“Tutti i colori del buio” è l’ultimo romanzo di Chris Whitaker, libro dell’anno per il Washington Post. La recensione
Ci sono libri che si abitano per settimane, anche dopo averli chiusi, proprio come Tutti i colori del buio di Chris Whitaker (edito in Italia da Einaudi): uno di quei romanzi che smettono di riguardare «cosa succede» per parlare di «chi sopravvive, e come». Il ritorno in libreria di Chris Whitaker avviene così con un romanzo che il pubblico internazionale ha già consacrato: oltre tre milioni di copie vendute nel mondo e diversi riconoscimenti come libro dell’anno.
Tutti i colori del buio di Chris Whitaker: la trama del libro
Tutto comincia in un bosco del Missouri, in una mattina del 1975, quando un ragazzino scompare senza lasciare traccia. Joseph «Patch» Macauley, tredici anni, viene rapito e trascorre quasi un anno rinchiuso in una cantina, senza sapere se e quando tornerà a vedere la luce del giorno. In quel buio, l’unica presenza a fargli compagnia è una voce: quella di Grace, una ragazza che gli fa visita senza mai farsi vedere, e con cui costruisce, parlando al buio, un legame che sopravviverà molto più a lungo della prigionia stessa. Quando Patch riconquista la libertà, torna a casa con un’ossessione: ritrovare Grace e scoprire chi gli ha rubato un anno di infanzia. Al suo fianco c’è Saint Brown, l’amica di sempre, che decide di dedicare la propria vita a proteggerlo in questa ricerca, anche quando la verità comincia a fare più paura del non sapere.
Sopravvivere non è la stessa cosa che guarire
Whitaker prende in prestito gli ingredienti del giallo (un rapimento, un colpevole da scovare), ma li usa come pretesto per raccontare qualcosa di molto più stratificato. Il vero cuore del romanzo non è tanto rispondere alla domanda «chi è stato», ma quanto a lungo un trauma vissuto da un bambino possa continuare a dettare le scelte anche una volta adulti. Patch esce da quella cantina libero nel corpo, ma resta per sempre legato a ciò che gli è successo lì dentro: ogni sua decisione, negli anni successivi, sembra rispondere ancora a quella stanza buia, come se non fosse mai davvero uscito. È un romanzo sull’infanzia come territorio da cui, per quanto si cresca e ci si allontani, non si riesce mai del tutto a emigrare. Attorno a questo nodo emotivo, Whitaker costruisce anche una riflessione più ampia sulla resistenza: i personaggi del romanzo portano quasi tutti addosso una qualche forma di fragilità (sociale, familiare, fisica), eppure è proprio da lì che trovano la forza per reinventarsi, piano piano, senza scorciatoie.
La scrittura di Chris Whitaker in Tutti i colori del buio
Sul piano stilistico, Whitaker dimostra ancora una volta di sapersi muovere con naturalezza tra due registri che raramente convivono bene: il passo incalzante del romanzo di suspense e la lentezza contemplativa della narrativa letteraria. La scelta di raccontare la vicenda su un arco di più di trent’anni gli permette di saltare tra epoche ed età diverse dei personaggi, restituendo un ritratto corale in cui nessuno resta sullo sfondo. La sua prosa non ha fretta: si sofferma sui paesaggi rurali del Midwest con la stessa attenzione con cui scava nelle cicatrici interiori dei protagonisti, componendo un’atmosfera sospesa, malinconica. È proprio in questa lentezza narrativa, nella scelta di dare tempo ai personaggi di essere prima di tutto persone, che il romanzo trova la sua vera forza.
A cura di Angelica Corà

