Cos’è davvero la creatività? “Una cosa spirituale” è il libro di Vasco Brondi. Trama e recensione

 Cos’è davvero la creatività? “Una cosa spirituale” è il libro di Vasco Brondi. Trama e recensione

A cinque anni da Note a margine e macerie, il libro allegato al CD dell’album Paesaggio dopo la battaglia, Vasco Brondi pubblica per la collana Vela di Einaudi Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte. Partendo dall’esperienza personale, Brondi mette in discussione il nostro modo di intendere la creatività; quest’ultima viene spostata dal piano della prestazione a quello della ricerca interiore, in un percorso dove pratica artistica e dimensione spirituale finiscono sempre più per intrecciarsi.

Una cosa spirituale di Vasco Brondi: di cosa parla il libro

Brondi cresce a Ferrara, «una di quelle città di provincia dove sembra non succedere niente», trascorrendo pomeriggi interminabili in cui la noia si trasforma un’occasione per leggere, scrivere, imparare a suonare e costruire «indisturbato (e inconsapevole) un mondo interiore». Lo stesso esordio musicale è segnato da un’inconsapevolezza felice: l’ignoranza di chi entra nel mondo della musica senza conoscerne le regole e ha la possibilità di scoprire il punk, esperienza di rottura e di libertà, e il duende, forza misteriosa e non addomesticabile che anima certe opere. A ventotto anni, dopo due dischi di successo, arrivano però le prime difficoltà psicofisiche. Questo momento di crisi spinge Brondi a mettere in discussione il proprio percorso e ad avvicinarsi a yoga, meditazione e pratiche contemplative. Da qui, la svolta nella sua carriera con un terzo disco non più dettato dall’urgenza, ma «dall’esigenza di far emergere qualcosa di sedimentato e rimetterlo in circolo». Una nuova idea di creatività che si basa sull’ascolto profondo del corpo e dell’inconscio.

Creatività e spiritualità come dialogo con l’inevitabile

«A un certo punto mi sono accorto che il confine tra creatività e spiritualità spariva, mi sembrava che queste due pratiche si mischiassero, che fossero la stessa cosa».

Brondi prende le distanze dall’idea di un’arte «pensata per piacere agli altri, per intrattenere o per essere venduta» e torna a un’idea di creazione come «conquista dell’inutile»: una pratica che apre agli altri e interroga il senso del nostro passaggio sulla terra. Il silenzio, la noia, l’attesa e il vuoto non sono momenti improduttivi, come spesso li definisce la società, ma diventano spazi generativi indispensabili per ascoltare sé stessi e dare spazio alla creazione. A questa riflessione si collega anche la relazione tra fervore creativo e consapevolezza della mortalità. Un nesso che spinge gli esseri umani «a creare, a lasciare traccia, a mettere qualcosa in circolo, qualcosa che ci superi», portando alla nascita di «opere che sono anche tentativi di dialogo con l’inevitabile».

La scrittura di Vasco Brondi in Una cosa spirituale

Una cosa spirituale si presenta come una sorta di diario personale, composto da brevi capitoli tematici in cui il pensiero di Brondi procede per associazioni e immagini; qui sono raccolti ricordi, intuizioni e pensieri. Le frequenti citazioni – da Nick Cave a Simone Weil, da Leonard Cohen a Marina Abramovic, dai CCCP a Thich Nhat Hanh – aprono continuamente il confronto con altri autori, altre vite e altre discipline, In questo modo Brondi, partendo dal racconto intimo e personale di un’esperienza di trasformazione interiore, crea una riflessione universale sul concetto di pratica creativa in tutte le forme artistiche.

A cura di Francesca Cocchi

Blam

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