“Kolchoz”, il “romanzo familiare” definitivo di Emmanuel Carrère parte dalla storia di sua madre. La recensione

 “Kolchoz”, il “romanzo familiare” definitivo di Emmanuel Carrère parte dalla storia di sua madre. La recensione

Edito da Adelphi, Kolchoz di Emmanuel Carrère è un memoir nel quale la storia della madre Helene riesce si interseca con l’incredibile storia della patria di origine, la Georgia, parte di quell’impero russo diventato poi Unione Sovietica e infine scisso in tante realtà indipendenti.

Kolchoz di Emmanuel Carrère: la trama del libro

Tradotto da Francesco Bergamasco, Kolchoz si apre con il funerale – celebrato alla presenza delle massime autorità francesi agli Invalides – della madre dello scrittore, Hélène Carrère d’Encausse nata Zourabichvili, storica e politica francese, segretaria dell’Académie française. Da qui parte un racconto a ritroso che Carrère mette insieme dopo aver consultato gli appunti e i faldoni che il padre Louis, ossessionato dall’albero genealogico della moglie, ha raccolto negli anni e conserva ancora nel suo studio. In questa autofiction celebrativa e catartica, lo scrittore usa l’elaborazione del lutto (il padre Louis seguirà la moglie poco dopo) per ricostruire la storia della propria famiglia e su come il caso, in un certo senso, abbia plasmato la sua vita e la sua sensibilità. In tal senso, un ricordo prevale su tutti: in occasione dei viaggi del padre, a Emmanuel e alle due sorelle minori, Marina e Nathalie, «piaceva da morire fare kolchoz» assieme alla madre, trasferendo nella camera dei genitori materassi e cuscini.

Evocare l’idea di una memoria condivisa

Cosa significa «fare kolchoz»? Un kolchoz è un’azienda agricola collettiva sovietica. Metaforicamente, Carrère trasforma questa cooperativa nel simbolo esegetico della propria storia familiare. Così come la narrazione e il racconto della vita di Helen partono dal suo funerale, allo stesso modo, e in maniera antitetica, il ricordo di un momento divertente ed emozionale tra madre e figli diventa il pretesto per parlare dell’opposto: il lutto e la memoria di un tempo andato. Carrère non si abbandona a sentimentalismi, la scrittura diventa il modo migliore per sublimare la perdita di entrambi i genitori che è sempre un evento difficile. Il risultato è il ritratto di una donna determinata e complicata che ha profondamente influenzato anche la sua di personalità.

La scrittura di Emmanuel Carrère in Kolchoz

Essenziale e chiaro: Kolchoz riflette pienamente la poetica di Carrère, priva di qualsiasi risvolto retorico. L’autore di Un romanzo russo – che a quest’ultimo libro è legato a doppio filo – riesce a fondere l’autobiografia, il memoir familiare e la monumentale ricerca documentaria di tipo sociologico-demografico, dando anima a un lavoro che si legge come un romanzo ma ha la valenza di un saggio. Episodi dolorosi, vicende intime e una grande onestà, senza la quale l’ambizioso progetto sarebbe sicuramente venuto meno: Kolchoz parla di tutto questo.

A cura di Milo Salso

Milo Salso

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