La quotidianità di una coppia e di ciò che resta catturati dalle immagini, esce “L’uso della foto” di Annie Ernaux e Marc Marie

 La quotidianità di una coppia e di ciò che resta catturati dalle immagini, esce “L’uso della foto” di Annie Ernaux e Marc Marie

A venti anni dalla prima pubblicazione in Francia, L’uso della foto di Annie Ernaux e Marc Marie arriva finalmente in Italia, edito da L’orma editore e tradotto da Lorenzo Flabbi. Scritto a quattro mani, quelle del futuro premio Nobel per la Letteratura Annie Ernaux e del compagno, il giornalista e fotografo Marc Marie, questo esperimento letterario esplora come un momento di massima unione – fare l’amore – possa portare poi a punti di vista, riflessioni e sentimenti diversi, ma non necessariamente antitetici.

L’uso della foto di Annie Ernaux e Marc Marie: di cosa parla il libro

Quattordici foto – scattate perlopiù tra Parigi, Bruxelles e Cergy – di vestiti appallottolati e buttati per terra nella veemenza che la passione e il desiderio di due focosi amanti richiede e altrettanti capitoli, scritti alternativamente da A. (Annie Ernaux) e M. (Marc Marie), per immortalare il momento e dare un contesto alle immagini. L’uso della foto è un viaggio che i due autori compiono nel qui e ora della loro relazione ma soprattutto nelle loro innumerevoli vite precedenti. L’innesco di quest’opera è la malattia di Ernaux; sarà proprio uno dei tanti tubicini collegati alle sacche di chemioterapia a tenere insieme i diversi punti di vista che Ernaux e Marie elaborano in maniera separata e proprio per questo motivo autentica e a tratti sgradevole: un po’ come l’ombra della morte, presente più che mai anche se impossibile da ritrarre in una fotografia.

Anatomia di una quotidianità

Quello che Ernaux e Marie decidono di mostrare, non tanto come autori del libro ma come soggetti attivi pur non comparendo mai in nessuna foto, è il rituale casalingo, l’anatomia della loro quotidianità che si ripete nonostante tempo e spazio siano sempre diversi. Ed è proprio grazie alla dinamica distruttiva che sta alla base di L’uso della foto che si capisce come ciò che resta per terra sia il segno di un attimo già passato, e che ora i protagonisti sono altrove – forse in posti diversi – ma comunque costretti a fare i conti con la malattia di Ernaux. L’anno è il 2003 e lo sviluppo analogico della pellicola dilata i tempi all’infinito. Una donna e un uomo decidono di fotografare «i danni» del loro passaggio, un po’ come la malattia, vera protagonista del racconto portato avanti da Ernaux e Marie, assente dalle immagini ma onnipresente nelle parole della coppia. Perché la distanza tra ciò che si vede e ciò che si prova trova comunque un modo per ricongiungersi, sia esso rappresentato dalla malattia di Ernaux, sia esso l’accendere di tutt’altre emozioni e ricordi nella memoria di noi lettori.

La scrittura di Annie Ernaux e Marc Marie in L’uso della foto

Lo stile narrativo di L’uso della foto è influenzato dalle esperienze di Ernaux e Marie nei rispettivi campi, anche quando decidono di scambiarsi i ruoli, per così dire; con le istantanee che raccontano ciò che di solito dovrebbe stare dietro alla macchina fotografica, si intrecciano le parole degli attori protagonisti delle scene, puntuali sia nel descrivere le immagini sia le sensazioni e i ricordi. È chiaramente un libro di Ernaux, autobiografico e critico della società allo stesso tempo, nel quale il contributo dell’altra metà di quell’universo di allora è ben rappresentato dagli scatti e dalle parole di Marie, perennemente in bilico tra perdita e desiderio.

A cura di Milo Salso

Milo Salso

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