Rileggere Lesbo e Saffo in chiave moderna. Miti e suggestioni nel libro di Elisabetta Garieri “A Lesbo con Saffo”
A Lesbo con Saffo. Mito, splendori e vertigini (Giulio Perrone editore, 2026) è il libro d’esordio dell’autrice e traduttrice Elisabetta Garieri che ci restituisce un affresco sfaccettato dell’isola greca di Lesbo e il ritratto nitido della poeta dell’eros per antonomasia, Saffo: figura iconica e immortale, e tuttora presenza viva nell’immaginario collettivo dell’isola e di chiunque l’ha incontrata – metaforicamente e letterariamente – sul proprio cammino. Garieri, entrando dalla «porta laterale» della Grecia, dall’Egeo estremo-orientale, ci guida nell’isola.
A Lesbo con Saffo di Elisabetta Garieri: di cosa parla il libro
Con i versi lirici di Saffo da sottofondo, Garieri ci mostra una Lesbo tra utopia e distopia, tra splendori e rovine, sfatando miti e luoghi comuni che riguardano quest’isola. Da una parte, infatti, scopriamo la Lesbo divenuta, a partire dagli anni Sessanta, meta ideale ed emblema della comunità queer internazionale, come anche di poeti, artisti e viaggiatori; dall’altra parte, c’è invece l’«inferno di Moria» – uno dei più grandi campi profughi d’Europa –, e nelle spiagge dove si consuma ininterrottamente la tragedia dei migranti morti in mare. Con abilità e rigore filologico, l’autrice va all’origine di queste contraddizioni per ricordarci che l’antichità un punto di partenza, e non di arrivo, per comprendere il presente e cogliere l’identità e lo spirito di un luogo. In questo caso, l’alfa (e l’omega) di questo viaggio esperienziale, tanto letterario quanto personale, è Saffo, la cui eredità ha lasciato una traccia così profonda da modellare i connotati storici e paesaggistici dell’isola, e che si materializza nella statua in marmo a lei dedicata dell’autore Loukàs Loukìdis, sulla spiaggia di Skala Eresou. A fare da controcanto alla voce dell’autrice, ci sono quelle degli abitanti dell’isola – come Eti, Melpomeni, Ghiorgos –, i riferimenti storici e letterari a scrittrici e artisti che qui hanno soggiornato, fra le quali Vivien Renee e Natalie Barney, o che vi sono cresciuti, come il premio Nobel Odisseas Elitis. E storie. Tante storie di dolore, appartenenza, amore e commovente solidarietà.
Elisabetta Garieri: l’autrice di A Lesbo con Saffo
Nata a Verona nel 1988, Elisabetta Garieri ha avuto una formazione classica, che – come lei stessa afferma – le ha trasmesso in eredità un’«ossessione genealogico-etimologica» destinata a orientare tanto la sua ricerca quanto il suo approccio alla vita. Alterna la sua attività di traduttrice editoriale dal francese e dal greco moderno a quella di saggista e articolista. Ha tradotto autori come Jean Malaquais, Mona Chollet, Niki-Rebecca Papagheorghìou, Soti Triantafillou, Makis Malafekas, Angela Dimitrakaki, Kostis Maloùtas, Amanda Michalopoulou. Oggi vive ad Atene e collabora con Aiora Libri, casa editrice greca che pubblica anche libri in italiano. Garieri ha vinto quest’anno, in occasione del Salone del Libro di Torino, il premio Lorenzo Claris Appiani per la Traduzione letteraria del romanzo Deepfake di Makis Malafekas, edito in Italia da Baldini+Castoldi.
Perché leggere A Lesbo con Saffo di Elisabetta Garieri
Nel desiderio di afferrare l’anima frammentaria ed evanescente di Lesbo e della sua Saffo, Garieri ne rivela in controluce ogni aspetto – anche ossimorico –, analizzando al tempo stesso temi di stringente attualità come: la guerra odierna e le sue conseguenze, che si manifestano nel dramma dei naufraghi, le infinite sfaccettature dell’amore, che non fa distinzioni di sesso e genere, il desiderio universale di libertà e liberazione individuale. Questo libro è consigliato a chi ama puntare dritto alla radice e all’essenza delle cose, e a chi crede che i miti vadano guardati dritti in faccia e riportati alla loro dimensione umana e reale, perché dopotutto sono il frutto di storie e donne e uomini in carne e ossa.
A cura di Clara Frasca

