Qual è la nostra scadenza naturale? Fra morti quotidiane e la natura selvaggia del Molise arriva “Deadline naturale”, la silloge di Davide Ricchiuti

 Qual è la nostra scadenza naturale? Fra morti quotidiane e la natura selvaggia del Molise arriva “Deadline naturale”, la silloge di Davide Ricchiuti

Con Deadline naturale, Davide Ricchiuti (autore che abbiamo avuto il piacere di ospitare con due racconti su Rivista Blam!) esordisce nella poesia con una silloge sul significato del limite inteso come fine e inizio, come il momento della morte e quello della rinascita.

Deadline naturale di Davide Ricchiuti: di cosa parla il libro

Il limite è al centro di Deadline naturale. Forza primordiale che tutto regola, e che su tutto s’impone come scadenza naturale di qualsiasi elemento, vediamo qui il protagonista dell’opera alle prese con le piccole morti quotidiane della sua vita. Sullo sfondo: il Molise, luogo immateriale e immisurabile, luogo della natura, in contrapposizione a quello artificiale di Milano. A Davide Ricchiuti abbiamo chiesto di raccontarci Deadline naturale in 10 parole-chiave.

Deadline naturale di Davide Ricchiuti raccontato da Davide Ricchiuti

1 – Molise

Il Molise esiste. Lo conferma il protagonista di Deadline naturale. Anzi, non solo esiste, ma è la regione adatta al contatto diretto con le forze primordiali della natura. Poiché il libro parla di limite biologico, di scadenza naturale, di ridimensionamento dell’io, il protagonista ha bisogno proprio di un luogo che non amplifichi l’ego. E il Molise non è già saturo di simboli, né tantomeno spettacolarizzato come altre regioni: il Molise è invisibile. Il protagonista del libro si confronta continuamente con la possibilità di sparire, di essere riassorbito nel ciclo naturale degli eventi.

2 – Deadline

La parola «deadline» era una linea verificabile a fine Ottocento, durante la Guerra Civile americana, che indicava un confine all’interno di alcune prigioni. Chi la oltrepassava veniva fucilato. Oggi diciamo «ho una deadline» senza pensare alla sua origine violenta. Una parola nata per delimitare la morte diventa, in Deadline naturale, il modo con cui il protagonista, un copywriter aziendale che lavora a Milano, misura le piccole morti a cui va incontro nella sua vita quotidiana. Nel libro, deadline è sia scadenza formale (come nei versi «Con mani ancora sporche di tastiera / appoggio la pelle nuda sull’argilla / e dimentico l’asfalto che mi assilla / l’urgenza di arrivare / ottenere capitale / deadline da rispettare») sia limite interiore. Marca il confine tra una modalità esistenziale alienata e una più autentica, dove il tempo e il corpo ritrovano senso perché si accordano ai cicli della natura, alla durata della fioritura di un pruno o alla necessità di potare una vite.

3 – Gin tonic

«Milano era un alveare di menzogne / ronzio di nettare disperso / in bicchieri di gin tonic». Il gin tonic, nel libro, è il simbolo del rito urbano dell’aperitivo milanese: più che svago è una forma di socialità performativa. Ci si incontra più per restare visibili, produrre relazione, contatto, possibilità di lavoro che per decomprimere. Si sorride, bevendo, mentre si misura il proprio posizionamento. La pausa dal lavoro è solo una fase del lavoro. Nel mondo che il protagonista di Deadline naturale attraversa – quello della natura, del limite biologico, del tempo che si fa essenziale – quel rituale appare superfluo. Nella natura non si performa il benessere: lo si misura nel silenzio.

4 – Cubo

È una forma geometrica che nel libro serve come dispositivo simbolico. È il monolocale in cui il protagonista vive e allo stesso tempo è lo spazio del limite della sua vita fuori dal lavoro. Sì, perché quando non è al lavoro, il protagonista sta rinchiuso nel cubo (con un solo affaccio su un cortile interno) e passa il tempo libero quasi soltanto con i mezzi digitali. È talmente ossessionato dai social da sperimentare una vera ansia fisica quando non è connesso. È proprio dentro al cubo, però, che avverrà il cambiamento. È lì che, dopo una crisi da esaurimento, l’uomo deciderà che è tempo di «uscire dal cubo / disegnare un alfabeto di rose e di grano».

5 – Natura

In Deadline naturale la natura è presenza che chiede di essere toccata, zappata, annusata, per poter essere compresa: «Ho disinstallato il sistema operativo dalla vita / ora inizio a scavare / il primo seme lo pianto con dolore / mentre il vento distilla sudore dal futuro. / La verità è che la prima volta che ho zappato / ho vomitato». Senz’altro, da una parte è capace di consolare il protagonista («L’angoscia della prima sera / da solo / è diventata / all’alba / un platano d’oro»), ma allo stesso tempo continua a renderlo inquieto per la poca dimestichezza che  ha nei confronti di una vita in cui è possibile incontrare, in un giorno qualunque, un cavallo selvaggio: «Io mi copro le palpebre / con i palmi freddi delle mani / Il sangue si ritira / un passo falso dal lato opposto / e il dirupo del sentiero esposto / diventa abisso». Nel momento in cui deciderà di licenziarsi, lasciare il monolocale in affitto a Milano, usare la sua tenda e i pochi risparmi per immergersi nello spazio naturale impervio e ancora selvaggio del Molise, il protagonista si renderà conto di essere soggetto alla stessa regola di vita di ogni organismo vivente, perdendo quindi la tentazione di sentirsi al centro del dramma della vita. Relativizzare l’io diminuisce l’angoscia.

6 – Corpo

Il corpo si ferisce: «Pungersi le dita / in un arbusto di ribes / e tuttavia non capire / se a scorrere / sia sangue o succo / significa aver rimosso / il senso di sé / dal profitto». Il corpo si tatua la vita sulla schiena: «Cadendo / si bagna di pigmenti floreali / la schiena / una camelia tatuata tra le spalle / è il mio nuovo mandala / non accetta deadline se non la morte vera». Il corpo si trasforma: «Strappo le radici del passato / inesaudite preghiere verticali / e mi vesto di sudore e di profumo. / Il mio cuore sa di miele e abete bianco / il mio collo di ghiandole animali». Tutte le poesie nascono da un’implosione e da un’esplosione del corpo.

7 – Linguaggio

Ho scelto un linguaggio che procede per sottrazione, distaccando il protagonista da una prospettiva antropocentrica. Una metrica classica, rigidamente chiusa, avrebbe prodotto una sensazione di controllo totale. Volevo che il ritmo fosse mobile come il corso variabile di un torrente di montagna. Il verso è libero a lunghezza variabile e, se da una parte è una scelta criticabile dal punto di vista accademico (sappiamo che Dante prediligeva, per esempio, versi imparisillabi, considerando i parisillabi versi rozzi), dall’altra è stata necessaria perché il corpo è centrale e il verso non può ignorarne la fisiologia. Il linguaggio deve includere le anomalie organiche. Endecasillabi, settenari e novenari non sono respinti nel libro, ma si riattivano nei momenti di soglia, quelli in cui avviene una trasformazione, difficile da raccontare in forma discorsiva nell’uomo che sta sperimentando una crisi.

8 – Silenzio

Il silenzio non è assenza di suono. È un modo di dilatare la consapevolezza, è ascolto di biofonie e geofonie naturali. «Il medium dello spirito è il silenzio» dice il filosofo Byung-Chul Han nel libro Nello sciame (Nottetempo, 2015, p. 35), un silenzio che oggi è distrutto dalla comunicazione digitale. Ho scritto e riscritto Deadline naturale tante volte perché desideravo che le poesie si fermassero un attimo prima di spiegare troppo; ho lavorato molto sui margini del non detto. Il silenzio in Deadline naturale non è vuoto, ma campo aperto.

9 – Cellulare

Quante volte abbiamo controllato il cellulare da quando ci siamo svegliati stamattina? In Deadline naturale l’eterna connessione digitale, che costringe il protagonista ad autorappresentarsi tramite i social da una parte, e a essere vincolato alle dinamiche del lavoro iper performante dall’altro, viene staccata. A fatica, ma viene staccata. Il digitale è interfaccia: filtra. Il libro insiste invece su un’esperienza immediata. Non c’è negoziazione tecnologica tra il soggetto e ciò che lo circonda. L’esperienza del viaggio verso sé stesso, passando attraverso una terra selvaggia come il Molise, allontana il protagonista dal cellulare.

10 – Ribellione

Esempi di personaggi celebri entrati nella Storia della letteratura che s’inoltrano nella natura come atto di ribellione sociale sono quelli di Thoreau (Walden) e Jon Krakauer (Into the wild). Thoreau si ritira nei boschi di Walden come forma di critica concreta alla società industriale nascente. Chris McCandless, il protagonista di Into the wild, abbandona famiglia, denaro e carriera per vivere da solo in Alaska. Una scelta antimaterialista in cui la natura diventa luogo di purificazione dal consumismo imperante degli anni Novanta. In Deadline naturale, il protagonista capisce che gli psicofarmaci che gli sono stati prescritti non sono sufficienti a farlo guarire dall’ansia digitale. Capisce che agiscono sui sintomi, ma non estirpano l’origine del suo malessere. La natura selvaggia, nonostante tutti i pericoli, è la sua salvezza.

A cura di Valeria Zangaro e Davide Ricchiuti

Valeria Zangaro

Articoli Correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *