spremitore come lei in quello schema di azioni. Lavora al Villoresi Ovest da un anno e mezzo, serve il primo cliente di cui incrocia lo sguardo, la sguardocrazia è la sua unica eccezione. Quello grazie a Tinder non è sesso, ma un backup quando la batteria non è del tutto scarica. Pensa che la cosa più intima del corpo siano i suoni: quando dorme con qualcuno trattiene sempre la pipì e la saliva; cerca solo di non alzare il livello dell’acqua.
Domenica mattina esce con le amiche ghostate su WhatsApp per sei giorni di fila. Finalmente la movida di Milano sembra essersi accorta di lei, balla sotto cassa con il sole caldo sulle spalle, le brioche accanto alla consolle del dj, Fanculo Rustichellaaa!, e lui la sente. Cleo continua a ballare. Non ascolta musica techno, ma in quel momento sembra che addirittura sia la techno ad ascoltare lei. Le afferrano un polso, Franci chiede se vuole qualcosa da bere. Le allunga un cappuccino, lo passa al primo che capita.
«È che ne faccio mille al giorno.»
Fa per girarsi e lui pronto blocca la porta con un piede.
«E di Rustichelle invece?»
Svelta si massaggia la tempia come a chiedere al pc di fare un piccolo sforzo e ricordarsi se ha mai visto quel ragazzo in autogrill. Schegge marroni negli occhi verdi, belloccio, labbra sottili.
«Boh.»
Lui crede sia riferito alle Rustichelle, lei a entrambe le cose.
«Già, è un attimo che il FIFO manda in crisi.»
First In First Out. La regola d’oro. Adesso sente la techno con un orecchio solo. Nell’atrio scoprono di lavorare lei al Villoresi Ovest e lui al Villoresi Est, uno di fronte all’altra, sull’Autostrada dei Laghi. Cleo nel suono spento del boom economico, Greg nel vulcano moderno. Si accorge di parlare bene del suo lavoro: l’ambiente dinamico, i clienti gentili, le gommose dappertutto, il lampadario di cristallo. Lui nella sua testa converte gli aggettivi: dinamico tossico, gentili stronzi. In comune con Greg vuole la passione per quel lavoro. In comune con Cleo ha la frustrazione. Le chiede del suo tatuaggio, lei si gratta la tempia, c’è un bug nel sistema. Greg sospetta di essere meno intelligente di lei, ma non gli dà fastidio. Però sono tre anni che per lui non cambia un cazzo. Prima faceva il pizzaiolo a Londra, da un po’ scrolla il sito di un’agenzia immobiliare perché forse vuole aprire un locale. Galleggiano sulla panca di legno, ogni tanto la porta si apre e arriva una vampata di musica techno, Cleo ha le mani sotto le cosce per non appiattirle, lui ne sfiora una con le nocche, la pelle d’oca gonfia le lentiggini: diventano tridimensionali. Greg non ha mai visto niente del genere, allarga la mano ma l’effetto sparisce non appena la tocca. Allora lei lo bacia e le lentiggini si sollevano di nuovo, stavolta sotto la sua mano. Gli sembra di palpare qualcosa fatta all’uncinetto.
Un paio d’ore dopo, nel parcheggio dell’autogrill, Cleo guarda il lato opposto della carreggiata e non c’è più nessun vulcano. Lavora dinamica e gentile, non brucia i caffè, Cacao o cannella?, una domanda che aveva smesso di fare.
Il sottopasso pedonale che collega i due autogrill diventa il loro posto. La prima volta impacciati, fanno avanti e indietro per un’ora, solo un bacio che li spacca a metà alle 13:50. Per un mese fanno sesso in piedi, lei ha i gomiti escoriati, lui le crolla addosso a peso morto. Ha cancellato Tinder e adesso fa terapia da remoto, aggiorna la psicologa come fosse una sua amica. Da qualche giorno, però, accarezza il braccio di Greg e la sua pelle è dura.
Lavora con il cellulare che ogni tanto vibra in tasca. In pausa apre i suoi messaggi, annunci di locali commerciali, Così a caso?, e lui risponde che ci pensa da mesi. Si ricorda che bei tempi quando si fermava in autogrill soltanto per andare in bagno. Dopotutto Greg fa bene, questo lavoro fa schifo. «Indovina?»
La settimana dopo arriva irradiando il sottopasso, le schegge marroni come glitter intorno alle iridi.
«Diventerò store manager!»
Lo screensaver del computer proietta fuochi d’artificio. Le spiega che il suo responsabile lo stava solo mettendo alla prova. Restano zitti in un abbraccio, la saliva che frizzante scende in gola. Le sue amiche li chiamano i Villoresi anche se lui se lo ricordano appena. Non dicono a Cleo che non è normale vedersi solo in un sottopasso. A volte le mandano url di ristoranti, allora lei cerca di convincere almeno la psicologa a stare dalla sua parte.
«Cleo, lei sta passeggiando in autostrada.»
Arriva dopo venti minuti, il fiato corto, le parole tutte attaccate. Indossa una giacca d’abito e uno zainetto brandizzato. Lei mette il cellulare in tasca e dice che tra poco deve andare. Succede da due settimane. Le solleva il mento, il pc s’inclina e così resta, nella possibilità di ribaltarsi.
Guida sull’Autostrada dei Laghi, Laghi!, e scuote Bauman nella tomba per sapere da lui perché diamine con Greg non ha avuto paura. In autogrill sistema i panini nel bancone e spinge le Rustichelle un po’ troppo contro il vetro. Un giorno lancerà un’app di dating e la chiamerà Non farlo. Intanto, Bauman non risponde.
L’indomani scrive sto arrivando ma Cleo sfoglia le riviste con calma, come vede fare a tante donne crepate dalle infinite ore di viaggio. Arriva dopo venti minuti e lui è lì, bianco da lontano e sozzo da vicino, come le pareti di una casa.
«Lo hai fatto apposta!»
Il rancore chiuso a pugno nelle tasche della giacca: la sua vita è diventata un software gestionale. Il computer di Cleo si surriscalda, software che non è compatibile con il suo sistema operativo. La lite rimbomba nel sottopasso. Fanno come con i prodotti scaduti: si guardano e si smaltiscono.
Fuma una sigaretta nel parcheggio dell’autogrill. Legge le notifiche di Tinder, fa l’ultimo tiro e butta fuori il fumo. Davanti a lei c’è un vulcano.
Giorgia Giuliano

