Il libro di X di Sarah Rose Etter: nascere annodati, vivere contorcendosi. Recensione

 Il libro di X di Sarah Rose Etter: nascere annodati, vivere contorcendosi. Recensione

Vincitore del premio Shirley Jackson e finalista al Believer Book Award, Il libro di X di Sarah Rose Etter, edito da Pidgin Edizioni, ha una potenza che difficilmente dimenticheremo.

Il libro di X di Sarah Rose Etter: la trama

Sulle donne della famiglia di Cassie sembra essersi adagiata una sorta di maledizione: nascono tutte con un nodo all’altezza dello stomaco. 

«Immagina tre donne con i loro toraci contorti come spessi pezzi di corda con un singolo viluppo al centro». 

Se la prima reazione dei medici è quella di fissarle inorriditi, non di certo molto diversa risulta quella delle altre persone. Il nodo per Cassie è una condanna alla diversità, ma soprattutto all’estraneità, sia rispetto agli altri che a se stessa. «Per favore, qualcuno mi aggiusti» singhiozza la Cassie bambina sulle gambe della madre. Anni dopo, la sua richiesta sarebbe stata accolta: ottiene un corpo nuovo, ma non la tranquillità. Non c’è modo di stare tranquilli, nelle torbiere dell’animo. 

La distinzione dei compiti nella famiglia di Cassie è netta: da una parte ci sono gli uomini di casa – il fratello e il padre, alcolista – che passano le giornate nella cava di carne a estrarre chili di bistecche dalle pareti, e dall’altra le donne che si dedicano alla casa sfregando quasi compulsivamente limoni sui muri. La vita di Cassie è caratterizzata da un continuo conflitto con il proprio corpo e con la società, dal desiderio di dolcezza al quale ottiene in risposta solo ruvidezza e rifiuti.

Apparenza e dolore: Cassie metafora della condizione femminile

Il dolore scorre nelle vene della protagonista, scandisce le sue giornate, i suoi anni. E deve reprimerlo, perché per la società non va bene: deve o non deve essere sempre al massimo? La condizione di Cassie è la metafora della condizione femminile, in cui l’apparenza è un obbligo e la diversità una vergogna. Apparenza che dev’essere prima di tutto fisica: il corpo deve assottigliarsi e tendere alla perfezione. Per questo motivo la protagonista ragazzina viene affidata a una dieta a base di sassi. 

«Bramo una pesca, una torta, una carne. Invece mi nutro del futuro: snella, zigomi appuntiti, bocca increspata, cosce magre, braccia magre. Mi infilo il sasso in bocca»

Il conflitto con il proprio corpo è un tema scottante che l’autrice sente bruciare su di sé. Lo rivela in un’intervista rilasciata alla rivista The nerd daily: «Credo che le esperienze raccontate siano comuni a quelle di molte donne: essere giudicata in base al corpo, essere trattata in un certo modo in base al corpo, essere assunta dal tuo capo in base al corpo».

Nel nodo di Cassie è racchiusa una quantità di dolore che si irradia al suo interno. I compagni di scuola la prendono in giro, gli uomini si allontanano non appena vedono la sua deformità prima e le sue cicatrici dopo l’intervento: «Sei fantastica ma non penso di poterlo fare. Non è roba per me».

Il reale nel surreale

La narrazione è intervallata da visioni, una sorta di esperienza a metà tra il sogno e l’allucinazione. L’autrice ci porta per mano in un viaggio tanto surreale quanto denso di verità.

Il libro di X contiene uno scenario onirico fatto di cave di carne e ventri annodati. Scorrendo avidamente le pagine, non sappiamo in che mondo siamo finiti, ma ci ritroviamo nei personaggi che animano le righe. E qui sta la potenza della scrittura dell’autrice.

a cura di Maria Ducoli

Blam

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