Sciare è una cosa da maschi: «La tua prima gara» è il racconto di Chiara Munda
Illustrazione di Prisca Rinaldi
A scuola, nell’unica scuola elementare del territorio di Gressoney, sei in classe con un bambino con le lentiggini; il nome non lo ricordi, ma ricordi che si vanta di sciare tutte le domeniche. Racconta che lo sci è una cosa da maschi e si diverte a prendere in giro le bambine perché non sono delle vere montanare e non possono sciare come i maschi. Le bambine non sono capaci di usare lo skilift. Lo skilift è difficile, racconta il bambino con le lentiggini, devi prendere il piattello e mettertelo in mezzo alle gambe. Il nome del bambino non lo ricordi, è vero, ma il racconto dello skilift ce l’hai ancora nelle orecchie. Poi, continua il bambino con le lentiggini, ti ci siedi sopra a quel piattello e non devi cadere e alla fine ti sganci ed è troppo difficile per una femmina.
Mentre lo ascolti, i capelli raccolti in quei ridicoli codini che ti fa tua madre, qualcosa dentro di te si accende. Io sono capace, gli dici. Non ti sei mai avvicinata a uno skilift, ma la frase ti esce con una sicurezza che non ammette repliche. Non ti interessa dimostrare che le femmine possono fare sport o lottare per qualcosa, vuoi solo sfidarlo a sfidarti.
E così quella domenica salti la messa e ti presenti sulle piste vestita con la tuta grigia di cotone con le toppe verdi sulle ginocchia ereditata da Amedeo. Hai fatto aggiungere un fiocchetto colorato a tua madre, ma non ha potuto fare miracoli: indossi un capo riciclato, maschile e non adatto alla neve. In casa avete pantaloni da trekking e scarponi, bastoncini da hiking e sei abbastanza sicura che nel ripostiglio ci sia qualcosa per la ferrata che nessuno usa. Ma per lo sci non avete niente. Sopra indossi il cappottino blu elegante, quello per andare in chiesa, su cui hai fatto cucire da tua madre la «V» di Vittoria sul petto dove le signore pinzano la spilla d’oro. La sciarpa rossa e il cappellino abbinato.
Il bambino con le lentiggini di cui non ricordi il nome ti prende in giro, non è così che ci si veste per sciare, dice, e tu senti che lo fa perché ha paura di te. E la cosa ti piace tantissimo. Non ricordi come si chiama ma il primo brivido della competizione te l’ha regalato lui. Lo obblighi a farti dare i suoi sci e il suo skipass, farete una salita e una discesa a testa, prima lui e poi tu, suo fratello, che al posto delle lentiggini ha brufoli con la punta bianca, sarà l’arbitro della vostra gara.
La prima volta che indossi i suoi scarponi fai muovere il piede dal tacco alla punta, un movimento che a fine giornata ti regalerà vesciche piene di pus. Mentre ti agiti in quelle scarpe troppo grandi e le agganci ai suoi sci troppo lunghi, il bambino con le lentiggini di cui non ricordi il nome ti osserva in silenzio. Tu senti il suo sguardo addosso, lo sguardo di chi non sa come prenderti in giro perché ha capito che non molli e adesso ti scruta a bocca aperta. Quella sensazione ti fa pompare l’adrenalina in tutto il corpo.
Osservi gli altri bambini afferrare il piattello dello skilift, i più bravi fanno pressione sulle gambe e non ci si siedono sopra, si appoggiano leggeri e tengono entrambi i bastoncini nella mano esterna. Tantissimi cadono e scoppiano a piangere dopo pochi secondi di salita.
Quando è il tuo turno ti piazzi il piattello sotto il sedere e appena lo senti tirare contrai i muscoli. Non tanto, solo un po’, quanto basta per dare la compattezza necessaria a bilanciare lo strappo iniziale. Ti muovi come se qualcuno te lo avesse insegnato, come se non avessi fatto altro per tutta la vita, il tuo corpo sa tutto quello che c’è da sapere.
Quando arrivi in cima, il paesaggio è il più bello che tu abbia mai visto. Non eri mai arrivata così in alto e non avevi mai goduto di quel panorama: le cime imbiancate e quelle di roccia asciutta, quelle che sono rimaste impermeabili alla neve, le conifere a regalare sprazzi di verde dove non ti aspetteresti il verde. I ruscelli che scendono divertiti, ti sembra di vederci le trote felici di nuotare veloci e di godere di tutto questo. E il bianco della neve che riflette il sole e gioca ad abbagliarti.
Il fratello brufoloso del bambino di cui non ricordi il nome è salito con te ed era sicuro che non ce l’avresti fatta. Un conto è non mollare, un altro è non cadere dallo skilift. Nasconde lo stupore dietro l’aria spavalda di chi ti dice che salire è la parte facile, adesso ti aspetta la discesa, se cadi con quella tuta ti bagni tutta e muori di freddo.
E ha ragione quel fratello antipatico e brufoloso del bambino con le lentiggini di cui non ricordi il nome, perché di cadute ne collezioni tante. Non tantissime, ma abbastanza da congelarti e riempirti di lividi. Il cappottino fradicio sbatte sui polpacci e te li frusta, i guanti inzuppati di neve ti ghiacciano le mani. Stringere le bacchette è difficile perché le dita sono così gelate da essere solo dei bastoncini rigidi che non puoi controllare. La tuta di Amedeo, poi, non ne parliamo nemmeno, è così bagnata da non farti più sentire le gambe. Ma a ogni caduta guardi la faccia soddisfatta del fratello brufoloso del bambino con le lentiggini di cui non ricordi il nome e non gliela dai vinta. Sistemi gli sci perpendicolari rispetto alla montagna, non sai perché si fa così, ma sai con certezza che si fa così. Punti le bacchette e ti alzi e capisci, non sai come, che chiudendo le punte e allargando le code rallenti la discesa: impari lo spazzaneve da sola e impari, soprattutto, a rinfacciarlo a quello che continua a pensare – o a sperare – che non ce la farai mai.
Arrivi a valle con la tuta e i guanti bagnati, il cappottino martoriato e hai perso la sciarpa. Da qualche parte nella montagna qualcuno troverà un cappellino rosso adatto per andare in chiesa e si chiederà perché si trova su una pista da sci; il sole ti ha bruciato la pelle e stai morendo di freddo. Le cadute ti hanno ammaccato le ginocchia e tutta la parte destra del corpo e sei sicura che quella sera avrai un livido sulla spalla. Anche sulla spalla. Il bambino con le lentiggini di cui non ricordi il nome ti dice che hai perso, lui è caduto solo tre volte, tu molte di più, prova a deriderti e vorrebbe farti piangere ma non ci riesce: hai appena scoperto lo sci.
Chiara Munda

