Cani da punta e da combattimento: un racconto di Francesco Montonati

 Cani da punta e da combattimento: un racconto di Francesco Montonati

Illustrazione di Luca Grassi

Eddie è un uomo mite che cammina con una valigetta in mano e da trent’anni fa questa strada. Ha un cappello da gangster e una sigaretta in bocca, e prende le scale mobili per la metro pensando a sua moglie. L’ha lasciata sul letto con una sottoveste di seta che le scivolava sul seno, le labbra appena aperte, gli occhi perfettamente chiusi. Le ha detto ciao, lei non ha risposto. Stava ancora dormendo. Eddie ha spento il lumino notturno, l’ha baciata sulla fronte e si è chiuso dietro la porta a chiave.

Quando esce dalla metro, il cielo è luminoso e le nuvole si muovono piano. Due cani si azzuffano sul marciapiede e uno dei due, un volpino con le zampe sottili e il muso affilato, sembra soccombere a quello più grande, una specie di pastore tedesco, che lo blocca a terra e lo graffia alla gola. I cani strepitano e sollevano polvere, la signora del bar alza una mano per salutare Eddie. È un buon giorno per vendere.

Le segretarie lo salutano, lui fa loro un cenno con la testa e va nel suo ufficio, si leva cappotto e cappello e si siede, traffica con pagine di conti complicati. Guarda l’orologio sulla scrivania. Perfetto, sarà qui tra mezz’ora.

Il mastino, mr. Mancini.

Quando mr. Mancini entra in concessionaria, Eddie gli offre un caffè ma lui lo rifiuta, allora lo porta subito a vedere la macchina. Gli elenca le caratteristiche, mr. Mancini la vuole full optional. È quella in vetrina che gli sta mostrando, altre non ne ha di quel modello perché è appena uscito. È una berlina aggressiva, bassa e affilata, nera e cromata, luccica e specchia. Vuol fare un giro, mr. Mancini. Eddie avverte il capo e prende le chiavi.

Mr. Mancini guida il coupé come il vento nel deserto, scivola sull’asfalto e taglia la città sotto gli occhi di tutti i presenti che girano la testa al suo passaggio. È una macchina che si mette al centro, e mr. Mancini la vuole per questo. Perché lui è così, lui è uno che sta al centro. È il re, lui. Lui, tutti lo vogliono. Lui, nessuno gli dice di no.

«Solo che questa è di prova» gli spiega Eddie. «Se la prende, la sua gliela faccio arrivare entro un mese e gliela consegno direttamente in azienda.»

Una volta in concessionaria, Eddie riporta la macchina davanti alla vetrina, sul palco dov’era posteggiata, ben illuminata.

Mr. Mancini riaccende quel che rimane di un sigaro; ha i baffi neri e pomposi ritorti in un’espressione incredula e disgustata, gli occhi fissi su quelli di Eddie. Qui dentro non si potrebbe fumare.

«Non hai capito» dice. «Ho detto che la prendo. Voglio questa macchina.»

«Questa non si può, mi dispiace.»

«Oh, sì, questa. Voglio questa macchina.»

Eddie sorride come si sorride agli sciocchi: «Ma io questa non posso dargliela. È l’unica che abbiamo in casa e devo farla vedere ad altra gente».

Una noce di cenere cade dal sigaro e sfiora i mocassini di coccodrillo per poi finire sulla moquette beige. Con la punta del piede, mr. Mancini pesta la noce e allarga la macchia. Adesso è lui a sorridere: «Così non me la vuoi dare».

«È che non posso.»

«Non vuoi.»

«Non posso proprio.»

«Eddie, Eddie… fammi parlare con Tarcisio. Chiamami Tarcisio che con lui ci mettiamo sempre d’accordo.»

«Non c’è.»

«L’hai avvertito prima, che uscivi.»

«Sì ma adesso è uscito lui.»

Si sorridono, ma mr. Mancini con la cordialità di un cane da combattimento liberato dopo un digiuno di settimane. Alza la manica del montone scoprendo un rolex e la mano inanellata. Mostra l’anulare: ha un brillante grande come uno zaffiro della corona di Carlo Magno. Lo avvicina alla carrozzeria.

«Non me la dai, allora?»

«Non posso.»

Mr. Mancini gratta il brillante sulla carrozzeria della macchina: dal cofano, alla portiera, fino alla calandra, il graffio è urticante. Mancini lascia cadere il mozzicone e lo schiaccia sulla moquette.

«Adesso non puoi più farla vedere, questa. Me la puoi dare.»

Eddie fa un grande respiro, si gratta la nuca. Senza mai togliere gli occhi di dosso a mr. Mancini.

«Me le dai queste chiavi?»

Eddie scuote la testa. Mancini lo guarda prendere l’interfono e fare la chiamata.

«Anna,» dice «mi prepari, per favore, i documenti di vendita.»

 

Sulla via di casa, il bar è chiuso e il mezzo volpino rosicchia mansueto un osso, la ferita alla gola non si nota nemmeno. Eddie scende in metro, pensa alla moglie che ha lasciato addormentata, con la sottoveste di seta.

 

Francesco Montonati

Blam

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