Franz Kafka in 5 parole: tutto ciò che non sai sullo scrittore di La metamorfosi e Il processo

 Franz Kafka in 5 parole: tutto ciò che non sai sullo scrittore di La metamorfosi e Il processo

Ritratto illustrato di Sonia De Nardo

Il 3 giugno 1924, nel sanatorio di Kierling, nei pressi di Vienna, si spegneva un paziente affetto da tubercolosi di nome Franz Kafka. Lo stesso che di lì a poco sarebbe diventato sinonimo di modernismo, per alcuni anche di surrealismo, considerato tra i maggiori scrittori del Ventesimo secolo; e non solo. Tanto che, a cento anni esatti dalla morte, ci ritroviamo nella comoda posizione di poter parlare di lui e raccontare come e perché l’autore di – tra gli altri – La metamorfosi (1915) e Il processo (1925) sia annoverato tra i più grandi di sempre. E tutto questo anche grazie a Max Brod, amico e biografo e alla promessa, non mantenuta, di bruciarne gli scritti dopo la morte.

Franz Kafka: chi era lo scrittore in 5 parole 

Praga

Nascere nell’attuale capitale ceca nel 1883 significava essere parte della vasta popolazione dell’impero austro-ungarico. Venuto alla luce nei pressi della Staroměstské náměstí (piazza della Città Vecchia) da una famiglia di ebrei aschenaziti – quindi proveniente dall’Europa centrale e di lingua yiddish –, Kafka trascorse nella città di Praga una lunga parte della sua vita, frequentando le scuole primarie, sostenendo la maturità e, dopo un intermezzo come studente di Chimica, si è laureato in Giurisprudenza all’università tedesca. In quella grande miscela di lingue e culture che era il regno di Francesco Giuseppe, la lingua ufficiale era il tedesco (insieme all’ungherese) e l’educazione di Kafka non fece eccezione, portandolo comunque a conoscere anche il ceco e l’ebraico.

Proprio a Praga, e nelle sue atmosfere magiche e surreali, è ambientato Il processo (1914-1915), romanzo incompiuto e postumo di Kafka, che narra di Josef K. arrestato e perseguitato senza sapere realmente quale sia il motivo. Entrato di diritto tra le migliori opere dello scrittore, il libro fu pubblicato da Brod nel 1925 nonostante la richiesta di bruciare i manoscritti fatta da Kafka prima di morire. Sfruttando il contesto che la città degli alchimisti per eccellenza sa garantire, lo scrittore usa uno stile particolarmente criptico e minimale, in un crescendo di angoscia e alienazione, temi cari al Kafka autore e in linea con il Franz cittadino e burocrate.

Ebraismo

Cresciuto come ebreo di lingua tedesca nella Mitteleuropa spostata verso est, Kafka nutriva un sincero interesse per la religione della propria famiglia, benché si sia sempre dichiarato ateo. In particolare, alcuni scrittori in lingua yiddish – un misto di tedesco ed ebraico, con influenze slave, parlata soprattutto nell’attuale Germania e nell’Europa dell’est –, vengono spesso citati dal giovane Kafka sul proprio diario. Anche in Il processo ci sono espliciti riferimenti all’esistenza ebraica di Praga, definita dal traduttore Pavel Eisner «triplice», della quale Kafka è diventato epitome e primo rappresentante, forse suo malgrado.

La religione, praticata o meno, rappresenta comunque un tema importante per la produzione dello scrittore, associata anche per questo all’esistenzialismo di Dostoevskij. Il primo dei tre romanzi scritti da Kafka, l’incompiuto America (1911-1914, pubblicato postumo in Germania nel 1927) parla di un arzigogolato peregrinare di un giovane europeo, alla volta del «Nuovo Mondo». Intitolato inizialmente Il disperso, fu pubblicato da Brod con il «nome collettivo» America ed è basato su racconti, esperienze e dettagli tratti direttamenti dalle esperienze dei parenti di Kafka emigrati in America; non si può non notare come il termine «peregrinare» si adatti al popolo ebraico, per definizione in perenne movimento. In tutto questo, il giovane ebreo dovrà fare i conti con un continuo sentimento di smarrimento, dovuto alle condizioni disumane di lavoro e alle disparità sociali.

Padre

Figlio di Julie Löwy, di origine boema e figlia di commercianti, e di Hermann Kafka, prima commesso viaggiatore e poi gestore di una merceria, Franz era il maggiore di sei fratelli. Due di loro, i maschi Georg e Heinrich, morirono durante l’infanzia, mentre le tre femmine, Elli, Valli e Ottla, furono tutte vittime della Shoah. L’infanzia di Kafka fu solitaria, accompagnata solo da governanti, visti gli impegni dei genitori nel gestire l’attività. Potrebbe avere origine anche da queste infinite giornate il difficile rapporto di Kafka col padre, ben descritto nelle tante pagine che compongono Lettera al padre, scritta nel 1919 ma mai spedita (e pubblicata postuma nel 1952).

La missiva è, infatti, una critica all’educazione autoritaria del padre, a tratti dominante e terribilmente esigente. Ma non solo: è anche un modo per dar sfogo a sentimenti ambivalenti e criptici nei confronti del genitore, verso il quale il giovane Franz ha provato ammirazione e disprezzo al tempo stesso. Sapientemente scritta come se fosse un’arringa processuale, la lettera è un chiaro esempio di come l’imponente figura paterna, egoista e prepotente, abbia influenzato non solo la vita sentimentale dello scrittore, ma anche quella lavorativa, dando una chiave di lettura interessante a tutte le opere dell’autore praghese, capace di descrivere personaggi sempre in crisi psicologica e dediti all’analisi introspettiva. 

Alienazione

Smarrimento, angoscia e, soprattutto, alienazione. La maggior parte della produzione letteraria di Franz Kafka parla di questo, di sentimenti contrastanti e divergenti nelle relazioni tra genitori e figli, e di violenza fisica e psichica. Tutto questo è magnificamente sintetizzato nel capolavoro La metamorfosi, racconto pubblicato per la prima volta nel 1915 a Lipsia da Kurt Wolff. Tra le poche pubblicazioni avvenute quando lo scrittore era ancora in vita, qui viene raccontato di Gregor Samsa, commesso viaggiatore che vive con i genitori e una sorella, e della suo improvvisa trasformazione in insetto. In pieno stile Kafka, angosciante ed enigmatico, non si saprà mai il perché di questa mutazione, ma solo di come il giovane Gregor tenti di adattarsi alla nuova realtà senza perdere il rapporto con i genitori, con la sorella, e col datore di lavoro. La grande riflessione che Samsa fa della propria condizione, paragonando la propria vita prima e dopo la trasformazione, e l’impossibilità ad accettare l’accaduto da parte della famiglia, specie da parte del padre visto che Gregor passa dal sostenere economicamente la famiglia a essere un peso, farà sprofondare il giovane in una grave forma depressiva. Dall’alienazione all’angoscia, sembra che tutti gli scritti di Kafka risentano della personalità del proprio autore, intimorito dal fatto di poter essere visto come ripugnante e dal suo rapporto piuttosto controverso con il sesso e con la carnalità. Qualcuno si è spinto più in là, leggendo tra le righe un disturbo schizoide della personalità. Vero o no, sappiamo con certezza che scrivere per lui era come una specie di liturgia, tanto da considerarla una forma di preghiera. Religioso, a modo suo. 

Kafkiano

Talmente a modo suo, da aver persino spinto i lettori a coniare un neologismo che porta il suo nome, usato per descrivere una situazione paradossale e molto angosciante, la quale, però, finisce per venire accettata come «nuova realtà», considerata l’impraticabilità di una qualsiasi soluzione volta a risolverla. Il termine «kafkiano» descrive quindi un momento, non solo stile con il quale questo viene raccontato; celebri ed esplicativi sono, in questo senso, Il processo e America. Certo, l’ermetismo di Kafka ha contribuito in maniera consistente all’ambiguità di queste circostanze, devastanti soprattutto psicologicamente, oltre che tutt’altro che pratiche. Proprio in Il processo ci sarà l’incontro tra il «non poter reagire» kafkiano e quella famosa burocrazia che tanto ha impegnato il pensiero di Franz, impiegato per una compagnia assicurativa e quindi esperto di labirinti amministrativi infiniti, buoni solo a portare allo smarrimento della persona che vi si trova dentro, apparentemente senza via d’uscita. Ieri, come oggi. 

 

Franz Kafka: i primi libri da leggere per conoscere questo scrittore

  • La metamorfosi, Bur, 1998
  • Il processo, Einaudi, 2014
  • Lettera al padre, Bur, 2013

 

A cura di Milo Salso

Milo Salso

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