Un romanzo post apocalittico, fra crisi climatica e sfruttamento del corpo femminile, “Dolce il frutto, aspra la terra” è l’esordio di Rebecca Ley

 Un romanzo post apocalittico, fra crisi climatica e sfruttamento del corpo femminile, “Dolce il frutto, aspra la terra” è l’esordio di Rebecca Ley

Dolce il frutto, aspra la terra è il romanzo d’esordio dell’autrice inglese Rebecca Ley, pubblicato in Gran Bretagna nel 2018. Vincitore del Not the Booker Prize e finalista al Kitschies Golden Tentacle e Betty Trask Prize, quest’opera distopica è arrivata in Italia a novembre 2025 nella collana Finzioni di Tlon con la traduzione di Marta Olivi. Ambientato in un mondo in distruzione per colpa del cambiamento climatico, Dolce il frutto, aspra la terra racconta la storia di Mathilde e Jaminder, la loro fuga da una Londra allo stremo, soffocata da fame e siccità, nonché il loro tentativo di sottrarsi alle restrizioni imposte dagli uomini ai corpi delle donne e che ricorda il romanzo cult, divenuto anche serie tv di successo, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood.

Dolce il frutto, aspra la terra di Rebecca Ley: la trama del libro

Scappate da una Francia sopraffatta «dalla guerra civile, i bombardamenti, i massacri e la siccità», Mathilde e sua nonna sono arrivate a Londra come parte del progetto di assunzioni di Mrs P e del suo regime autoritario che ha rovesciato la monarchia. Sopravvivono cucendo abiti per le mogli dei potenti e acquistando con le tessere delle razioni il poco cibo rimasto. Grazie al suo lavoro di sarta, Mathilde incontra Gloria, la moglie di un parlamentare del nuovo governo, che la invita a partecipare a una festa nella sua casa.

Scopre così che, accanto alla miseria di una popolazione costretta alla fame dagli scioperi degli agricoltori, si nasconde un mondo parallelo fatto di sontuosi banchetti segreti in cui i ministri divorano cibi di ogni genere importati dalla Scandinavia. Durante questa cena incontra George, un uomo potente che spera di riprendere il controllo sulla natura tornando a popolare il mondo di api e che fa di Mathilde la sua nuova amante. Solo grazie all’incontro con Jaminder, una pianista venuta dal Kenya, Mathilde capirà che il prezzo da pagare per partecipare al privilegio dei banchetti è la libertà sul proprio corpo. Insieme, fuggiranno verso Nord per evitare il destino imposto a tutte le donne, obbligate dal programma di natalità forzata a procreare per ripopolare la nazione.

La sorellanza come forma di ribellione all’avidità degli uomini

«Ci è stato dato il mondo e ci siamo presi tutto, e poi un giorno non è rimasto più niente».

Il romanzo non racconta le cause che hanno scatenato lo scenario post apocalittico in cui è ambientato. Evoca blackout, razionamenti ed epidemie che hanno portato tutti a vivere lo stesso panico: «Le macchine ferme in mezzo alla strada, le famiglie che venivano separate, le razzie ai supermercati, i fiumi e i laghi che venivano prosciugati per ricavarne l’acqua». Dolce il frutto, aspra la terra si focalizza sulle conseguenze di un’avidità sconsiderata che dopo aver consumato ogni risorsa, lasciando una terra sempre più calda e inospitale, pretende di consumare anche i corpi delle donne, riducendole a strumento per generare nuova forza lavoro. In questa terra aspra, matura però il dolce frutto della speranza che si aggrappa ai ricordi di un passato in cui il cibo non era solo sopravvivenza, ma piacere, condivisione ed emozioni. Una speranza che si concretizza nella scelta di due donne di amarsi, di diventare famiglia e di allearsi in un legame che è sorellanza contro una logica di sfruttamento e di violenza.

La scrittura di Rebecca Ley in Dolce il frutto, aspra la terra

La narrazione alterna due piani temporali e due voci narranti in prima persona. Mentre Mathilde ripercorre gli eventi passati legati a Londra, Jaminder racconta al presente la loro nuova vita in un piccolo villaggio della Scozia dove sopravvivono cucendo abiti e mangiando porridge d’avena. In Dolce il frutto, aspra la terra, Rebecca Ley adotta un linguaggio contemporaneo, ricco di dialoghi, atmosfere suggestive e descrizioni sensoriali delle emozioni suscitate dal cibo. Il risultato è una scrittura ipnotica che genera inquietudine e invita a riflettere sulla fragilità del nostro pianeta.

A cura di Francesca Cocchi

Blam

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