Chi era Carlo Collodi? Non solo “Le avventure di Pinocchio”, i libri e le curiosità sullo scrittore
Ritratto illustrato di Sonia De Nardo
Passato alla storia della narrativa mondiale con lo pseudonimo di Collodi, Carlo Lorenzo Filippo Giovanni Lorenzini è una figura di riferimento della cultura italiana. Il suo capolavoro, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, è conosciuto da chiunque. Abbiamo scelto di ricordare Collodi oggi, nel giorno della sua morte, avvenuta a Firenze 136 anni fa, nel 1890, e a duecento anni dalla sua nascita.
Carlo Collodi: chi era lo scrittore in 5 parole
Risorgimento
Collodi era un patriota convinto e, come volontario toscano, partecipò alle Guerre d’indipendenza nel 1848 e nel 1859. L’intensa militanza giovanile ha segnato il suo pensiero politico, orientato verso la libertà di stampa, la laicità dello Stato e l’unità nazionale. Nei primi scritti politici, così come nelle sue opere giornalistiche, emerge con forza il sogno di una nazione unita e moderna, un’Italia libera dai vecchi regimi e fondata sulla partecipazione attiva del popolo alla vita pubblica, sui doveri civili e sul progresso.
Satira
Brillante e polemico, Collodi come giornalista fondò e diresse diverse riviste satiriche di grande successo come «Il Lampione» e «La Sciancata». Collodi era solito prendere di mira i vizi della borghesia toscana, gli ignavi, i burocrati ottusi, in una parola il potere, «per fare lume a chi brancola nel buio». È in questo contesto che si inserisce il suo romanzo d’esordio I misteri di Firenze (1857), tra le opere più significative di questo periodo. Chiaramente ispirata ai misteri parigini di Eugène Sue, è un’opera di ampio respiro nella quale le ipocrisie e le profonde miserie morali della società del tempo si riducono alla tipica maldicenza locale.
Fiabe
Non molto tempo prima di dedicarsi all’opera che lo ha reso immortale, Collodi ha avuto modo di esprimere la sua vena narrativa con la traduzione dal francese delle fiabe I racconti delle fate (1876) di un altro gigante immortale, quel Charles Perrault che, tra le altre, ha dato voce e parole ad alcune delle più belle e famose fiabe di sempre, tra le quali La bella addormentata, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Il gatto con gli stivali e Pollicino. Il lavoro di traduzione meticoloso portò Collodi a una più ampia e profonda riflessione sul linguaggio infantile. L’uso della fiaba divenne così lo strumento ideale per educare divertendo.
Pinocchio
Considerato unanimemente come il culmine assoluto della sua parabola artistica, Pinocchio (1883) è stato pubblicato inizialmente a puntate sul «Giornale dei bambini». La trama, nota a tutti, ruota attorno a Mastro Geppetto, un falegname che crea un burattino, Pinocchio appunto, il quale, grazie all’intercessione della Fata Turchina, una notte prende vita. Tra giochi e tentazioni, la scuola di vita che il burattino è costretto ad affrontare prima di diventare un bambino vero è la spina dorsale educativa sulla quale le sue mille peripezie si reggono. Classico immortale della letteratura per l’infanzia, Pinocchio è un romanzo di formazione che offre un ironico e disincantato affresco della condizione umana. Tra miseria, fame e continue tentazioni, il libro traccia il percorso di un burattino che impara a diventare una persona vera e responsabile.
Massoneria
Le quattro parole usate per descrivere Collodi vanno, in un certo senso, a confluire nella quinta. Molti studiosi, storici e membri del Grande Oriente d’Italia ritengono che Collodi fosse un massone. A sostegno di questa tesi, vengono citati il suo passato impegno politico nel Risorgimento, la fondazione dei giornali satirici di cui sopra e una rigorosa etica, laica e pedagogica. Persino Pinocchio è stato oggetto di un presunto esoterismo, il cui simbolismo massonico sarebbe, a detta dello studioso Elémire Zolla, «di una profondità esoterica quasi intollerabile», con il risveglio dell’anima come vero fine in grado di sovrastare anche la crescita morale. Tutto questo, sebbene non esistano prove documentarie ufficiali definitive sulla sua affiliazione. Anzi, al contrario, autorevoli studi come quelli della critica Daniela Marcheschi la ritengono una tesi non provata o addirittura esclusa. E la prova provata sarebbe ancora più evidente del simbolismo, comunque interpretabile: la mancanza di registri o documenti d’archivio inconfutabili nelle logge dell’epoca che attestino la sua iniziazione formale declassa i pur affascinanti richiami esoterici a semplici suggestioni.
Carlo Collodi: i primi libri da leggere per conoscere questo scrittore
- I misteri di Firenze (1857)
- Giannettino (1877)
- Minuzzolo (1878)
- Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1883)
A cura di Milo Salso

