Il mondo dei podcast: cosa sono, perché li ascoltiamo e come mai hanno successo. Intervista a Pablo Trincia

 Il mondo dei podcast: cosa sono, perché li ascoltiamo e come mai hanno successo. Intervista a Pablo Trincia

Se provate a digitare “veleno” su Google, vi aspettereste di trovare come primo risultato quello di Wikipedia che spiega il significato della parola. In questo caso no. L’enciclopedia più conosciuta al mondo è stata superata da altri quattro risultati che la precedono e che rimandano tutti a un unico argomento: Veleno di Pablo Trincia.
Veleno ha due anni  ed è uno dei podcast (poi diventato anche un libro) più ascoltati e discussi d’Italia che ha riacceso i riflettori sia sulle storie – quelle vere, quelle irrisolte, quelle che ti fanno piangere, mordere le mani, urlare e chiedere giustizia per gli altri – sia sul genere: i serial all’americana raccontati da una voce.
Ho fatto una piacevole chiacchierata sul mondo dei podcast proprio con il giornalista e autore Pablo Trincia. La prima cosa che mi ha detto dopo esserci salutati al telefono è stata: “Registrami!”. Così ho fatto e così vi riporto, per iscritto, quello che mi ha detto. Anche se un podcast, forse, vi avrebbe restituito di più la verità e l’interesse per questa intervista.

In Italia i podcast esistono da un po’, ma generalmente quelli che giravano fino a poco tempo erano solo le messe in onda delle trasmissioni radio. Ora la diffusione è diventata massiva: ci sono storie di ogni tipo e ne siamo molto affamati. Come mai in Italia si è sviluppato in questa maniera solo adesso?


Perché probabilmente, come in tutte le cose, quando ci si accorge che un prodotto funziona e che ha molta diffusione si riaccende l’interesse per il genere, sia da parte degli ascoltatori che dei potenziali realizzatori. Veleno, ad esempio, viene considerato il gancio che ha traghettato in Italia non tanto il concetto di podcast, che già esisteva, ma l’interesse per il serial come in America.
Prima di Veleno c’era sicuramente qualcuno che si occupava di podcast, ma mancava un po’ la cultura dell’ascolto, nonostante alcune radio si interessassero alla forma del racconto breve (vedi Radio 2, Radio 3 o Radio24). Veleno, avendo avuto questa enorme eco, ha riacceso i riflettori sul mondo dei podcast.

Facendo un po’ di “zapping” tra i podcast noto che tra i più ascoltati spiccano le storie vere, di vita quotidiana. Perché la gente è attratta dalle storie normali? C’è la ricerca dell’immedesimazione, qualcuno con cui condividere spaccati di vita comune?

Credo che la gente, tendenzialmente, ami il racconto. Sulla copertina di Veleno c’è scritto “una storia vera”, questa è un’informazione che dà un valore aggiunto: ti sto raccontando una storia incredibile che è anche successa veramente. La realtà, la verità delle cose è un plus rispetto alla fiction che è governata da altri meccanismi. In genere, abbiamo fame di storie, come abbiamo fame di cibo. Le storie sono il cibo della mente, stimolano la curiosità, l’interesse e le tramandiamo dalla notte dei tempi, e quando qualcosa è vera funziona di più.

Guardando le classifiche dei podcast in America, spesso noto che quelli che appassionano di più sono i true crime, storie di omicidio irrisolto, scomparse. Misteri.

Rispetto alla parola scritta con il podcast non c’è il rischio di acquisire un’informazione a metà dato che la nostra concentrazione non è a senso unico come quella che dedichiamo quando leggiamo un libro o un giornale, per esempio?

Secondo me no. Il podcast è qualcosa che tu hai cercato, qualcosa che hai scelto di ascoltare e non vuoi perderti dei passaggi, per cui puoi tornare indietro quando vuoi. Credo che sia l’ottimizzazione dell’acquisizione di un’informazione rispetto alla scrittura e al cinema perché non sei legato alla posizione, perché sei libero di fare quello che vuoi mentre ascolti. Certo, non tutto. Io ascolto sempre podcast: quando lavo i piatti, quando cucino, quando cammino o prendo il treno. Quando faccio cose che non richiedono un pensiero complesso.

Ci indichi 3 vantaggi di un podcast?

  • Il podcast è una via di mezzo tra un film e un libro. Nel primo caso ti vengono imposte delle immagini e dei suoni senza lasciare spazio all’immaginazione. Nel secondo caso, invece, c’è la possibilità di immaginare, ma manca la sonorità. Il podcast toglie le immagini, ma offre la sonorità e permette di stimolare tantissimo l’immaginazione, di rendere il racconto tridimensionale, di usare le musiche. Offre la bellezza dell’esperienza sonora che stimola le tue immagini mentali e personali: sei costretto a costruire le cose con il tuo vissuto, con i tuoi ricordi, simboli, memorie. Se ti racconto una casa, utilizzi la tua memoria per costruirla. C’è l’emotività. Costruisci il film come lo vuoi tu e come lo vedresti tu. Questo è uno dei primi grandissimi vantaggi.
  • Il podcast non ti fa schiavo della posizione: sei libero di ascoltare dove, quando e come vuoi
  • A livello produttivo è molto più semplice e meno costoso di una serie tv, o di un film

C’è un’infinità di podcast. Da autore ti chiedo: quali sono i punti di forza per costruire un podcast di successo?

Bisogna avere un’idea originale, saperla raccontare bene, in modo intelligente, interessante, senza mai annoiare, tenendo presente il ritmo, l’intensità del racconto. Ma per fare tutto ciò bisogna studiare molto. Come non si può scrivere un libro senza averne letti o fare, ad esempio, il regista senza aver studiato nelle scuole apposite o senza aver mai lavorato nel cinema, anche per realizzare un podcast bisogna applicarsi. Non serve solo accendere un microfono e parlare, vanno scrutati e analizzati nel dettaglio i prodotti fatti dagli altri, va studiata l’eccellenza e a quel punto ci si può fare un’idea, una cultura, attingere e mettere in pratica.

Che podcast ascolti?

A me piacciono molto il true crime, oppure racconti trasversali, molto obliqui, storie che non senti mai, non perché siano storie incredibili, ma per il taglio originale che si dà alle storie.

Me ne suggerisci 3?

Heavyweight, Radio Lab, Dirty John.

È uscito il tuo nuovo podcast: Buio. Di che parla e com’è strutturato?

Sono storie di sopravvissuti. Persone che hanno vissuto l’inferno nel vero senso della parola e ne sono usciti, però è raccontato al buio. L’ascoltatore non sa nulla di ciò di cui si parlerà nella puntata, nemmeno chi sarà il protagonista fino a quando non si comincia ad ascoltare, finché non sei dentro la storia.

Le prime 4 puntate sono disponibili su Audible, le successive 4 potete trovarle da dicembre (ndr).

Qui potete ascoltare Veleno

Foto di apertura: Francesco Cuoccio #ijf18

Antonella Dilorenzo

Articoli Correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *