Le lettere inedite che van Gogh scrisse alla sorella Wil, ora raccolte nel libro di Willem-Jan Verlinden

 Le lettere inedite che van Gogh scrisse alla sorella Wil, ora raccolte nel libro di Willem-Jan Verlinden

Lettere a mia sorella (Donzelli, 2025) presenta per la prima volta in lingua italiana la corrispondenza finora inedita tra van Gogh e la sorella minore Willemien (detta Wil). Curato dallo storico dell’arte Willem-Jan Verlinden e presentato in anteprima al Festivaletteratura di Mantova lo scorso 6 settembre, il volume mette in luce un legame profondo e poco conosciuto, restituendo un ritratto personale, affettuoso e straordinariamente umano di van Gogh. L’autore apre inoltre una riflessione sul destino delle donne in un’epoca di limitate opportunità e sul benessere mentale inteso come spazio di libertà personale e collettiva, fondamentale per esprimere fino in fondo sé stessi.

Lettere a mia sorella di Vincent van Gogh: di cosa parla il libro

Questo libro non si limita solo a presentare il carteggio – meno noto rispetto a quello celebre con il fratello Theo – tra van Gogh e la sorella minore Wil; la prima parte del volume infatti è dedicata al saggio introduttivo di Willem-Jan Verlinden che, con sguardo poetico, ricostruisce il legame tra i due fratelli e il mondo interiore di Wil, intrecciando lettere, disegni, dipinti e documenti. È il frutto di anni di studio e di ricerca animati da quella curiosità per l’altro da sé che l’autore riconosce come dono ricevuto dai propri genitori. E in effetti tutto il lavoro è attraversato da una sensibilità capace di addentrarsi con grazia e leggerezza nei territori più intimi e fragili dell’umano e in cui è possibile riconoscersi. Nella seconda parte dell’opera si trova il corpus completo delle lettere di va Gogh a Wil; la corrispondenza, ordinata cronologicamente, è tradotta dal nederlandese e dal francese – lingua che van Gogh amava usare di tanto in tanto. Di Wil si conserva una sola lettera indirizzata al fratello, mentre quelle di van Gogh sono in totale ventidue, di cui una mai spedita. Leggendole si ha modo di comprendere anche il significato della copertina del volume raffigurante il dipinto Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere, con un libro: è il quadro che van Gogh regalò a Wil per il compleanno, simbolo del loro amore condiviso per l’arte e la letteratura.

Il senso della vita, la vocazione, l’amore, l’isolamento

Il carteggio tra fratello e sorella dischiude un territorio intimo fatto di confidenze, confronto artistico, ma anche fragilità psichiche. Entrambi, cresciuti nella rigida morale borghese dell’epoca, cercavano un senso alla vita: un lavoro che somigliasse a una vocazione, un amore che potesse salvarli, un posto nel mondo che li facesse sentire accolti. L’istruzione familiare favorì indipendenza di pensiero, ma anche un certo isolamento e questo alimentò uno sguardo spesso disallineato rispetto alle aspettative sociali. Così, pur condividendo valori e aspirazioni, fu la società del loro tempo a decidere per loro, tracciando confini diversi per i rispettivi destini. Se per van Gogh, la pittura divenne il varco attraverso cui dare forma al caos interiore e alla follia, per Wil, che ugualmente cercava nell’arte e nel sociale un modo per esprimersi e trovare equilibrio ai propri disturbi, mancò lo spazio: le sue aspirazioni si scontrarono con i limiti imposti alle donne del suo tempo. Mentre van Gogh raggiunse una fama che, seppur postuma, lo avrebbe elevato a mito, Wil – benché talentuosa e appassionata – fu dimenticata dalla Storia. Verlinden, nel raccontare la loro vicenda, ci invita a riflettere su cosa significhi davvero la salute mentale. Ciò che emerge è il desiderio profondo di entrambi di esistere pienamente, di essere ascoltati e riconosciuti nella propria complessità. Per questo la loro storia parla anche a noi: perché tutti, in modi diversi, cerchiamo uno spazio dove sentirci accolti per ciò che siamo. E nel legame tra questi due fratelli, c’è qualcosa che ci riguarda da vicino.

«Non studiare per scrivere, sorellina cara. Impara a danzare, o innamorati… Per creare qualcosa in cui ci sia vita, bisogna essere vivi».

La scrittura di Willem-Jan Verlinden in Lettere a mia sorella

Verlinden ci conduce in una favola d’altri tempi, in cui anche gli aspetti più complessi e oscuri dell’animo umano sono raccontati con rara delicatezza. Ogni dettaglio è documentato; la narrazione conserva una profondità emotiva che offre al lettore nuove riflessioni e, come nelle favole più belle, invita a interrogarsi sui temi fondamentali della vita. In tempi bui come quelli di oggi, in cui il disumano spesso prende il posto dell’umano, leggere questo libro rinfranca perché, nello stile e nei temi, ci riporta a ciò che ci definisce come persone, all’essenza di ciò che siamo.

A cura di Oriana Rodella

Blam

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