Chi è László Krasznahorkai, il premio Nobel per la letteratura 2025? Scoprilo in 5 parole

 Chi è László Krasznahorkai, il premio Nobel per la letteratura 2025? Scoprilo in 5 parole

Nato a Gyula nel 1954, László Krasznahorkai è considerato il più importante autore ungherese vivente. Nato in una famiglia ebrea della classe media – padre avvocato e madre impiegata pubblica –, scoprì le proprie origini relativamente tardi, a undici anni. Diplomatosi al liceo nel 1972, Krasznahorkai inizierà l’anno successivo un lungo percorso di studi che lo porterà a frequentare Legge all’università di Szeged (all’epoca intitolata a József Attila) e poi, fino al 1978, all’ELTE (Università Eötvös Loránd). Qui, si laureerà nel 1983 ma in Lingue e letteratura ungherese con una tesi sull’esilio di Sándor Márai. Il futuro premio Nobel lascerà, infine, l’Ungheria nel 1987 per varie esperienze, da una borsa di studio a Berlino ovest e i viaggi in Mongolia e Cina, fino a due soggiorni particolarmente significativi per quelli che saranno lo stile e i temi delle sue opere.

László Krasznahorkai: chi è lo scrittore in 5 parole

Prosa

Se i viaggi di cui sopra sono stati di ispirazione per le opere catastrofiche, dalla prosa circolare, come The prisoner of Urga (1992) e Destruction and Sorrow Beneath the Heavens (2004), il soggiorno di Krasznahorkai in Giappone, a Kyoto, ha posto le basi per quelle che sarebbero stati poi i suoi lavori successivi. Spesso ambientate in contesti oscuri e catastrofici le opere di Krasznahorkai sono caratterizzate da una prosa densa e soffocante ai limiti dell’asfissia, fatta di immagini visionarie.

Postmodernismo

Nei libri di Krasznahorkai sono inoltre rinvenibili le influenze di scrittori come Kafka, Beckett, Bernhard, Lowry e Dostoevskij. Il romanzo d’esordio di Krasznahorkai, intitolato Sátántangó (1985), è ambientato nella campagna ungherese, in un villaggio prossimo alla rovina. Avvalendosi di uno stile claustrofobico, il libro racconta di personaggi alienati, bloccati in un gigantesco presente senza tempo. Decadenza e alienazione dell’individuo, eterna lotta tra ordine e caos e una grande malinconia onnipresente: nell’immaginario di Krasznahorkai sono presenti tutti gli aspetti della disintegrazione sociale.

Apocalisse

Krasznahorkai è a tutti gli effetti definibile quale scrittore dell’apocalisse: il romanzo del 1989, Melanconia della resistenza ne è un esempio. Questa storia racconta di un non meglio precisato circo che espone solamente una balena. E nient’altro. Questo sarà il surreale innesco per far esplodere un cambiamento, alle porte di una nuova era che, predetta da eventi apparentemente senza senso, annuncia un repulisti generale. Secondo un articolo del 2011 di James Wood sul New Yorker questo romanzo «è una commedia apocalittica, un libro su un Dio che non solo ha fallito, ma non si è nemmeno presentato all’esame». È una critica sociale e politica malinconica, scritta quando il blocco orientale stava vivendo una delle sue stagioni più difficili, fatte di scontri sociali e grandi critiche, e questo Zeitgeist si riflette anche nell’opera oscura e visionaria di Krasznahorkai.

Bela Tarr

Krasznahorkai collabora da anni con il regista connazionale Béla Tarr. Da questo incontro intellettuale ne sono usciti cinque film diretti da Tarr e scritti di Krasznahorkai, tra i quali spiccano l’adattamento del già citato Sátántangó, una monumentale opera di 4 ore e mezza che rispecchia l’atmosfera oscura del libro, di Le armonie di Werckmeister (2000), basato sul romanzo Melanconia della resistenza e di Il cavallo di Torino (2011), ispirato a un episodio della vita di Nietzsche e premiato con l’Orso d’argento al festival di Berlino. Questi tre film sono considerati capolavori del cinema europeo e hanno aiutato a elevare il regista Tarr a protagonista dell’arte cinematografica.

Nobel

Dall’uscita di Sátántangó in poi – divenuto ben presto un classico della letteratura postmoderna europea –, la visione letteraria di Krasznahorkai si è sviluppata di pari passo con alcuni tra i più importanti riconoscimenti che un autore, proveniente oltretutto da una nazione relativamente piccola e scrivendo in una lingua poco diffusa, possa ricevere. Seiobo There Below (2008), raccolta di racconti di arte, spiritualità e decadenza umana tradotta in inglese vince il Best Translated Book Award nel 2013 e 2014. L’anno successivo arriva, invece, il riconoscimento internazionale, quando Krasznahorkai riceve il prestigioso Man Booker International Prize, ed è il primo autore ungherese a ottenerlo. Nel biennio 2020-2021 viene insignito del premio Bortrund di Minsk per «l’impegno nella sua engaging storytelling» e del premio di Stato austriaco per la letteratura europea e, il 9 ottobre 2025, in maniera per molti inaspettata, il prestigioso premio Nobel per la Letteratura – secondo ungherese a riuscirci dopo Imre Kertész nel 2002, con la seguente motivazione: «Per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte».

László Krasznahorkai: i primi libri da leggere per conoscere questo scrittore

  • Satantango, Bompiani, 2016
  • Melanconia della resistenza, Bompiani, 2018
  • Il ritorno del barone Wenckheim, Bompiani, 2019
  • Guerra e guerra, Bompiani, 2020

Foto in copertina di Déri Miklós: Arcok

 

A cura di Milo Salso

Milo Salso

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