In un condominio di una città qualsiasi va in scena un amore speciale: «Gli innamorati» è il racconto di Carlo Maria Vadim

 In un condominio di una città qualsiasi va in scena un amore speciale: «Gli innamorati» è il racconto di Carlo Maria Vadim

Illustrazione di Elena Beatrice

Questo inverno ho deciso di ristrutturare l’appartamento dove abito, e, per lasciare il campo libero alla ditta che fa i lavori, mi sono spostato in un monolocale che sta in una stradina dalle parti di piazzale Corvetto.

Un vicolo cieco, un budello lungo cinquanta metri e largo poco più di tre, con due marciapiedi stretti stretti, chiuso alle auto. In fila sui due lati si fronteggiano, senza interruzione, palazzi grigi, dall’aspetto severo e privi di balconi. Costruzioni degli anni Trenta con appartamenti ampi e soffitti alti, ma senza ascensore.

Io abito al quarto piano. Sotto di me, al terzo, abita Manlio, un vecchio di novant’anni che nella vita ha fatto il corniciaio e che ancora s’impegna per incorniciare qualche quadro dei condomini che, vista la sua età, sopportano anche forme strampalate, come le cornici a trapezio scaleno che lui giustifica con la frase: «L’originalità è la mia cifra!».

Lui è innamorato di una del palazzo di fronte; una signora anche lei quasi novantenne, Tecla si chiama, ex sarta per donne, che ancora conserva qualche cliente che sia disposta a portare abitini tagliati a zig-zag e sbilenchi, perché Tecla dice loro che «tanto oggigiorno si porta tutto!».

Le sue finestre, anch’esse al quarto piano, guardano dritte dritte verso le finestre dello spasimante. So che ambedue sono vedovi da tanto, e che ambedue non escono mai di casa. Nella bella stagione, per ore, si parlano dalla finestra. Invece quando fa troppo freddo, si guardano da dietro i vetri della finestra e sembrano due mimi del circo. Siccome non c’è modo di stendere i panni, tra le loro due finestre hanno fatto tendere una cordicella doppia, trattenuta da due carrucole montate sotto il davanzale di ciascuno. Questo consente di far scorrere e far arrivare dalla parte opposta gli indumenti stesi, in modo da poter essere spiccati anche dal dirimpettaio.

Un vicino mi ha raccontato che la sera, molto tardi, succede che Tecla tira a sé i panni stesi da Manlio al mattino, preleva le camicie, gliele stira e la notte dopo gliele rispedisce lungo il filo. Lo stesso vicino mi ha confidato che, quando Manlio indossa queste camicie, hanno tutte l’impronta di due labbra con rossetto: un bacio di Tecla, impresso sul fianco. Quando il vicino me ne parla, non possiamo fare a meno di sorridere di questa loro discrezione amorosa che ci fa tanta tenerezza.

Domenica scorsa è successo un piccolo incidente proprio lungo la cordicella. Tecla voleva fare un pensiero gentile a Manlio e ha pensato di regalargli una bottiglia di Barbera di qualità superiore. A notte fonda ha preparato un sacchetto di plastica con dentro la bottiglia, l’ha legato al filo come fosse un indumento e l’ha lasciato là. La mattina Manlio avrebbe notato il sacchetto e tirando a sé il filo avrebbe ricevuto il bel pensiero di Tecla. Solo che, nel fare questa manovra, una carrucola s’è staccata dal muro e il sacchetto cadendo, come fosse appeso a una liana, si è spiaccicato sulla parete del palazzo sotto la finestra di Manlio. La bottiglia è andata in mille pezzi e il vino ha macchiato la facciata grigia. Tecla è stata vista piangere mentre Manlio pare fosse impegnato a discutere con il vigile urbano chiamato da un condomino. Alla richiesta del vigile di come avrebbe risarcito il danno provocato alla facciata del palazzo, Manlio, piccato, avrebbe risposto: «Beh, mi dovreste ringraziare. Ho voluto fare una performance come quelle che faceva Pollock sui muri di casa sua. Sa quanti quadri di quel pittore ho incorniciato che sembravano dei minestroni spalmati? E lei si meraviglia per una bottiglia di Barbera sul muro? Piuttosto, mandi la foto al “Corriere della Sera” che magari ce la premiano. Vede? La mia amica Tecla è commossa per ciò che ho fatto, e non per il danno. A noi sembra un’opera d’arte che nobilita il palazzo, altro che!».

 

Carlo Maria Vadim

Blam

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1 Comment

  • Trovo questo racconto, dipanato in maniera lineare come il filo di un gomitolo di lana con parole semplici (aggettivo che per me nulla ha a che vedere con “facili”) semplicemente delizioso, uno dei modi migliori di iniziare una domenica. Grazie di averlo condiviso.

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