Capire le guerre del mondo di oggi attraverso lo sguardo di sei reporter: “Da vicino. Raccontare la guerra oggi” è il saggio a cura di Paolo Giordano

 Capire le guerre del mondo di oggi attraverso lo sguardo di sei reporter: “Da vicino. Raccontare la guerra oggi” è il saggio a cura di Paolo Giordano

In Da vicino. Raccontare la guerra oggi (Einaudi, 2026), Paolo Giordano riunisce gli sguardi di sei inviati e inviate di guerra che hanno raccontato una nuova generazione di conflitti «nel pieno della crisi di un certo giornalismo, nel pieno delle nuove tecnologie e dei nuovi media». Dai contributi di Daniele Raineri, Margherita Stancati, Annalisa Camilli, Nello Scavo, Lorenzo Tondo e Cecilia Sala, emerge una riflessione sul ruolo e sulle implicazioni etiche della loro professione, sull’assuefazione al dolore e sulle manipolazioni del potere.

Da vicino. Raccontare la guerra oggi a cura di Paolo Giordano: di cosa parla il libro

Da vicino. Raccontare la guerra oggi offre una «mappatura dei conflitti recenti e di quelli ancora aperti». La rivoluzione siriana contro il regime di Bashar al Assad, il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, le stragi e i naufragi nel Mediterraneo, l’invasione dell’Ucraina e la distruzione della Striscia di Gaza sono messi in relazione «non per il tramite della geopolitica ma con echi e corrispondenze». Sono guerre combattute a colpi di droni e bombe, ma anche di fake news e teorie complottiste in un «ecosistema della disinformazione» in cui il potere mette in discussione la credibilità dei media. Ma sono anche guerre che entrano in competizione tra loro per ottenere la nostra attenzione perché, in un’epoca di iperconnessione e di esibizione mediatica, mostrare i propri morti non basta a fermare le bombe, ma non è inutile. E «nei Paesi dove i giornalisti non arrivano i massacri procedono più spediti», come testimoniano le guerre nel Darfur e nel Tigray.

Lo sguardo dei reporter davanti al dolore degli altri

Tra le regole d’ingaggio fissate da Giordano, c’era la richiesta di «rileggere il testo di Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri», un testo ancora imprescindibile per comprendere l’impatto che il racconto e le immagini di guerra possono avere sulla sensibilità collettiva. Nei sei testi emerge una riflessione comune sulla sovraesposizione all’orrore. Le immagini e i video in diretta dai fronti, che irrompono nel flusso quotidiano dei nostri social, rischiano di generare più assuefazione che empatia, portando a meccanismi di distacco e difesa emotiva. Il ruolo del reporter non è più solo quello di documentare, ma anche di orientare il nostro sguardo, sottraendoci all’«illusione che quei conflitti, vicini o lontani che siano, non ci riguardino».

La scrittura di Da vicino. Raccontare la guerra oggi

I singoli contributi riflettono su argomenti che generalmente non trovano spazio in reportage o articoli. Ogni autore e autrice segue il proprio stile, senza però essere condizionato dalla frenesia che generalmente impone la testimonianza in presa diretta. E anche se le esperienze sono in parte sovrapponibili e i luoghi frequentati sono gli stessi, come evidenzia Giordano nell’introduzione, i ragionamenti «non si ripetono mai eppure dialogano fra loro costantemente. Come frammenti dello stesso discorso».

A cura di Francesco Cocchi

Blam

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