“Skippy muore” di Paul Murray, un romanzo di mondi, fra teoria delle stringhe e divario generazionale in un college di Dublino

 “Skippy muore” di Paul Murray, un romanzo di mondi, fra teoria delle stringhe e divario generazionale in un college di Dublino

Dopo il premio Strega europeo Il giorno dell’ape, torna in Italia, ancora una volta grazie a Einaudi, uno dei più apprezzati lavori di Paul Murray, Skippy muore. Uscito per la prima volta nel 2010 per Isbn, è un romanzo popolato di personaggi egomaniaci e malinconici, e destinati ad avere un peso nella storia, perlomeno quella ambientata nel mondo del Seabrook College di Dublino.

Skippy muore di Paul Murray: la trama del libro

Il titolo è dedicato a Daniel Juster – detto Skippy per via dei dentoni da leprotto leggermente sporgenti – che muore improvvisamente, durante una gara di «ingurgita-ciambelle» assieme al suo compagno di stanza Ruprecht Van Doren, apparentemente senza aver mangiato nulla. Da questo punto in poi, Murray ripercorre a ritroso tutti gli eventi che hanno portato a quel momento e come l’intera comunità del Seabrook College (maschile) sia costretta a fare i conti con il vuoto lasciato da un anonimo studente, discreto nuotatore, innamorato dell’instabile Lori del St. Brigid College (unicamente femminile, e quindi un altro mondo) e perseguitato dal rivale in amore, lo schizofrenico Carl. Ma non solo. Skippy muore parla anche di dinamiche crudeli, di mondi diversi e distanti, di Howard il codardo – professore di Storia disilluso e apatico –, dell’Automa, preside ad interim e uomo tutto d’un pezzo e di come le fragilità degli studenti vadano a collidere con le crisi personali degli adulti che questi adolescenti dovrebbero invece capirli, formarli e aiutarli.

«C’è un altro mondo, ma è in questo» cit. Paul Eluard

Il Meno di zero in salsa irlandese raccontato da Paul Murray è anche una storia nella storia, che a loro volta fanno parte di più mondi che in qualche modo riescono a compenetrarsi e a influenzarsi. O almeno così ci viene fatto credere. In Skippy muore la banda di amici di Daniel Juster si fa convincere dal saputello Rupert che la teoria delle stringhe, da lui tanto decantata, sia la prova definitiva che viaggi nel tempo, wormhole e salti temporali sono alla portata della giusta tecnologia. In sostanza, che esista un altro mondo e che sia tangibile. La citazione di Paul Eluard, ricavata a sua volta da un altro componimento, è anche ciò che muove i compagni di Skippy dopo la tragedia, decisi a mandare un segno nell’aldilà (o aldiquà) allo sfortunato amico. Ma se alla fisica ci aggiungiamo il mondo del gaming e del fantasy – Skippy giocava per ore con la sua consolle – e quella sensazione, spesso lisergica e artificialmente indotta, di essere sbagliati, inadeguati, o più semplicemente dalla parte sbagliata della Storia, il risultato è un mondo anch’esso sbagliato, dove regnano machismo, incomprensioni e – forse la cosa peggiore – l’essere inascoltati. «C’è un altro mondo, ma è in questo» è anche lo scontro tra l’universo degli adulti incapaci e del ricchi adolescenti abbandonati: e la tragedia di Skippy è solo il coronamento della teoria del piano inclinato.

La scrittura di Paul Murray in Skippy muore

Diviso in quattro mastodontici capitoli – simili ai mondi dei videogiochi – Skippy muore si muove su molteplici punti di vista e diversi stili narrativi, coerenti con il tono e la personalità dell’io narrante e utili a raccontare le fragilità degli studenti. Frammentato e caotico ma tutto comunque coerente e dinamico, la scrittura dà al lettore la sensazione di vivere lui stesso un caos interiore, una specie di meta-reazione, in linea con la tempesta di emozioni che ogni persona a Seabrook sembra destinata a vivere. Non è casuale, infine, l’ambientazione non tanto irlandese – conoscendo la provenienza dell’autore – quanto quella del college stesso, posizionato secondo antiche leggende celtiche nelle vicinanze di un monte sacro per i druidi, una sorta di portale per l’inferno, quindi per l’ennesimo mondo o supposto tale, lontano ma stranamente a portata di mano.

A cura di Milo Salso

Milo Salso

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