Quando la violenza diventa una forma distorta di amore: “Non scrivere di me” di Veronica Raimo
Dopo il successo di Niente di vero (Einaudi, 2022), vincitore del premio Strega Giovani 2022, e della raccolta di racconti La vita è breve, eccetera (Einaudi, 2023), Veronica Raimo torna in libreria per Einaudi con Non scrivere di me, una storia di violenza in cui la distanza fra amore e abuso, desiderio e potere è sottilissima. In questo romanzo Raimo dà voce ai pensieri di una vittima che eleva la violenza subita a una forma di nitore in grado di renderla diversa dalle altre donne, capace di trasformare la crudeltà del suo aggressore in un gesto di attenzione e cura.
Non scrivere di me di Veronica Raimo: la trama del libro
S. ha trentacinque anni, lavora come cameriera e nell’origliare la conversazione di una giovane coppia seduta ai tavoli del bar scopre della morte di Dennis May. Mentre il vassoio che tiene tra le mani cade a terra, la sua mente torna alla prima volta che lo ha visto sullo schermo. All’epoca era una studentessa universitaria prossima alla laurea, scriveva poesie su un quaderno che teneva sempre in borsa e aveva un ragazzo con la sua stessa passione per il cinema. Le era però bastata una rapida apparizione di Dennis in una «commedia sgangherata» per trasformare quell’attore statunitense nella sua ossessione privata e presentarsi a lui come «una grande fan» durante la proiezione nella capitale del suo primo film da regista. Ammaliata dal fascino maledetto di Dennis, S. gli invia lunghe mail e messaggi, traduce in inglese le sue poesie e lo raggiunge in un albergo di Milano per passare la notte con lui. Fino a quando il sesso e la tensione erotica si tramutano in violenza, senza alcuna spiegazione e con il solo monito di «non scrivere di me». Da quel momento S. perde la propria identità, abbandona l’università, si allontana dagli amici e dal fidanzato. Il suo legame con la vita precedente si riduce a una maglia verde smeraldo e a un paio di jeans a zampa, i vestiti che indossava l’ultima volta che ha visto Dennis.
La ricerca di una nuova lingua per raccontare la violenza
«Era un pensiero intollerabile, mi dava le vertigini l’idea che Dennis avesse potuto fare ad altre donne quello che aveva fatto a me. Era l’unica cosa che mi restava, la mia storia. L’unicità di quella storia. L’unico senso possibile. Pensare che fossi solo io. Che Dennis l’avesse fatto solo a me. La parte oscena della mia vergogna».
Non scrivere di me racconta il modo in cui una vittima rielabora la violenza fino a trasformarla in un elemento identitario. Anche con l’emergere delle prime storie del #MeToo, S. non cerca la sorellanza di una denuncia collettiva, ma ha paura di scoprire che Dennis abbia fatto la stessa cosa ad altre donne, di perdere l’unicità della sua storia. Dopo essere stata violentata, S. aveva inviato a Dennis un ultimo messaggio: «Sono qui». Non desidera che l’uomo finisca in carcere, non spera nella sua morte, ma aspetta che torni da lei per darle una spiegazione. S. si interroga anche su quale lingua usare per raccontare la violenza. Ne trova una fredda e inespressiva, che non lasci spazio a interpretazione e non offra ricompense. In questo scarto linguistico, nei suoi ricordi lo stupro e la sopraffazione si elevano a «una guerra di civiltà, uno scontro ideologico, un proletario anarchico contro la borghesia dell’illuminismo».
La scrittura di Veronica Raimo in Non scrivere di me
Raimo lavora per sottrazione, riducendo ogni frase all’essenziale, senza lasciare spazio a sovrastrutture emotive. La sua scrittura asciutta, ma anche ironica e dolorosa, mostra la violenza da una prospettiva inedita, grazie a uno sguardo neutro e senza giudizio, reso possibile dall’uso della prima persona. La narrazione segue i pensieri di S., procedendo attraverso continui salti temporali tra presente e passato che riflettono il modo in cui i ricordi della protagonista continuano a riaffiorare in modo sconnesso.
A cura di Francesca Cocchi

