Il racconto del mercoledì: Mostra fotografica di Carlo Maria Vadim

 Il racconto del mercoledì: Mostra fotografica di Carlo Maria Vadim

Illustrazione di Sharon De Pasquale

Ho un’amica gallerista, si chiama Maria Sole. Ha un piccolo locale in via Cerva, a Milano. Lei cerca sempre l’originalità. Io invece sono Carlo e faccio il fotografo. Mi chiamano per servizi matrimoniali, prime comunioni e cresime, e in certe feste. Poi, più che altro per mio diletto, qualche volta vado in giro a fare fotografie. Quest’amica un giorno ha saputo che ho una collezione di venticinque fotografie, certe in bianco e nero, altre a colori, stampate in formato 40×40, che ritraggono piedi nudi. Beh, ha voluto vederle e si è messa in testa che potrebbe fare una mostra con queste foto. L’originalità è una sua fissa. Prima di esporle ha voluto che sotto ogni scatto mettessi una breve frase di commento. Non è stato semplice scrivere venticinque frasi sui piedi, su due piedi…

Nella prima ho scritto: C’era caldo, piedi gonfi;

Nella seconda ho scritto: Bambino che gioca nelle pozzanghere, piedi con fango;

Nelle terza ho scritto: Unghie spesse e curve, piedi di un novantenne;

Nella quarta ho scritto: Talloni e dita nere, piedi di un barbone;

Nella quinta ho scritto: Pelle trasparente, piedi di ragazza anoressica;

Nella sesta ho scritto: Vesciche dappertutto, piedi con allergie;

Nella settima ho scritto: Piedi lunghi lunghi, uomo alto due metri;

Nell’ottava ho scritto: Dita gialle, piedi di fumatore incallito;

Nella nona ho scritto: Struttura massiccia, piedi di lottatore Jūdō;

Nella decima ho scritto: Come una frittata, piedi piatti;

Nella undicesima ho scritto: Filanti, piedi di ballerina;

Nella dodicesima ho scritto: Come ceppi, piedi di tracagnotto;

Nella tredicesima ho scritto: Rossicci, piedi di alcolista;

Nella quattordicesima ho scritto: Accartocciati, piedi di persona ringhiosa;

Nella quindicesima ho scritto: Scattanti, piedi di giovane borsaiolo;

Nella sedicesima ho scritto: Neri, piedi di povera donna carbonizzata;

Nella diciassettesima ho scritto: Snelli, piedi di ragazza pallavolista;

Nella diciottesima ho scritto: Scimmieschi, piedi di raccoglitore di ciliegie;

Nella diciannovesima ho scritto: Sfatti, piedi di maratoneta;

Nella ventesima ho scritto: Pustolosi, piedi con dermatite erpetiforme;

Nella ventunesima ho scritto: Eterei, piedi di poetessa;

Nella ventiduesima ho scritto: Sembrano di polenta, piedi di persona posata;

Nella ventitreesima ho scritto: Storti, piedi di uomo bastiancontrario;

Nella ventiquattresima ho scritto: Callosi, piedi di camminatore stoico;

Nella venticinquesima ho scritto: Profumati, piedi di bevitore di vodka.

Alla fine, la mostra si è fatta ed è stata un successo (tutto venduto).

Nel Libro Visitatori che all’uscita invogliava a lasciare un commento, un visitatore tedesco ha scritto: “Die Ausstellung wurde mit den Füßen gemacht. Ich gratuliere!

Maria Sole che conosce bene quella lingua ha tradotto:

“Una mostra fatta con i piedi. Complimenti!“

Carlo Maria Vadim

Blam

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