L’ultima primavera del secolo di Domenico Ippolito: un romanzo di formazione moderno. Recensione

 L’ultima primavera del secolo di Domenico Ippolito: un romanzo di formazione moderno. Recensione

Mentre in Fabio esplode l’adolescenza, al di là dell’Adriatico esplode la guerra. Non che le due cose siano troppo diverse: come in un conflitto, anche nella crescita è difficile capire da che parte stare, chi frequentare, chi essere: alleato o nemico. Ma, per quante battaglie si debba affrontare, alla fine si arriva a un trattato di pace o a un armistizio con i propri dilemmi. E si cresce.

L’ultima primavera del secolo di Domenico Ippolito: la trama del libro

Fabio, un quindicenne impacciato alle prese con la scelta della scuola superiore, incontra Martina, una ragazza divertente e profonda, e per la prima volta scopre cosa voglia dire innamorarsi. Non capisce, però, cosa desideri quella ragazza con l’agenda piena di disegni enigmatici. Al di fuori del cortile della scuola, del piccolo ecosistema in cui vive Fabio, c’è la guerra. Nel marzo del 1999 scatta l’operazione Allied Forced e l’aeroporto di Gioia del Colle diventa la base dalla quale vengono lanciati i cacciabombardieri diretti in Serbia. La violenza, però, non resta relegata alle immagini trasmesse dai telegiornali sempre accesi, e Fabio viene toccato in prima persona.

Vivere in provincia: luci e ombre di Gioia del Colle

Si sa,  la vita di provincia non è mai facile. Anzi, è proprio spietata. Si è “figli di” o “fratello/sorella di”, etichette e nomignoli vengono affibbiati a intere famiglie.  In provincia ti arrangi con ciò che hai, i pomeriggi sono scanditi dalle partite a calcetto con le stesse quattro facce che vedi dall’asilo e il liceo viene atteso con un misto di trepidazione e paura, giacché appare come una sorta di porta sul Mondo. Nel paesino di Fabio e Alessio il cinema non c’è, e la loro passione per il grande schermo, nata grazie alla loro professoressa di lettere, viene alimentata con fughe clandestine e amici che li fanno entrare di nascosto in sala, a patto di poter copiare i compiti di matematica.

Ben presto, però, dalle pedalate fino al cinema della cittadina più vicina, i due ragazzi si trovano coinvolti nella malavita locale. Ancora troppo giovani – e impauriti – per trovare il coraggio di schierarsi, Fabio e Alessio vengono scaraventati in un vortice di violenza e sopraffazione, sotto la guida di Beppe, un giovane spacciatore, e dell’ex carabiniere Sante Mercedes.

Amori adolescenziali e aerei militari

 Tra Fabio e Martina non è storia: lei sembra essere inafferrabile e lui non sa mai che pesci pigliare. Quando poi tra i corridoi del liceo si diffondono le voci che Martina sia una ragazza facile, Fabio è ancora più confuso. La ragazza sembra essere lontanissima, eppure è più vicina di quanto il protagonista possa sospettare. Tanto Martina appare lontana, quanto gli aerei militari sono vicini. La Puglia, frontiera dell’Adriatico, fa il doppio gioco: da una parte è una base di lancio dei cacciabombardieri, dall’altra uno sbarco per i profughi kosovari.

 L’ultima primavera del secolo: un romanzo di formazione

 Il romanzo d’esordio di Domenico Ippolito (pubblicato da Aporema Edizioni), nativo di Gioia del Colle, può essere ricondotto al genere del bildungsroman. Al centro c’è la crescita di Fabio, un percorso tortuoso come tutte le adolescenze. “Mi apparivano tutti come se venissero da un altro pianeta”, confessa Fabio mentre cerca di specchiarsi negli altri: genitori, amici, professori, delinquenti, senza però ritrovarsi in nessuno.

La narrazione procede per frasi brevi, scandite dalle emozioni burrascose della prima adolescenza. Una volta terminato il libro, qualsiasi sia stata la nostra storia, possiamo ritrovarci in quei ragazzini alla ricerca di se stessi in sella a una bicicletta. Ci possiamo ritrovare nelle stradine, nei cortili, nelle case diroccate, pur essendo situate a chilometri di distanza da casa nostra. Si sa, tutto il mondo è paese.

a cura di Maria Ducoli

Blam

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