Un lutto sospeso e una morte misteriosa, il noir “Quattro presunti familiari” è l’ultimo romanzo di Daniele Mencarelli
«Non c’è niente di meno presunto della morte. La legge tenta di mettere pezze ai destini più infami con parole che fanno ridere, o piangere, a seconda dei punti di vista». Daniele Mencarelli arriva in libreria con Quattro presunti familiari (Sellerio, 2026), un romanzo noir, genere con il quale si discosta dalle storie a cui ha abituato i lettori fin qui, e che racconta l’impossibilità del lutto per chi resta, a seguito della scomparsa.
Quattro presunti familiari di Daniele Mencarelli: la trama del libro
Due cacciatori trovano, in un cespuglio di rovi in un bosco vicino a Latina, uno scheletro umano con brandelli di pelle ancora intatti. Due carabinieri arrivano sul luogo del ritrovamento, il brigadiere Liberati e l’appuntato Circosta. Il Maresciallo Damasi, capo dei due, è sicuro si tratti di un cold case e incarica Circosta di intraprendere le ricerche di eventuali familiari legati a questo nuovo caso. Il RIS ha già datato i resti, sta lavorando al dna, e il compito di Damasi e Circosta è di individuare la famiglia della persona non identificata, porre fine agli anni di mancato lutto, perdita e smarrimento. Circosta trova quattro presunti familiari, i signori Martelli, Liliana Parrino e Lucio Marini, che rispettivamente potrebbero aver perso una figlia, una sorella, una madre. I quattro, una volta prelevato il loro dna, restano in attesa del responso alloggiando dalla signora Garvan, titolare di un piccolo ristorante con pensione. Circosta è il loro riferimento, Damasi ha scelto lui per tenere sotto controllo, nei cinque giorni di attesa, questi familiari il cui ritrovamento ha risvegliato tutti gli anni di lutto sospeso. «Avrei potuto dirle quelle parole, e tante, tante altre parole, nessuna però avrebbe minimamente scalfito la follia di tutta la situazione, minimamente scalfito tutto il dolore, e il desiderio di veder finalmente compiere quel dolore, in qualcosa di definitivo, sotterrato, da piangere in un luogo preciso dove portare fiore, parenti e preghiere».
L’impossibilità del lutto e l’attesa per chi resta
In questa storia lo svelamento del cold case e così pure l’indagine volta all’identificazione del cadavere rinvenuto sono solo elementi secondari rispetto al nucleo vero e proprio del romanzo. Al centro c’è infatti l’impossibilità del lutto e di tutto ciò che comporta aspettare un ventennio per poter finalmente piangere e seppellire una persona cara. Nel frattempo, la vita della caserma si insinua nella narrazione, il valore dell’arma viene in alcuni momenti compresso e in altri elevato. Mencarelli crea qui due mondi in due luoghi: quello all’interno della pensione con i familiari in attesa dell’esito degli esami, e quello all’interno della caserma con i funzionari alle prese con la risoluzione del caso.
Lo stile di Daniele Mencarelli in Quattro presunti familiari
La già nota prosa di Mencarelli, pulsante e ritmica, aderisce in maniera efficace a questo genere letterario. Lo scrittore non devia dai suoi romanzi precedentemente scritti; la rappresentazione del dolore, della sofferenza, è sempre accompagnata da una ricerca della salvezza.
A cura di Caterina Incerti

