Gianzo, chi è l’illustratore romano Gianluca Azzena dal tocco flat e linee nette. La sua storia

 Gianzo, chi è l’illustratore romano Gianluca Azzena dal tocco flat e linee nette. La sua storia

Per Gianluca Azzena il disegno non è mai stato una scelta improvvisa: c’è sempre stato, costantemente, già da quando incollava cartoncini da bambino. Graphic e motion designer di professione, illustratore per vocazione, vive a Roma e ama raccontare storie attraverso uno stile essenziale, fatto di linee pulite e colori pieni. Tra sketchbook, iPad, caffè e cornetti, ci ha raccontato come nascono le sue illustrazioni, i progetti di cui va più fiero e gli artisti che continuano a ispirarlo.

Chi è, cosa fa e dove vive.

Mi chiamo Gianluca, sono un graphic/motion designer e da un paio d’anni a questa parte anche illustratore. Vivo a Roma.

Ci racconta il momento in cui ha deciso che il disegno sarebbe stato il suo lavoro?

Credo di averlo già scelto tanto tempo fa. Non c’è un momento specifico perché è quello che ho sempre fatto. Ultimamente però ho avuto una specie di presa di coscienza in cui ho deciso che disegnare, al di là del lavoro, è prima di tutto una passione, e forse l’avevo sottovalutata per troppo tempo.

Come definirebbe il suo stile?

Lo definirei uno stile flat, ovvero semplice, pulito, quasi grafico. Linee nette e tinte piatte sono sempre state in qualche modo il mio marchio di fabbrica.

Che bambino è stato?

Credo di essere stato un bambino creativo, tranquillo e un po’ introverso. Il disegno mi accompagna da quando ero molto piccolo. Ricordo interi pomeriggi passati a tentare di riprodurre i miei personaggi preferiti, incollando cartoncini colorati e riempiendo risme di fogli di carta.

Cosa c’è sul suo piano di lavoro?

Da quando i miei figli mi hanno sfrattato dalla mia scrivania ufficiale, non ho mai un piano di lavoro fisso. Per questo devo avere a disposizione solo quello che mi occorre nello specifico momento, in base a dove mi trovo. Quindi di base non ho quasi mai più di tre oggetti contemporaneamente. Può variare da sketchbook, astuccio e pc a iPad, caffè e cornetto.

Come imposta il suo lavoro? Fa degli schizzi su un taccuino dopo un guizzo di ispirazione, l’idea che si ha degli illustratori nell’immaginario comune?

Anche se disegno in digitale, non ho mai pensato di abbandonare il disegno a mano. Di solito, per fissare un’idea, schizzo sempre a mano e poi rifinisco in digitale.

Qual è la richiesta più strana che le hanno fatto?

Realizzare le illustrazioni per un gioco in cui degli uccelli dovevano fare la cacca in testa ai passanti.

Ci racconti brevemente i progetti a cui ha lavorato e di cui va fiero.

Parlando di illustrazione, ho partecipato ad alcune mostre, passato la selezione per alcuni contest, ma in particolare ho realizzato delle locandine illustrate per un festival di cinema ambientale a Roma. Mi ha reso orgoglioso perché ho visto il mio lavoro sparso per tutta la città. Devo dire che non è male come sensazione.

Se fosse un quadro famoso, quale sarebbe e perché?

Credo il Giocoliere di Antonio Donghi. Non so quanto sia famoso, ma quando l’ho visto l’ho adorato. Nella sua apparente semplicità si nasconde un’incredibile forza espressiva. Forse è un po’ la mia croce e delizia.

Tre illustratori che l’hanno illuminata sulla via di Damasco…

Tra quelli più recenti sicuramente il francese Vincent Mahé, per la sua tecnica stupefacente. Restando a casa nostra, adoro Gianluca Folì per i suoi corpi apparentemente imperfetti ma incredibilmente armoniosi, e tornando alla mia passione per la pulizia del tratto, il finlandese Rami Niemi.

Potete trovare le sue illustrazioni su Rivista Blam! qui, fra i racconti pubblicati a luglio 2026

 

Blam

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