Scoprire Leopardi attraverso Napoli in un racconto affettuoso e ironico. Esce “Leopardi. Tre carte napoletane” di Alberto Savinio
Leopardi. Tre carte napoletane (Edizioni Spartaco, 2025) è una raffinata raccolta di testi a firma Alberto Savinio, alias Andrea Francesco Alberto de Chirico, curato da Silvio Perrella e Alessio Bottone. Un omaggio colto, ironico e affettuosamente dissacrante a Giacomo Leopardi, che Savinio considera un fratello minore spirituale: proprio in virtù di questa vicinanza si concede di giocare, reinventare, esagerare. L’opera raccoglie tre testi: Drammaticità (saggio), Il sorbetto di Leopardi (ibrido tra reportage ed elzeviro) e All’insegna dello Starita grande (racconto). Il volume fa parte della collana Elitropia diretta dallo stesso Bottone.
Leopardi. Tre carte napoletane: di cosa parla il libro
Nei tre testi di questo volume, Leopardi è una presenza viva con cui dialogare, discutere, persino giocare. Savinio lo umanizza, lo riscrive, lo spoglia della rigidità del mito. Il suo metodo è duplice: ironia e pessimismo, intesi come strumenti per conoscere le zone più fragili dell’animo umano. Solo così si possono davvero comprendere i grandi poeti: umanizzandoli. Così Leopardi in Drammaticità è l’intellettuale giudicato difficile e poco attraente ma capace di essere insieme filosofo, artista e poeta; in Il sorbetto di Leopardi diventa un uomo goloso al punto da morire in modo tragicomico di «cacarella» dopo un’overdose di gelati; in All’insegna dello Starita grande si aggira come un fantasma malinconico per le strade di Napoli, con la fronte a baule e lo sguardo infossato. In questo tributo che sovverte le regole dell’omaggio, Savinio sottrae Leopardi all’oleografia, alla fissità dei monumenti e ce lo riconsegna in qualità di uomo, accessibile e partecipe del nostro tempo interiore.
Leopardi visto con gli occhi di oggi
In questo volume Savinio ci insegna a guardare Leopardi «con la confidenza di un contemporaneo». In un panorama letterario spesso autoreferenziale, Leopardi è presentato come un «purificatore dei cieli», un «distruttore necessario», un avventuriero del pensiero. Per questo la sua grandezza è eterna: Leopardi non si piega alle soluzioni consolatorie, ma restituisce alla letteratura la sua funzione più alta e coraggiosa: quella di interrogare la realtà e di insinuare dubbi. Nel suo amore per la parola pensata, nella sobrietà e nella misura risiede la sua forza. Ma per coglierla, dice Savinio, occorre prima togliergli la corazza di poeta irraggiungibile. E allora lo immagina seduto con un cucchiaino davanti a un cremolato di visciole, o spensierato mentre passeggia per le discese di una Napoli vibrante. E più Leopardi discende, più si avvicina alla nostra umanità. Il dipinto di Savinio in copertina, tratto dalla serie Idylle marine, riflette altresì il suo approccio a Leopardi: un surrealismo che non si limita a evocare l’informe, ma lo forgia con rigore filologico e intelligenza. Con la stessa audacia creativa che anima i suoi quadri, Savinio restituisce Leopardi alla vita e, in questo esercizio di raffinata intelligenza, il poeta si rinnova e diventa uomo capace di parlare al nostro tempo.
La scrittura di Alberto Savinio in Leopardi. Tre carte napoletane
Lo stile di Savinio ha una natura ibrida, capace di mescolare generi diversi – il saggio, il racconto, il frammento autobiografico, l’elzeviro – in una forma espressiva personale. Il registro è colto e attraversato da un uso sapiente delle etimologie, che non servono a ostentare erudizione, ma a risalire alla radice delle parole. La scrittura, in cui si alternano ironia e rigore linguistico e slancio visionario, è immaginifica. Savinio scompone e reinventa e nel farlo rinnova il modo stesso di raccontare, capace di indurre alla riflessione sul senso della letteratura.
A cura di Oriana Rodella

