L’illustratrice dall’anima “tormentata e libera” come Van Gogh: intervista a Michela Martinico
Se fosse un’opera d’arte, assomiglierebbe a un quadro di Van Gogh: «Un’anima così determinata e tormentata, ma con il primordiale bisogno di sentirsi libera». Michela Martinico è una giovane illustratrice siciliana, con una passione per il fumetto nata già tra i banchi di scuola e mai abbandonata. Da bambina, il suo modo per rilassarsi era sfogliare fumetti, osservandone attentamente ogni pagina. Oggi, tra disegno e sperimentazione, porta avanti il suo percorso artistico. Ecco cosa ha raccontato a Rivista Blam!, in occasione dell’uscita delle sue illustrazioni per i racconti di novembre.
Chi è, cosa fa e dove vive.
Sono Michela, cerco di vivere insieme e per l’arte, come illustratrice, pittrice e fumettista. Il mio luogo è la Sicilia, precisamente Trapani.
Ci racconta il momento in cui ha deciso che il disegno sarebbe stato il suo lavoro?
Forse potrei collocarlo alle medie, quando scrissi un tema in cui spiegavo come il fumetto facesse parte della mia vita e quanto fosse importante. In seguito, il concetto si concretizzò con le scuole superiori, attraverso il Liceo artistico, per poi sfociare in un percorso di studi mirato a questo obiettivo. Ma tutto parte da una base ben solida: disegnare da quando ho memoria.
Come definirebbe il suo stile?
Una domanda a cui non saprei dare una risposta precisa. Tendo sempre a mutare, cambiando attraverso lo studio, la curiosità e la voglia di sperimentare. È un percorso che non ha una sola destinazione, ma attraversa diversi punti che possono aiutare a esprimere e comunicare ciò che si vuole. Questa è la cosa importante per me: esternare quello che si sente.
Che bambina è stata?
Di sicuro non ero l’emblema della tranquillità, ma il trucco c’era: bastava darmi un foglio e qualcosa con cui disegnarci sopra. Ricordo che, in tenera età, quando ancora non sapevo leggere, mi rilassavo osservando con precisione ogni singola pagina di un fumetto. Bastava poco, ma per me era davvero tanto.

Cosa c’è sul suo piano di lavoro?
Davvero tante cose: dalle boccette di china, con tanto di fedele pennello, ai fogli di diverse dimensioni e tipologie, colori di ogni genere, per poi passare al PC con tanto di tavoletta grafica. Il tutto è contornato da oggetti pieni di ricordi che fanno bene al cuore. Un caos ordinato, insomma.
Come imposta il suo lavoro? Fa degli schizzi su un taccuino dopo un guizzo di ispirazione, come nell’immaginario comune degli illustratori?
Tutto deve partire da un input, qualsiasi cosa possa suscitare la fatidica ispirazione. Da lì si passa a un supporto su cui imprimere di getto quanto elaborato nel cervello. Appena si inizia a capire che strada prendere, si passa al disegno. Tenendo a mente una cosa: fidarsi del processo.
Qual è la richiesta più strana che le hanno fatto?
Eppure, che io ricordi, non mi vengono in mente richieste particolarmente strane. Forse perché, quando mi trovo davanti a delle richieste, che siano bizzarre o meno, cerco sempre di creare un ponte tra le parti, per capire al meglio come concretizzarle in qualcosa di più conforme a ciò che realmente si vuole ottenere. Di solito basta un confronto per centrare meglio l’obiettivo.
Ci racconti brevemente i progetti a cui ha lavorato e di cui va fiera?
Sono dell’idea che qualsiasi tipo di progetto, dal più piccolo e personale al più grande e pubblico, serva sempre per il proprio percorso di crescita. Sono pur sempre tasselli utili per poter percorrere la strada che si è deciso di intraprendere. E di questo sono grata, per qualsiasi esperienza fatta.

Se fosse un quadro famoso, quale sarebbe e perché?
Credo che sarei un quadro di Vincent van Gogh, senza identificarmi in un’opera in particolare. Basandomi sul concetto generale che rappresenta questo artista, mi sento vicina al suo modo di esprimersi, con quelle pennellate che sembrano fatte a caso, ma che invece hanno un ruolo determinante e ben studiato all’interno delle sue opere. Un’anima così determinata e tormentata, ma con il primordiale bisogno di sentirsi libera.
Tre illustratori che l’hanno illuminata sulla via di Damasco
Sergio Toppi, Giorgio Cavazzano, Jacovitti.

