Israele secondo Philip Roth: esce “Operazione Shylock. Una confessione”, il romanzo ripubblicato dopo trent’anni

 Israele secondo Philip Roth: esce “Operazione Shylock. Una confessione”, il romanzo ripubblicato dopo trent’anni

Dopo l’edizione di Portnoy, Adelphi prosegue il progetto editoriale su Philip Roth portando in libreria Operazione Shylock. Una confessione nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Pubblicata originariamente nel 1993, l’opera si ispira agli avvenimenti che coinvolsero lo scrittore americano durante il suo soggiorno in Israele nel 1988. Il romanzo, che unisce autofiction, giallo, satira, thriller paranoico e saggio politico, si sviluppa in una trama labirintica che rende difficile distinguere i fatti reali dagli avvenimenti romanzati. Tanto che lo stesso Roth, in chiusura al libro, ci ricorda che «questa confessione è falsa».

Operazione Shylock di Philip Roth: la trama del libro

Lo scrittore Philip Roth sta uscendo da un periodo di crisi psicotica causata dagli effetti collaterali dell’Halcion, un sonnifero che gli ha provocato ansia, allucinazioni e depressione. Durante la preparazione di un viaggio in Israele per intervistare lo scrittore Aharon Appelfeld, scopre che un suo sosia e omonimo si aggira per Gerusalemme spacciandosi per lui. L’impostore sfrutta questo furto d’identità per promuovere il diasporismo, una teoria radicale secondo cui gli ebrei dovrebbero abbandonare Israele e ritornare in Europa, considerata la vera culla della loro civiltà. Nonostante le riserve della moglie Claire, Philip parte per Israele, dove l’ossessione di smascherare il sosia, che ha soprannominato Pipik, lo spinge a seguire il processo a Ivan Demjanjuk, l’ucraino accusato di essere «Ivan il Terribile», il boia di Treblinka. Mentre percorre le vie di Gerusalemme alla ricerca di Pipik, incontra George Ziad, un vecchio amico dell’università convinto che le tesi diasporiste appartengano al Roth scrittore e determinato ad arruolarlo come voce ebraica a favore della causa palestinese. Mentre il desiderio di comprendere il motivo del furto d’identità si fa sempre più morboso, Philip riceve un assegno da un milione di dollari, destinato in realtà a Pipik, che lo coinvolgerà suo malgrado in un’operazione segreta del Mossad.

Perché leggere Operazione Shylock oggi: l’attualità di Roth su Israele

«Sono un nemico di Israele […] solo perché sto dalla parte degli ebrei e Israele non fa più gli interessi degli ebrei. Dalla fine della Seconda guerra mondiale Israele è diventato la minaccia più grave per la sopravvivenza ebraica».

Scritto oltre 30 anni fa, Operazione Shylock. Una confessione offre riflessioni sulla questione israelo-palestinese ancora attuali. Roth evita di prendere una posizione netta, ma affida ai suoi personaggi punti di vista diversi sullo Stato di Israele, sul suo rapporto con la Palestina e i Paesi arabi e sulla sua capacità di rappresentare realmente le istanze del popolo ebraico. Il falso Philip Roth, non solo mette in discussione il fondamento stesso del progetto sionista con il diasporismo, ma crea anche un’associazione di Antisemiti Anonimi come alleati paradossali della causa ebraica. Un’altra prospettiva è quella di George Ziad, un intellettuale palestinese che osserva come Israele sia «l’unico posto in cui siano stati dove tutti gli ebrei sono stupidi», un Paese che alleva i propri figli per farne «aguzzini e piloti di caccia-bombardieri». Dall’altra parte ancora c’è la voce di un soldato di Tsahal secondo cui «è il destino di Israele vivere in un mare arabo», anche se gli arabi non hanno mai accettato la divisione, e che però aggiunge: «quando guardo il mio governo mi viene lo stesso da vomitare».

La scrittura di Philip Roth in Operazione Shylock

Attraverso lunghi monologhi, Roth dimostra come il linguaggio può manipolare la realtà, confondendo il vero con il falso, tra memoria e invenzione. L’impianto narrativo si basa su un’architettura meta-finzionale, che eleva l’impostura a tecnica narrativa, inducendo lettori e lettrici a chiedersi dove finisca la confessione e dove inizi la beffa.

A cura di Francesca Cocchi

Blam

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